domenica, Dicembre 5, 2021

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Vichinghi nel calcio, gli scandinavi in Russia

I Paesi scandinavi sono una sintesi perfetta di come bisognerebbe vivere nel ventunesimo secolo, un ibrido di tecnologia avanzata e massimo rispetto per l’ambiente e il territorio. Una situazione sociale in cui il rispetto antropologico e di gender ha eletto Svezia, Danimarca e il resto dei Paesi dei fiordi come una delle comunità più avanguardiste e socialmente abbienti dell’età contemporanea. Con un PIL da circa 511 miliardi di dollari, la Svezia è la Nazione scandinava più ricca e, secondo i dati anagrafici, anche la più popolosa. In Italia la bandiera svedese è vista oramai come uno sfottò, un film dell’orrore che rievoca puntualmente la tanto criticata e dolorosa fuoriuscita dai Mondiali. Tuttavia alla Coppa del Mondo non andranno soltanto i compagni di Ibrahimovic ma anche gli amici danesi: Svezia e Danimarca saranno le Nazionali che rappresenteranno le regioni dell’estremo nord d’Europa insieme all’Islanda ai Mondiali in Russia. Il calcio dei fiordi è diventato leggermente più ostico per quel che riguarda le Selezioni, visto che oltre agli svedesi anche i danesi hanno costretto l’Irlanda all’eliminazione ai play-off, cementificando il proprio livello tecnico oramai superiore a quello che i clichè da bar sport vogliono, o meglio volevano, ancora sostenere.

La Danimarca

Uno degli aspetti più interessanti del calcio è che spesso la situazione sociale e il codice civile di un Paese si riflettono negli schemi in campo o nelle gambe dei giocatori. La classe, l’eleganza e la straordinaria tecnica di Christian Eriksen sono una giuntura perfetta fra il modo contemporaneo di intendere il ruolo di trequartista e l’accademismo calcistico della scuola danese: un giocatore che oltre a essere bandiera calcistica di una Nazionale all’estero è anche il frutto perfetto di una classe di giovani usciti dai Paesi del Nord Europa. Oltre al fatto che la Danimarca probabilmente prenderà il posto dell’Italia nell’albergo che gli Azzurri avevano prenotato in Russia, i danesi mettono in imbarazzo la nostra Nazionale anche sul campo. La selezione di Hareide ha segnato ben ventotto reti nelle partite del girone arrivando seconda dietro alla Polonia, altra forza fuori dai radar del mainstream ma il cui potenziale in Russia potrebbe mettere in serio pericolo il cammino di molte grandi selezioni. La Danimarca dal canto suo non possiede, ad eccezione di Eriksen, dei talenti fuori dal comune come ne ha, ad esempio, la Polonia. I danesi si sono arrangiati sul database di giocatori che la propria scuola calcistica, in ogni caso di ottimo livello, aveva messo a disposizione in questi mesi di qualificazioni. Il già citato Eriksen del Tottenham, il sivigliano Kjaer, il “divo” Bendtner, il portiere del Leicester Schmeichel e il veterano Krohn Deli sono attualmente i punti di riferimento per il ct Age Hareide, norvegese, una vita spesa nei club in Scandinavia e dal 2003 al 2008 perfino allenatore della Nazionale norvegese. Ovviamente, ed è questo il punto nevralgico, la Danimarca può vantare un limitato ma interessante gruppo di under 23 i cui mezzi tecnici, non ancora noti al panorama calcistico internazionale, si possono considerare il vero asso nella manica di Hareide. Si parla, in sostanza, di Pione Sisto (22) del Celta Vigo, Andreas Christiansen del Chelsea (21) e Yossouf Poulsen (23) del Lipsia. Questi ragazzi, rispettivamente centrocampista centrale, difensore e punta, sono delle vere bombe a orologeria pronte a esplodere e, nonostante l’esperienza dettata dall’età media della propria nazionale (27,1) preluda a un Mondiale dalle poche presenze, in Russia ogni occasione è buona per mettersi in mostra. Infatti la Danimarca per quanto possa avere delle ottime nazionali giovanili rimane comunque una selezione dall’alto tasso d’esperienza, e soprattutto, disponibile di un folto numero di giocatori del “ceto medio”: vale a dire, interessanti figure tecniche i cui club sono generalmente di media alta-fascia. Molti di loro giocano prevalentemente in Olanda o in Germania, e in Danimarca, neanche a dirlo, militano la maggior parte dei convocati: i danesi, con il loro levigato possesso palla e il cinismo che contraddistingue chi sa capire quali sono le occasioni d’oro, si prepara a un Mondiale in cui le chances di superare il girone, qualunque sia, potrebbero essere più alte delle aspettative.

