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Cantona, Francia ad Euro '92
Cantona in azione contro l'Inghilterra ad Euro 1992 - FOTO: uefa.com

Le aspettative fregano tutti. Sono difficili da gestire, pesano enormemente e ingabbiano in prima istanza la mente, quindi il corpo. Di pressioni e di aspettative soffrì enormemente la nazionale francese che, Campione d’Europa ’84 (per la prima volta nella sua storia) e bronzo a Messico ’86, si presentò alle qualificazioni per l’Europeo del 1988, soprattutto in considerazione del fatto che si stava bruscamente passando dall’era Platini giocatore all’era Platini allenatore (decisamente meno gloriosa della precedente). Una generazione aveva giocoforza fatto il suo tempo, ma che il ricambio non avvenga nel modo giusto e che nel giro di due anni una selezione nazionale abbassi drasticamente il suo livello, sono cose che si comprendono sempre con il senno di chi può giudicare avendo già visto gli eventi. Così le aspettative rimasero grandi nel popolo francese – nonostante un’inflessione fosse preventivabile – e d’altra parte non vennero colmate, quando la Francia non si qualificò ad Euro ’88, piazzandosi dietro a URSS e Germania Est nel girone di qualificazione. L’allarme scattò immediatamente: bisognava programmare e rifondare. Nel luglio ’88 venne inaugurato il Centro tecnico nazionale Ferdinand Sastre, maggiormente conosciuto come Clairefontaine, dal nome della località che lo ospita, in cui i maggiori talenti francesi vengono inseriti fra i 13 e i 15 anni per migliorare le proprie doti tecnico-fisiche. Molto spesso i giovani seguiti in questa accademia vengono poi ingaggiati da club professionisti. Giocatori come Gallas, Anelka e Henry uscirono da Clairefontaine, e più recentemente anche i sorprendenti Areola e Mbappé, portiere e attaccante del PSG. Sempre nello stesso anno fu istituito ad hoc il ruolo di sovrintendente della nazionale francese, che fu ricoperto dal presidente del Bordeaux Bez, che indicò Michel Platini come commissario tecnico.

’90 – ’94: Francia fuori dal mondo

Programmare non è tutto quando le singole scelte si rivelano sbagliate. Jugoslavia e Scozia misero alle spalle la Francia nel girone di qualificazione al mondiale di Italia ’90. Platini venne comunque confermato e negli anni successivi legittimò questa decisione, portando a casa il titolo di allenatore dell’anno nel ’91 secondo Word Soccer, dopo aver conseguito 19 risultati utili consecutivi. Con questi numeri si qualificò ovviamente all’Europeo del ’92 in Svezia, dove tuttavia la Francia non portò avanti le buone premesse impostate e uscì al girone senza mai vincere (due pareggi e una sconfitta). Platini a quel punto diede le dimissioni, gli subentrò Gerard Houllier. In girone con Svezia, Bulgaria, Austria, Finlandia e Israele, sembrava che la Francia non dovesse avere troppi problemi a trovare la qualificazione per USA ’94, ma un clamoroso suicidio calcistico la escluse. Nella penultima partita del girone si fece rimontare al Parco dei Principi da Israele (risultato finale 2-3) negli ultimi minuti di partita, dopo essere stata in vantaggio per 2-1. Contro la Bulgaria sarebbe comunque bastato 1 punto per arrivare ai Mondiali, ma la Francia prese al 90′ il (gran) gol del 2-1 da Kostadinov (che nella circostanza realizzò una doppietta).

Il giorno successivo il quotidiano Libération aprì la prima pagina con un ironico “Francia qualificata ai Mondiali ’98”: giocandoli in casa, i francesi non avrebbero dovuto affrontare gironi di qualificazione.

Rialzare la testa

La storia successiva è nota: la Francia, sotto la guida del nuovo commissario tecnico Jacquet, raggiunse le semifinali a Euro ’96, vinse i Mondiali in casa nel ’98 e affermò la propria egemonia trionfando anche a Euro 2000, grazie al celebre Golden gol di Trezeguet in finale contro l’Italia. Jacquet per la Francia fu l’uomo della provvidenza, in grado di capitalizzare la programmazione degli anni precedenti per rinnovare la nazionale. Innanzitutto ebbe il coraggio di mettere da parte i senatori che, nonostante il grande talento, avevano già fallito, come Cantona e Papin. Poi, con una mossa quasi politica, diede vita a una nazionale completamente nuova, integrando diverse etnie e francesi di ogni origine. Scriveva Repubblica a tal proposito nel ’96: “Più che una squadra è una Nazionale, perché la Francia che sta a casa davanti alla tv è così, è uguale a loro. […] E quei ragazzi sono la nuova Francia, orgogliosi di cantare la Marsigliese prima di allacciarsi le scarpette: chi è nato ai Caraibi e chi in Africa, chi ha il nonno cosacco come Djorkaeff”. Furono decisioni importanti anche per lo stato, che all’epoca vedeva l’ascesa dell’estrema destra di Jean-Marie Le Pen. Neanche a dirlo, al centro di quel progetto e quelle vittorie ci fu un ragazzo di origini algerine, a ricordarci che si può programmare tutto, ma i campioni servono sempre: Zinédine Zidane