SHARE
Güiza
Güiza esulta - FOTO: Twitter

Una sentenza fondamentale – e banale – del mondo del calcio riguarda il fatto che un buon attaccante, per essere considerato tale, debba obbligatoriamente segnare molti gol. Non basta il sempre più frequente lavoro per la squadra, il concetto di ripiegamento difensivo o lo spirito di sacrificio: se fai il centravanti l’unica tua preoccupazione – almeno per essere considerato un top – dev’essere quella di battere il portiere avversario. Visto che però il pallone ama le cose difficili, bisogna anche specificare un’altra questione: non serve essere discontinui. Segnare vuol dire farlo sempre, ovunque, in qualsiasi condizione. Per dovere di cronaca, dunque, non si può non ammettere come Daniel Güiza i suoi gol li abbia sempre segnati, in misura discreta e qualche volta anche con effetti decisivi. L’attaccante spagnolo sarà però sempre e solo ricordato per una sola stagione, quella che sembrava averlo posto sul trono della consacrazione ma che in realtà si palesò soltanto, come per altri suoi colleghi, al pari di una botta e via. Però che botta, signori. Perché la stagione 2007-2008 di Daniel Güiza è semplicemente leggendaria e da sola, probabilmente, vale una carriera intera.

Dominatore per una stagione: il sogno a occhi aperti di Daniel Güiza.

Fino al 2007 la carriera di Güiza era stata senz’altro buona ma di certo non stratosferica. Il classe 1980 di Jerez de la Frontera si era fatto valere con le maglie di Murcia (in Segunda Division) e Getafe. Inoltre, poteva vantare anche 15 presenze e 5 reti in campionato con il Barcellona B, senza però essere riuscito a fare il salto nella prima squadra. Un attaccante come molti altri, in grado di fare discretamente il suo mestiere senza grossi picchi prestazionali. Tutto però cambia con un ritorno: quello al Maiorca, squadra di cui Güiza aveva già indossato la maglia a inizio carriera sia nel settore giovanile che nella formazione dei grandi. In quel momento scatta inspiegabilmente qualcosa: da onesto mestierante Güiza si trasforma in letale killer dell’area di rigore. La stagione 2007-2008 è semplicemente fantastica per lui: l’attaccante trascina a suon di gol il Maiorca fino al settimo posto finale e riesce a vincere, per la prima e unica volta in carriera, il titolo di Pichichi in Spagna. La Liga si prostra ai suoi piedi: il capocannoniere segnerà 27 reti in una stagione nella quale in competizione per il titolo, tra gli altri attaccanti in corsa, possiamo citare i vari Luis Fabiano, Aguero, Raul, Milito, Villa, Messi e Henry. Balzato a sorpresa agli onori della cronaca dopo svariate stagioni da perfetto signor nessuno, Güiza continua a vivere il suo sogno a occhi aperti anche in estate: dopo le buonissime prestazioni in campionato il C.T. Aragonés lo convoca per Euro 2008. Il tempismo è perfetto: Güiza ha la fortuna di ritrovarsi nella Nazionale che, dopo tempo immemore, tornerà a vincere un trofeo. Soprattutto, si rende parte attiva della nascita di una vera e propria legacy, quella di una Roja stradominante sia nel gioco che nei risultati. Anche gli Europei saranno dunque terreno di conquista: due reti – contro la Grecia nel girone e contro la Russia in semifinale – e la vittoria dell’unico trofeo conquistato con la Nazionale.

Güiza
Güiza esulta con la maglia della Roja – FOTO: Twitter

Mete esotiche

Meraviglioso pesce fuor d’acqua con il suo numero 17 in una Spagna dall’immenso talento (e che in futuro giocherà sempre più spesso con il falso nueve) Güiza finisce per smarrire la strada della Roja molto presto. Fa in tempo a vincere l’Europeo e a posizionarsi terzo nella Confederations Cup (con tanto di doppietta nella finalina contro il Sudafrica), poi prima del Mondiale 2010 smette di essere convocato da Del Bosque. Questo anche per via di prestazioni personali che sono andate sempre più scemando nel corso del tempo. Peraltro Güiza si segnala per la scelta di aver giocato un po’ ovunque dopo l’exploit con il Maiorca: in successione infatti veste le maglie di Fenerbahce, Johor Darul Ta’zim (squadra del campionato malese), Cerro Porteno, Cadice e Atletico Sanluqeno. I risultati sono spesso altalenanti e le marcature, seppur non manchevoli, vengono semplicemente spalmate nel giro di più stagioni. A ormai 37 anni la carriera di Güiza può dirsi ormai praticamente terminata ma tutti lo ricorderanno per aver fatto sognare un piccolo club e una grande Nazionale nel giro di un anno calcistico da sogno. E il suo nome, come quello di altri titani dello sport, resterà per sempre impresso non solo in uno dei campionati più belli d’Europa ma anche nell’albo d’oro di una delle competizioni più importanti di sempre. Una stagione che vale una vita intera: Daniel Güiza ha saputo coronare il suo sogno e adesso, più che meritatamente, si gode il suo posto nella storia, nonostante l’estemporaneità della sua carriera.