mercoledì, Dicembre 1, 2021

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La nuova vita di Anthony Martial

I contemporanei recuperi dei lungodegenti Ibrahimovic, Pogba e Rojo, il successo sul Newcastle del nemico giurato Rafa Benitez, la difficile rincorsa al Manchester City capolista. Sebbene anche dopo la dodicesima giornata di Premier League per il Manchester United il distacco dalla vetta della classifica sia rimasto immutato, dopo aver messo al sicuro la qualificazione agli ottavi di Champions League, Josè Mourinho e i suoi potranno concentrarsi esclusivamente sul campionato. Tra i motivi che contribuiscono a far sorridere lo Special One, c’è sicuramente quello legato al rendimento di Antonhy Martial, capace di esprimersi ad alti livelli nonostante non sia considerato tra i titolari dei Red Devils e soprattutto ritrovare voglia e motivazioni per conquistarsi stabilmente un posto in squadra a dispetto della folta concorrenza. Consapevole, maturo, decisivo, il giovane talento francese pare finalmente lanciato verso un avvenire assicurato, lo stesso che gli addetti ai lavori gli prospettano sin dai tempi in cui incantava tutti con la maglia del Lione.

Martial, numeri impressionanti e giocate da fenomeno

Vedere per credere. In questi casi sono i numeri a raccontare più di mille parole gli evidenti progressi di Martial, tornato prepotentemente nel giro della nazionale francese e serio candidato per un posto al prossimo Mondiale in Russia. L’ultima magia, proprio con i Blues di Didier Deschamps nell’amichevole di lusso con la Germania: dribbling alla velocità della luce sul malcapitato Sule e assist vincente per il momentaneo vantaggio di Lacazette. Una giocata talmente fulminea da lasciare senza fiato che riassume tutto ciò che un giocatore di questo calibro è in grado di fare, a patto di non cedere a facili giochetti e sentirsi in qualche modo appagato da quanto fatto finora. Poco a dire il vero, rispetto all’infinito potenziale, considerando la giovanissima età (compirà ventidue anni il prossimo 5 dicembre) e soprattutto la varietà di un repertorio che spazia dalla classe cristallina alle impressionanti qualità fisiche, permettendogli di ricoprire più ruoli all’interno del rettangolo di gioco. Prima o seconda punta, esterno in un tridente d’attacco, guarda caso le posizioni dove Mourinho l’ha impiegato a seconda delle esigenze tattiche. Come se non bastasse, rispetto alle stagioni precedenti, Martial sta facendo registrare un rendimento costante, come dimostrano le 7 reti e i 5 assist di questa prima parte di stagione. Un gol ogni 74’ in Premier League, dove soltanto quattro volte in undici presenze complessive è sceso in campo dal primo minuto. Sempre a segno partendo inizialmente dalla panchina, a dimostrazione di una grande capacità di calarsi mentalmente nella partita in pochi minuti, come accaduto in occasione della rete decisiva al Tottenham nello scontro diretto dello scorso 28 ottobre. L’ultima rete segnata al Newcastle, valsa il momentaneo pareggio dopo un inizio complicato, è stata infatti la prima stagionale in campionato da titolare nell’undici di partenza.

Anno nuovo, vita nuova

Insofferente e poco coinvolto l’anno scorso, quando l’arrivo di Ibrahimovic (sempre in campo fino al grave infortunio del 20 aprile nel match di Europa League con l’Anderlecht) gli aveva decisamente sottratto spazio nel ruolo di prima punta, Martial sta dimostrando maturità nell’accettare di buon grado i consigli e le pungolature di Mourinho, tecnico con il quale il rapporto è sempre stato tutt’altro che idilliaco. “All’inizio non ci conoscevamo bene, ma col tempo le cose vanno meglio. Mourinho sa quali sono i miei punti di forza e le mie debolezze, ma ciò che conta è che sto imparando a dare tutto nel modo giusto. Lui è duro con me come con tutti noi, ma ho capito che questo per me può essere un beneficio”.  Dichiarazioni distensive che aiutano a chiarire una volta di più il differente approccio di Martial e il suo entourage nei confronti dei metodi dell’erede di Sir Alex Ferguson sulla panchina dello United, allenatore che pretende sempre il massimo da quei giocatori giovani ancora alla ricerca della loro reale dimensione, per i quali è inammissibile pensare di far leva esclusivamente sull’indiscutibile talento. Trattamento riservato ai tempi dell’Inter anche nei riguardi di Mario Balotelli, eterno incompiuto, considerato oggi come l’emblema del fallimento del calcio, incapace di coltivare i propri migliori prospetti accompagnandoli verso il definitivo salto di qualità e mentalità. Un’altra storia rispetto a Martial, per il quale il bello deve ancora venire.

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