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john guidetti piccolo

Un attaccante svedese di un 1,85 m per 80 kg di peso non è propriamente un corazziere, viste le stazze medie dei paesi scandinavi. E infatti John Alberto Guidetti, capelli biondi e pelle chiara a parte, non risponde assolutamente alle caratteristiche stereotipate degli uomini del nord, soprattutto per quanto riguarda la sua indole. Il centravanti del Celta Vigo, il cui nonno romano lo portò per la prima volta allo stadio in un Lazio-Bologna con Sven Goran Eriksson in panchina, è un eterno Peter Pan che ai suoi 25 anni pare essere ormai maturo per spiccare quel salto di qualità del quale non è stato ancora capace. E quale occasione migliore per farlo se non contro la nazionale che lui porta nel nome e nel cognome, oltre che nel passaporto?

John Guidetti, piedi scalzi e un hamburger quasi letale

Per motivi di lavoro del padre, John visse l’infanzia in Kenya, dove spiccava come l’unico bianco tra i bambini di colore che rincorrevano un pallone. In quegli anni il piccolo svedese imparò a giocare a piedi scalzi, per solidarietà verso i suoi compagni. Un periodo di felicità ma anche di tristi eventi. Infatti John partecipò alla sepoltura del capitano della squadra che era annegato in una piscina di una famiglia abbiente dopo un allenamento. Quest’esperienza di vita lo forgiò come non mai e gli permise di maturare molto presto, tanto che a quindici anni Guidetti approdò nella primavera del Manchester City proprio per segnalazione di Eriksson. Prestato al Feyenoord, dove era agli ordini di Koeman, vive un evento che lo condizionerà per sempre: il giorno del suo ventesimo compleanno un hamburger di pollo avariato lo abbatté sotto forma di vomito e febbre. Dopo alcuni esami, i medici scoprirono che la gamba gli stava andando in cancrena per una reazione tra l’infezione dovuta al pollo ingerito e agli anticorpi che aveva sviluppato. I due anni successivi furono di pura riabilitazione ma John non si diede per vinto e dimostrò di essere un vero vichingo. Lottò per recuperare la sua condizione ottimale, fino a tornare in piena forma al Celtic e poi passare al Celta Vigo, dove gioca tuttora.

Panchinaro pericoloso

Campione d’Europa under 23 nel 2015, Guidetti è diventato l’idolo dei tifosi durante il play-off di qualificazione giocato contro la Francia. Kurzawa segna e va ad esultare davanti a lui mettendosi la mano alla fronte. Un minuto dopo, gol della Svezia, qualificazione portata a casa e Guidetti che impazzisce sventolando il saluto militare ad ogni francese incontrato davanti a sé. Questo gesto diventerà consuetudine ad ogni rete dei giocatori nordici. Guidetti se lo porterà dietro anche nelle sue squadre di club. Quest’anno non ha ancora trovato la sua continuità al Celta, dove prima Berizzo e poi Unzué non lo hanno insignito dello status di centravanti titolare. Tuttavia l’inizio della stagione è stato condizionato da un infortunio alla clavicola, che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco fino alla sesta giornata. La presenza di Iago Aspas, uomo di casa, e di Maxi Gomez, goleador sorpresa del momento in Liga, lo hanno bloccato e l’unico gol che conta finora è quello all’Eibar in Coppa del Re. Eppure in patria colui che ama farsi chiamare Super Guidetti è amatissimo, a tal punto da dedicargli una canzone, sebbene con la selezione del suo paese di nascita il simpatico John ha messo a segno solamente una rete in 19 incontri, un bottino misero per chi vive del gol. Ma Guidetti ha dimostrato di avere tantissime vite e di saper far fronte alle avversità come nessuno. E in vista della doppia sfida Svezia-Italia partendo, come probabile, dalla panchina, potrebbe essere ancora più fastidioso a partita in corso, grazie a quegli exploit, spesso isolati e fulminei, che in partite come queste possono essere decisivi.