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fonte @OfficialASRoma

Imponderabile, sorprendente, per certi versi beffardo. Il bello del calcio sta tutto qui, in quella inclinazione a giocare sovente con il destino, regalando epiloghi inattesi capaci in un attimo di rimettere in discussione tutte le certezze accumulate in precedenza. La doppietta realizzata da Gerson nell’ultimo Fiorentina-Roma fa parte di quegli avvenimenti che non t’aspetti, contribuendo a rimescolare le carte attorno a un nome del quale nella Capitale si discuteva sin da quando Walter Sabatini aveva fatto carte false per strapparlo alla nutrita concorrenza di alcuni tra i maggiori top club europei. Aura da predestinato, erede di Francesco Totti nell’immaginario collettivo, è stato un oggetto misterioso fino a poco tempo fa, quando grazie alla fiducia di Di Francesco è rientrato nelle turnazioni della squadra giallorossa. Analizzare oggi i numeri della sua evidente cresciuta può sembrare troppo facile, ma è un dato di fatto come quello che stiamo vedendo all’opera in questa stagione, sia un giocatore totalmente diverso dal passato, calatosi perfettamente nella realtà del calcio italiano dopo un necessario periodo di ambientamento, lo stesso che gran parte di tifosi e addetti ai lavori non sembrava più disposto a concedergli.

Gerson, il talento “ibrido” che ha conquistato Di Francesco

Classe cristallina, numeri da giocoliere, movenze da fenomeno, passo felpato, Gerson continua ad essere un giocatore ibrido. Troppo compassato per interpretare al meglio il ruolo di mezzala, poco attaccante per agire da esterno alto nel tridente d’attacco di Di Francesco, assolvendo a tutti i compiti che l’ex tecnico del Sassuolo pretende dalle punte. Eppure il brasiliano sembra tagliato per giocare in quella posizione, a metà tra la zona nevralgica del campo e l’area di rigore avversaria, attaccata con una ferocia inaudita in occasione soprattutto della rete che ha sbloccato la gara del Franchi. Di contro deve crescere, e molto, in fase di non possesso. Nell’azione che ha portato al momentaneo pareggio di Veretout, con la linea difensiva giallorossa tutta schiacciata all’interno dell’area di rigore, è proprio Gerson ad arrivare in ritardo nella chiusura sul centrocampista francese libero di calciare a rete verso la porta di Alisson. Luci e ombre dunque, impossibile pretendere di più da chi non fa parte dell’undici titolare (7 presenze in campionato, soltanto due dal primo minuto) ma studia per diventarlo al più presto, cercando di mettere in difficoltà l’allenatore come in questo caso. Il mutato atteggiamento sembra essere tra i motivi della svolta positiva, certificata dalla risposte che un tecnico esigente come Di Francesco sta ricevendo dal giocatore a partire dal ritiro estivo di Pinzolo. Libero da pressioni e responsabilità, senza più niente da perdere, Gerson ha ritrovato la voglia di imporsi prima di essere bollato come una delle meteore più costose transitate sui campi della Serie A negli ultimi anni.

La rivincita inattesa

Ricordo indelebile, macchia da cancellare, emblema del fallimento tecnico, i 45’ disputati contro la Juventus nel dicembre 2016 rappresentavano il peggior biglietto da visita che un giocatore del suo calibro potesse esibire. La mossa azzardata di Spalletti (che lo preferì a Salah e El Shaarawy nel ruolo di esterno destro nel tridente alle spalle di Dzeko, guarda caso proprio la posizione in cui ha agito a Firenze) non sortì gli effetti sperati, ponendo fine di fatto alla parentesi giallorossa di Gerson, vicinissimo al Lille durante il mercato di gennaio prima del colpo di scena in grado di cambiare la trama di una storia già scritta. Da qual momento in avanti, l’unica sua traccia stagionale, era rappresentata da un gran gol di sinistro nella goleada della Roma Primavera sul malcapitato Pisa. Un patrimonio svalutato per la disperazione di Walter Sabatini, l’uomo che per convincerlo a scegliere la Roma gli aveva spedito in Brasile la maglia numero 10 con il suo nome, scatenando una serie infinita di polemiche sterili e strumentali nelle viscere del tifo capitolino. Ci piace pensare che proprio dopo la doppietta di Gerson, sul volto dell’ex direttore sportivo ora uomo mercato di riferimento del gruppo Suning, lentamente eclissatosi dopo un’estate caldissima, sia comparso quel ghigno beffardo di chi sapeva perfettamente di averci visto lungo ancora una volta.