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nikola kalinic
Kalinic - FONTE: Il Giorno.it

Da quando è al Milan, Nikola Kalinic sembra aver subito una pesante involuzione. Ma sono i rossoneri a non metterlo in condizione di fare il suo gioco o è lui che si esprime al di sotto delle sue possibilità? Dov’è finito il giocatore implacabile che catalizzava tutta la mole di gioco della Fiorentina e per trasformarla in oro? È davvero cambiato qualcosa in lui o il croato è solo una piccola parte del trend generale della squadra di Montella? Proviamo ad analizzare quei pregi di Kalinic che hanno convinto il Milan in estate a puntare su di lui e cerchiamo di capire come e perché adesso sembrino molto sbiaditi. Vincenzo Montella, con un buon budget a disposizione, ha scelto una punta che si sposasse bene con i suoi principi tattici: un finalizzatore in grado di aiutare la risalita del campo, vincendo duelli aerei o aiutando la manovra sulla trequarti; mobile e pronto a sfruttare la profondità, abile sui cross, capace di leggere situazioni tattiche complesse. In 5 punti, il confronto fra quello che l’attaccante rossonero sapeva fare benissimo e che ora fa molto goffamente.

Perché scegliere Kalinic

1) Colpire di testa

Uno dei problemi del Milan di quest’anno è che ha un buon dominio territoriale – per questo si dice che “crea tanto senza concretizzare”, forse un po’ erroneamente -, ma si schiaccia troppo sulla trequarti avversaria senza movimenti decisivi per creare spazi e trovare la via del gol. In una tale situazione, la palla continua a muoversi a largo dell’area di rigore da un lato all’altro: o Suso inventa qualcosa, o è necessario un cross. Kalinic sarebbe uno specialista, in teoria, ma i tre gol segnati con la maglia rossonera da inizio stagione sono stati tutti di piede e il fondamentale in questione sembra aver smesso di essere un punto di forza, almeno per il momento. Sabato contro il Napoli è parso un po’ bloccato, anche psicologicamente, non ha mai provato ad anticipare il difensore nei cross un po’ corti sul primo palo e non ha mai dato forza alle palle colpite quando è riuscito a staccare bene. Di qui passano molti dei problemi offensivi del Milan, che fatica a creare spazi se non sblocca la partita.

2) Attaccare la profondità + freddezza

Kalinic non è mai stato un velocista, ma è abbastanza rapido e bravo a usare il proprio corpo per tagliare fuori gli avversari da poter colpire negli spazi. Soprattutto, una delle migliori qualità del croato è sempre stata quella di anticipare la giocata della frazione di secondo determinante per mandare fuori tempo gli avversari: nel passaggio, nell’inserimento, nel tiro. È un intuito naturale che dimostra grande intelligenza tattica e capacità di interpretare le situazioni, con il quale gli attaccanti che hanno qualcosa da farsi perdonare dal punto di vista della pulizia tecnica compensano il fatto di non poter, di fatto, inventarsi un gol di sana pianta. Ugualmente, in questo modo, possono tirarlo fuori dal cilindro quando gli altri non lo hanno ancora pensato e il portiere è già in ritardo per tuffarsi.

Quando Badelj serve Ilicic libero tra le linee, Kalinic ha già indirizzato il proprio corpo per la corsa: Koulibaly comincia a correre nello stesso momento, ma Nikola ha capito meglio dove andrà a finire quel pallone, mentre Hysaj si avvede della pericolosità del lancio con una frazione di ritardo. Reina viene beffato con un tocco in contro tempo, mentre la palla sta per toccare terra, quando ancora non andrebbe logicamente colpita. Ma Kalinic tira e la sistema comodamente alle spalle del portiere azzurro.

3) Dominare lo spazio alle spalle dei difensori

Sempre per il discorso che facevamo prima, Kalinic è bravissimo a intuire la traiettoria  dei traversoni e inserirsi alle spalle dei difensori. Una volta arrivato per primo sul pallone, dispone anche di una vasta gamma di soluzioni per colpirlo al meglio: in questo caso sa che arrivando in scivolata non mancherà l’impatto e colpirà abbastanza forte da segnare, ma non disdegna anche colpi più ricercati, con il tacco, la suola o l’esterno. Se quest’anno non riesce a far prevalere il suo fiuto in area piccola, però, la colpa non è sua: il Milan arriva pochissimo sul fondo e raramente riesce a mettere palloni invitanti tra difesa e portiere. La squadra di Montella tende a schiacciare la squadra avversaria a ridosso della propria area, ma in questo modo le maglie strette della difesa consentono raddoppi puntuali e uscite precise, così arrivare sul fondo non dipende più da meccanismi di squadra, ma da iniziative personali. In questo senso l’assenza di Conti pesa molto, ma è anche vero che contro il Napoli Montella ha schierato Bonaventura ala sinistra per cercare di creare un mismatch con Hysaj senza buoni risultati. Rodriguez e Borini non vengono mai sganciati sulla fascia, ma si trovano sempre a dover crossare con qualche avversario davanti e questo perché le mezzali offrono pochi movimenti. Nessuno esce dall’area di rigore per creare uno spazio da attaccare e il possesso è buono ma lento, così gli avversari non vengono attirati in pressing e possono difendere la zona senza patemi. Contro l’Udinese, quando Kalinic si è mosso verso la palla e ha dettato passaggio e movimento a Calabria (e anche grazie all’inserimento di Kessié), poi ha segnato alla sua maniera.