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La Svezia

Quanto rancore verso gli svedesi, un’irrequietezza d’animo dettata dalla struggente e quanto mai assassina eliminazione dai Mondiali di Russia. La Nazionale scandinava ha fatto il suo gioco, cattiva il giusto e arrogante abbastanza da mettere in crisi l’equilibrio mentale dei navigati difensori italiani. Ad ogni modo, la Svezia non è proprio quel concetto esclusivo di fisico e rudezza che la presunta conoscenza oggettiva vuole rifilare. La Nazionale di Andersson è addirittura potenzialmente meglio dei vicini della Danimarca, perché se è vero che i danesi hanno Eriksen e gli svedesi non possono più contare su Ibra (ritirato nel post-Europeo francese) l’organico complessivo è decisamente valido e anzi, gli elementi tecnici da tenere sotto osservazione sono più di uno. Senza la pretesa di voler giustificare il livello calcistico che ha eliminato l’Italia dai Mondiali si può dire con tutta onestà che la Svezia è una Nazionale pericolosa, i cui frutti della vittoria dell’Europeo Under 20 sono oggi degli espedienti utili alla causa. Il pericolo numero uno dal punto di vista tecnico tattico è sicuramente il gioiello del Lipsia Emil Forsberg, ala ventiseienne quest’anno titolare sia in Bundesliga che in Champions League: contro l’Italia ha dimostrato di avere talento e caparbietà, la voglia di lottare non gli manca ma dal punto di vista fisico, al contrario dei suoi compagni, deve ancora migliorare qualcosa. Per il resto, oltre alla fazione italiana composta da Krafht e Helander, ci sono gli highlanders che questo Mondiale lo vogliono vivere come un tributo alla carriera, visto che magari, al prossimo, potrebbero già aver appeso le scarpe al chiodo. Sono il tanto discusso Lustig del Celtic (30), Berg dell’Al-Ain (31), Granqvist del Krasnodar (32), Larsson dell’Hull (32). Il gioco svedese incentrato sul dominio fisico e una rapida verticalizzazione verso le abilità aeree di Berg rendono la strategia svedese, nel calcio moderno, un concentrato di pragmatica e efficace arretratezza tattica, l’unico modo che Andersson ha trovato per poter conquistare il Mondiale. Ad ogni modo la Svezia ha i suoi talismani under 23 da poter evocare nelle difficoltà di partite come quelle contro l’Italia, in cui nella foga dell’offensiva avversaria la scelta di inserire un giovane frizzante e esplosivo può fruttare un break offensivo tutto velocità e dinamismo. Parlando di talenti, la stagione di Lindeloff allo United è tutto fuorchè nei limiti delle aspettative, e anzi il suo rendimento sotto la gestione di Mourinho lo hanno reso la brutta copia del diligente e molto elegante difensore del periodo lusitano; tuttavia la scelta di puntare su un gruppo eterogeneo, in particolare a livello anagrafico, potrebbe rivelarsi per Andersson una scelta efficace.

Gli unici limiti di queste nazionali, paradossalmente, potrebbero essere proprio le lacune nel campo dell’esperienza, perché se è vero che entrambe le selezioni hanno un folto numero di over 30 è anche vero che pochi di loro giocano a livelli internazionali di prestigio. Di conseguenza la gestione della partita e delle situazioni di gioco potrebbero risentire della carenza sia di un tasso tecnico non proprio eccezionale che dell’assenza di vere icone a cui affidare le redini della squadra. Eppure contro l’Italia la Svezia ha gestito al meglio le situazioni e, nella sfida di ritorno, ha conosciuto il vero senso del sacrificio e della sofferenza. Due concetti che nel girone del Mondiale potrebbero essere più che mai utili sia agli svedesi che ai danesi.

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