mercoledì, Dicembre 1, 2021

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Gli esclusi illustri dei Mondiali di Russia 2018

L’attesa non è finita, ma quasi. Mancano ancora sei mesi al via dei Mondiali di Russia 2018, a cui non parteciperà l’Italia, con tutte le conseguenze del caso. Una debacle su cui non ci vogliamo soffermare, perché tanto è già stato detto e troppo ancora se ne dirà. Oggi vogliamo guardare oltre i nostri confini nazionali, sbirciando a chi sta messo come noi, e studiando chi invece in Russia ci sarà coltivando anche il sogno di seguire alla Germania nell’albo d’oro la prossima estate. Mal comune mezzo gaudio. I vertici della FIGC penseranno questo nel pensare alla situazione di altre nobili del calcio europeo e mondiale. Ecco una sorta di top 5 dei migliori giocatori che, come noi, vivranno il prossimo mondiale da esterni

Russia 2018, gli esclusi eccellenti

Edin Dzeko

L’ultimo re dei bomber della nostra Serie A non è riuscito nell’impresa di regalare alla sua giovane (nata dalle ceneri dell’ex Jugoslavia nel 1996) Bosnia la storica seconda qualificazione consecutiva alla fase finale di un campionato del Mondo. In un girone H dominato dal Belgio, gli uomini di Bazdarevic hanno sperato fino all’ultimo di strappare il pass per i playoff, poi finito in mano alla Grecia. Le maggiori aspettative di un paese con meno di 4 milioni di abitanti erano nei piedi e nel carisma dell’attaccante della Roma, passato da oggetto misterioso a goleador in meno di un anno, arrivando perfino nei 30 in lizza per il Pallone d’Oro. Il compito era duro, Edin ha risposto alle aspettative dei suoi con 5 gol in 725 minuti di utilizzo. Score notevole, ma non sufficiente. Lui, insieme allo juventino Pjanic, il Mondiale lo guarderà dalla TV.

Frank Kessié

Anche per il centrocampista del Milan le qualificazioni si sono rivelate un calvario. La Costa d’Avorio, sulla carta colosso del continente africano, rimane a bocca asciutta, interrompendo una serie di 3 apparizioni consecutive (terminate tutte alla fase ai gironi) ai Mondiali. Il rossonero, nonostante debba compiere 21 anni il prossimo 16 dicembre, era atteso come leader tecnico della propria nazionale, non riuscendo nel compito complici anche i diversi infortuni di cui è stato vittima. Nell’equilibrato girone C, il Marocco strappa il pass per Russia 2018, lasciando a casa Costa d’Avorio, Gabon e Mali. Kessiè ha disputato tutte e 6 le gare degli ivoriani, non trovando la rete ma soprattutto non riuscendo a dare il suo consueto apporto in termini di energia ed intensità, tradendo l’attesa degli oltre 19 milioni di connazionali.

Gareth Bale

Per alcuni il giocatore più forte in circolazione dopo Messi e Cristiano Ronaldo, per altri un sopravvalutato. Per tutti semplicemente Gareth Bale. Senza dubbio il giocatore più di talento della nazionale gallese e di conseguenza, anche quello con maggiori responsabilità. Una fiducia che purtroppo il nativo di Cardiff ha deluso, almeno in parte. Nelle prime 4 partite di qualificazione l’asso del Real ha realizzato 4 gol, facendo raccogliere 6 punti alla propria Nazionale. Poi il rendimento è calato, anche per una condizione fisica spesso precaria, come in occasione delle ultime due giornate. Un problema al polpaccio lo ha tenuto fuori dallo storico match contro l’Irlanda, in cui il Galles perdendo ha regalato agli avversari il pass per i playoff. E Bale ha assistito dalla tribuna al naufragio delle sue speranze di scendere in campo in Russia.

Christian Pulisic

Anno importante per Christian Pulisic. Promosso titolare nel Borussia Dortmund dopo la partenza di Dembelè e chiamato ad essere il Salvatore della Patria nella nazionale degli Stati Uniti. Tutto questo a 19 anni compiuti lo scorso 18 settembre. Essere predestinati in un paese in cui il calcio non è lo sport di punta può essere un’arma a doppio taglio. Christian non ci pensa e risponde alla pressione in maniera egregia: 7 gol e 7 assist in 13 partite, una media di una rete realizzata/propiziata ad incontro. Numeri da capogiro, da fantascienza per un teenager. Numeri non sufficienti purtroppo per lui e per tutto il popolo americano. La sconfitta nell’ultimo turno contro l’inoffensivo Trinidad e Tobago è costata caro agli uomini di Bruce Arena (poi esonerato). Un 2-1 amaro in cui Pulisic ha anche segnato non riuscendo però a togliere ai suoi l’onta dell’esclusione da Russia 2018.

Arturo Vidal

Tra le qualificazioni dei vari continenti, quella del Sudamerica si sa, sono da sempre le più emozionanti. Argentina, Perù, Colombia, Cile. In 4 in lizza per 3 posti (2 dirette più 1 allo spareggio) al Mondiale fino all’ultimo, con il Venezuela mina vagante pronta a dar filo da torcere. A due turni dal termine la situazione peggiore sembrava viverla l’Argentina, già pronta a trovare un capro espiatorio. Sognava il Perù, navigavano in acque tranquille Cile e Colombia. La Roja vedeva vicino il biglietto per la Russia, guidata dalle prestazioni di pura grinta e ferocia di Re Arturo. Ma il calcio non è scienza esatta e con 243 casi possibili non ti puoi distrarre, neanche se hai vinto le ultime due edizioni della Copa America. Il finale thrilling è da consegnare alla storia: Colombia e Argentina qualificate dirette, Perù al Repechaje, Cile (e Venezuela) a casa. C’è chi protesterà, per la scarsa resistenza dell’Ecuador contro Argentina o ancora di più per gli ultimi minuti a dir poco loschi del match tra Perù e Colombia. Ma poco cambia. Chi vive e gioca a pallone in Sudamerica sa come tutto rientri in un disegno ben preciso, difficilmente influenzabile da episodi che poco hanno a che vedere col mondo del pallone. Di sicuro lo sa bene Vidal, ma anche Medel e Sanchez. E chissà, forse torneranno in Italia per non sentirsi meno soli a vedere il Mondiale da esclusi di lusso…

L’elenco sarebbe ancora più lungo. Solo in Europa tra le nobili escluse troviamo l’Olanda, bella e fragile nell’arrivare in finale nel 2010 per poi mancare l’appuntamento alle ultime edizioni di Europei e Mondiali. Da segnalare in Africa l’esclusione di Aubameyang, che non è riuscito nell’impresa di regalare il primo storico mondiale al suo Gabon. Se andiamo poi in Asia, c’è un altro italiano che piange. Si tratta di Marcello Lippi, incapace di portare la Cina al mondiale a conferma che gli investimenti e gli arrivi importanti fanno bene a tutto tranne che al movimento calcio della repubblica popolare più grande del mondo.

di Federico Rana

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