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Fonte: twitter @HNS_CFF

È cominciato tutto – o finito, dipende dai punti di vista – il 6 ottobre scorso. La Croazia pareggia in casa la penultima partita delle qualificazioni per i mondiali del 2018 in Russia contro la Finlandia già fuori dai giochi. La partita sembrava in controllo, dominata per la maggior parte del tempo dai croati, in vantaggio grazie al gol di Mandzukic e tuttavia non in grado di giocare un calcio convincente al punto di chiuderla in anticipo. Così, quasi per caso, all’80esimo Kanerva – allenatore degli scandinavi – decide di far esordire il classe ’94 Soiri. A dirla tutta, non è che questo attaccante sia esattamente un crack mondiale o un “next big thing”; noi glielo auguriamo, ma si tratta di un modestissimo giocatore che milita nella prima serie bielorussa e che in 21 partite ha messo a segno 3 gol. Il calcio, però, è fatto anche di storie apparentemente inutili o poco degne di nota che s’intrecciano e diventano qualcosa di importante. L’incrocio della storia della nazionale croata con questo ragazzo potrebbe cambiarne per sempre il futuro: Soiri entra al posto del clivense Hetemaj e dopo dieci minuti, al 90′, segna un gol molto importante per la sua carriera, che nel contempo permette all’Islanda di superare la Croazia in vetta alla classifica del girone I di qualificazione. Le conseguenze sono immediate: il giorno successivo viene esonerato Ante Cacic, allora ct della nazionale, a cui subentra Zlatko Dalic, che dovrà così affrontare l’importantissima e decisiva ultima partita del girone contro l’Ucraina.

Che sia avvenuto per meriti del nuovo allenatore o per la scossa ricevuta dalla squadra con la svolta repentina tra due partite determinanti, resta il fatto che la missione viene portata a termine: la Croazia vince in Ucraina 2-0 con doppietta di Kramaric e si qualifica almeno per i playoff di qualificazione al mondiale, escludendo gli stessi ucraini che si trovavano a pari punti (17) nel girone prima di essere sconfitti.

La Croazia tra passato e futuro

Dacché esiste, la Nazionale croata non ha partecipato ai mondiali una sola volta, nel 2010. Che poi significa non aver partecipato una volta su cinque disponibili, dal momento che lo stato croato esiste dal ’91 e la sua Nazionale, nata l’anno successivo, ha potuto cominciare a giocare le qualificazioni a partire dai mondiali di Francia ’98. In una storia così breve non si può negare che la Nazionale di calcio abbia avuto un peso specifico molto importante per disegnare subito un ruolo in Europa a questo nuovo stato e portarlo alle cronache internazionali. Quella che giocò il primo quinquennio della storia croata nelle competizioni internazionali, fra il ’94 e il ’98, viene ricordata in patria – e non solo – come “la generazione d’oro”, che raggiunse il proprio apice con il terzo posto nel mondiale in Francia. Molti giocatori di quella compagine furono nei primissimi anni ’90, e poco prima, tra i migliori prospetti della nazionale che a quel tempo inglobava tra le altre anche la Croazia: la Jugoslavia. Giocatori come Suker, il miglior goleador della storia della nazionale croata, e l’ex Milan Boban vinsero addirittura il mondiale Under-20 nel 1987, con quella maglia. Poi divennero i giocatori simbolo (Boban per esempio fu a lungo il capitano) della nuova nazionale, rappresentanti di uno stato che aveva bisogno anche dell’unione sportiva per affermare se stesso.

Boban Suker Croazia
Fonte: twitter @ContrataqueMag

Per questi motivi l’importanza del calcio non è affatto indifferente in Croazia e non presenziare in Russia costituirebbe una mezza tragedia. Il doppio scontro nei play-off sarà contro la Grecia, una compagine sulla carta inferiore, ma gli animi dei croati sono tutt’altro che sereni. Alcuni hanno storto il naso anche per la scelta del nuovo ct, che non ha grandissima esperienza ad alti livelli e negli ultimi sette anni ha allenato negli Emirati arabi (per qualche ora fugace si era parlato anche della possibilità di vedere Ancelotti sulla panchina biancorossa). La Grecia è una squadra tosta e giocherà con idee chiare, mentre la Croazia di Modric, Rakitic, Perisic, Mandzukic e tanti altri ottimi giocatori ha da perdere una grossa fetta della sua storia, che invece potrebbe diventare grande. Come lo era stata vent’anni fa.