domenica, Gennaio 23, 2022

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Non serve un vincente per ricostruire: le storie di Löw e Lopetegui

Notizia dell’ultim’ora, la federcalcio ha ufficializzato attraverso una nota la sollevazione di Gian Piero Ventura dall’incarico di commissario tecnico della nazionale. In questo modo può cominciare ufficialmente il toto-CT. Ieri ci siamo chiesti se l’allenatore ex Torino sia stato il peggiore di sempre tra quelli che hanno guidato la selezione italiana; oggi è già tempo di guardare avanti. Tra le molte critiche che sono state mosse a Ventura, spicca quella sulla povertà del suo palmares di allenatore, che conta due campionati di Interregionale con Entella e Pistoiese e un campionato di Serie C1 con il Lecce. Sulla scia della rabbia accumulata con l’eliminazione e la conseguente volontà di ribaltare completamente le cose, era inevitabile che i riflettori si spostassero in breve tempo sulla possibilità di vedere sulla panchina dell’Italia Carlo Ancelotti. Un vincente, appunto, uno dei migliori in circolazione. Uno che ha vinto ovunque sia andato e che sa gestire la tensione sua e del gruppo nelle partite che contano. Quando i giocatori che lo hanno avuto come mister parlano di lui, spesso sottolineano la sua innata capacità di creare un gruppo di calciatori molto unito che marcia verso un obiettivo comune. Lui stesso ha scritto, nella sua autobiografia “Preferisco la coppa”, di come il suo Milan del 2007, screditato come un’accozzaglia di ex-campioni senza più stimoli e fisico, abbia trovato la svolta stagionale per arrivare a sollevare la Champions proprio nell’unicità dei rapporti interpersonali fra giocatori e allenatore, ricompattati in particolar modo dopo che la squadra aveva trascorso la pausa natalizia in ritiro. Se queste, oltre all’indubbia capacità tattica di Carletto, sembrano essere tutte ottime prerogative di un buon commissario tecnico – e davvero sarebbe belo vedere Ancelotti alla guida della nazionale -, dall’altra parte bisogna anche smentire la millantata necessità di avere a tuttiÖ i costi un vincente in azzurro per poter fare bella figura in ambito internazionale.

Joachim Löw, Germania - Fonte: Twitter account Die Mannschaft
Joachim Löw, Germania – Fonte: Twitter account Die Mannschaft

Qualche esempio dall’estero: meglio di Ventura?

La Germania campione del mondo in carica ha in panchina dal 2006 Joachim Löw. In carriera il CT tedesco ha vagato tra Germania, Turchia e Austria in squadre non esattamente di prima fascia (forse la più blasonata è il Fenerbahce), raccogliendo una retrocessione in terza divisione col Karlsruher nel ’99-’00 e due esoneri: uno proprio al Karlsruher e uno l’anno seguente all’Adanaspor. Dopo anni altalenanti fu chiamato nel 2004 da Klinsmann come suo secondo alla guida della nazionale tedesca: lo sostituì dal 2006 dopo la sconfitta nel mondiale casalingo contro l’Italia. Alla guida della Spagna invece c’è Julen Lopetegui, che a livello di club ha allenato solo il Rayo Vallecano, il Real Madrid Castilla (entrambi per un anno) e il Porto nel biennio 2014-’16. Per il resto tanti anni tra le giovanili della nazionale spagnola e un palmares che annovera soltanto la vittoria nell’Europeo U-21 del 2013.

Funzionalità

La domanda che viene da farsi è: tolta la delusione ancora cocente che ci porta a non vedere di buon occhio Ventura, questi, in partenza, sono allenatori migliori di lui? La risposta è no. Semplicemente si tratta di uomini funzionali al progetto, due che conoscono bene l’ambiente, la filosofia di gioco impostata dalle giovanili e gli uomini a disposizione. Non sono allenatori imposti “dall’alto” alla selezione nazionale, ma la conseguenza naturale di un percorso. De Gea, Koke, Thiago Alcantara, Isco, Carvajal, Morata, sono tutti giocatori che hanno vinto l’europeo U-21 con Lopetegui, giocatori che il tecnico conosce bene. Löw si è inserito in punta di piedi dopo due anni di gavetta in un sistema che ora non può più prescindere da lui. In definitiva, gli allenatori di Spagna e Germania non devono inventarsi grandi rivoluzioni tattiche da deus ex machina per trionfare con le proprie nazionali; sono ingranaggi del sistema che concorrono a farlo funzionare al meglio. Se poi l’obiettivo è quello di colmare il gap tecnico con le squadre migliori grazie alla brillantezza tattica, allora ben vengano Conte Ancelotti, ma non diteci che questa Italia non ha sperato l’ostacolo Svezia perché Ventura è un perdente.

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