4) Giocare per la squadra

Se a Bacca si rimproverava sempre di essere un buon finalizzatore, ma fin troppo avulso dal gioco rossonero, che perdeva movimenti preziosi in costruzione offensiva, Kalinic è stato scelto anche per la sua attitudine a collaborare con la squadra, associarsi coi compagni giocando a un tocco e creare spazi eventualmente allargandosi a difendere palloni scomodi lanciati in profondità.

Il giocatore visto finora al Milan fa un gioco completamente diverso da quello immaginato all’atto dell’acquisto e quando si fa vedere è spesso impreciso, perde tanti duelli aerei (come era difficile accadesse fino all’anno scorso) ed è lentissimo quando porta palla e deve prendere decisioni. In un certo senso, volendo estremizzare, si potrebbe dire che fa un gioco molto più simile a quello di Bacca che non a quello di Kalinic, almeno a un livello ideale. Rimangono comunque molto distanti, perché il Milan ha smesso quasi del tutto di giocare in maniera reattiva e in contropiede, preferendo una manovra ragionata. Fin troppo ragionata. La colpa dei molti errori tecnici banali è sua ed è probabilmente da ascriversi a fattori mentali e di fiducia, ma la squadra non lo mette in condizione di muoversi nella sua “comfort zone“, nella maniera in cui potrebbe essere più pericoloso. È quasi impossibile, al Milan, vederlo agire in questa maniera, eppure è proprio uno dei motivi per cui è stato comprato:

Lo squilibrio delle mezzali è evidente e ancora irrisolto. A inizio stagione si pensava che Montella potesse facilmente ovviare alla mancanza di una mezzala sinistra di livello con l’adattamento di Bonaventura nel ruolo, ma da quel lato tutti gli esperimenti si sono rivelati fallimentari: Calhanoglu, Locatelli, lo stesso Jack. Il più positivo in quella posizione, per quanto continuamente bersaglio di critiche, è stato Riccardo Montolivo, che anche da centrale sbaglia meno di Biglia ed è più rapido nei cambi di lato repentini (con entrambi i piedi). Kessié esegue i movimenti richiesti dal tecnico, ma solo a tratti. Questo gli consente sempre di creare qualche occasione, ma regala agli avversari delle pause inammissibili per una squadra che pretende di essere una “big” del campionato. In un centrocampo tanto disastrato e disorganizzato (non costantemente, ma una frequenza comunque preoccupante), quando Kalinic si abbassa non fa altro che creare confusione e tende a cercare spazi in profondità o tra le marcature in area.

5) Andare al tiro anche dal limite dell’area

Quando non trovava spazi in mezzo, Kalinic sapeva trovarli anche al limite dell’area:

Non è uno specialista di questo genere di conclusioni, ma all’occorrenza sa farlo e con grande efficacia. Invece quest’anno, quando il Milan attacca, il limite dell’area è sempre occupato da una schiera di giocatori fermi ad aspettare il pallone tra i piedi, in attesa che gli spazi si creino con la “circolazione a U” da una parte all’altra della metà campo. Alzare i centrali può aiutare, ma non risolve i problemi. Poi, certo, Romagnoli può anche trovare il gol del week-end, ma spesso la situazione è già compromessa.

In conclusione, i problemi di Kalinic sono anche e soprattutto i problemi del Milan, tanto che è difficile comprendere dove finiscano i primi e dove comincino gli altri. Se l’attaccante e la squadra sapranno comprendersi, venirsi incontro, potrebbero scansarne anche molti che attualmente esistono a livello mentale e che sono molto pericolosi. Il tempo a disposizione però è finito e la fretta è cattiva consigliera. In fondo, una parte non esattamente irrilevante del calcio consiste proprio nel costruire la propria squadra per mettere l’attaccante in condizioni di segnare.