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Christian Eriksen, Tottenham - Fonte: Tottenham Twitter
Christian Eriksen, Tottenham - Fonte: Tottenham Twitter

Non è semplice distogliere l’attenzione dalla gara dell’Italia di ieri e dal ritorno che si gioca lunedì, ma questa sera anche altre due compagini nazionali si giocheranno una fetta della loro storia: Danimarca e Irlanda. E se per noi finire fuori dal mondiale sarebbe una macchia indelebile in mezzo a anni e anni di onorata storia, per loro si tratterebbe invece una vera e propria impresa, un evento da ricordare che di certo non costituisce la normalità. Volendo fare il punto della situazione, per la Danimarca sarebbe la quinta partecipazione mondiale della sua storia (l’ultima è stata due edizioni fa, nel 2010); l’Irlanda vincendo il doppio scontro coi Danesi arriverebbe a 4 presenze nel mondiale, l’ultima delle quali è avvenuta nel 2002 in Corea e Giappone. Record di entrambe l’essere giunte ai quarti di finale. Quali sono i punti di forza di queste due squadre? Quali le loro speranze? L’esito dello scontro è scontato o dobbiamo aspettarci delle sorprese?

Danimarca – se non ora, quando?

PUNTI DI FORZA – Nello schieramento danese, spesso 4-2-3-1 e talvolta 4-3-3, rimane sempre inscalfibile il muro portante della squadra composto dal portiere più i due centrali. Kasper Schmeichel, figlio d’arte, è l’estremo difensore del Leicester, tra i protagonisti del trionfo in Premier di due anni fa. Portiere di sicura affidabilità, ha imparato a reggere i momenti di difficoltà e tenere inviolata la porta anche quando la pressione avversaria si fa insostenibile (come nelle ultime partite dell’incredibile campionato inglese 2015/16). Davanti a lui Kjaer, vecchia conoscenza del calcio italiano (ha giocato tra le altre con Palermo e Roma), attualmente al Siviglia, è il difensore d’esperienza che serve in una nazionale; al suo fianco invece la gioventù che avanza: Christensen, classe ’96, diventato quest’anno una colonna del Chelsea di Conte. Ha vinto per due anni consecutivi la Uefa Youth League con la sezione U-19 della compagine londinese ed è uno dei pochissimi calciatori del settore giovanile ad aver fatto il salto nella prima squadra di Roman Abramovich. Un prospetto da seguire con estrema attenzione. Altro punto di forza di questa nazionale è l’asse Ajax Schone-Dolberg. Il primo è centrocampista d’esperienza, 31 anni di cui 5 trascorsi tra le fila dei lancieri, e garantisce annualmente un buon rendimento offensivo (7 gol e 4 assist nell’ultima stagione in Olanda). Il secondo è un giovane attaccante del ’97 clamorosamente esploso la passata stagione, culminata nella finale di Europa League contro il Manchester United: tra Eredivisie, EuroLeague e Coppa d’Olanda ha segnato 23 gol e realizzato 8 assist. Niente male per un diciannovenne. C’è poi da dire che la Danimarca può permettersi anche un discreto ricambio interno, tanto che nell’ultima partita contro la Romania i due sopracitati sono rimasti in panchina. Nel ruolo di attaccante, per esempio, l’allenatore Hareide può contare anche su Cornelius, da quest’anno all’Atalanta, e sul sempreverde Niklas Bendtner, per anni titolare in quel ruolo e ancora in grado di ricoprirlo con continuità in nazionale. Attualmente è in forza al Rosenborg, dopo aver vagato per anni tra Italia (Juventus), Inghilterra e Germania; nonostante la grande esperienza in giro per l’Europa, è ancora giovane: ha 29 anni.
LA STELLA – Imprescindibile in qualsiasi schieramento è Christian Eriksen, trequartista 25enne del Tottenham all’apice del suo sviluppo tecnico e tattico. Cresciuto dai 16 anni nel settore giovanile dell’Ajax, è con Pochettino a Londra che sta continuando a spingere sempre più in avanti i limiti del ruolo di trequartista nel calcio moderno, con la sensibilità del 10 all’antica e il dinamismo negli spazi di un esterno del terzo millennio.

Tutta la sensibilità e la mobilità di Eriksen che si stacca tra le linee e pesca l’inserimento di Dele Alli alle spalle della difesa del Chelsea. Tra esperienza, un campione consolidato e giocatori di prospettiva, la Danimarca sembra aver trovato una generazione con gli ingredienti giusti per fare bene al prossimo mondiale. Se non ora, quando?

Irlanda – solidità e spirito di squadra

Cominciamo dalla fine, e cioè dicendo che se volessimo trovare una stella della nazionale irlandese staremmo forzando in maniera eccessiva una ricerca sconclusionata. L’Irlanda è una squadra che deve per forza di cose cercare per la maggior parte i propri giocatori in campionati minori, ma che fa della propria forza la comunione d’intenti, lo spirito di squadra e di sacrificio e un’organizzazione molto attenta e comunque invidiabile. Se sulla carte non dovrebbero esserci dubbi sul finale del doppio scontro tra le due compagini, aspettatevi allora una sorpresa dalla solidità degli uomini di O’Neill, che ha colto il punto nella conferenza stampa della vigilia: “eravamo la quarta forza del girone. Abbiamo dovuto affrontare alcune grandi battaglie per arrivare ai playoff. Dovevamo vincere il Galles – lo abbiamo fatto. Ci siamo meritati di stare qua. Non abbiamo mai pensato per un istante che questo match potesse essere semplice. Ma dobbiamo darci una chance al meglio delle due gare”.

https://twitter.com/FAIreland/status/929300799200645120

L’Irlanda in un’azione di 10 secondi: intensità e recupero di palla nella trequarti avversaria. Aspettiamoci altre notti come questa.