domenica, Gennaio 23, 2022

Latest Posts

Perché Ogbonna non è diventato un campione?

Ferdinando Petruccelli della Gattina, giornalista e uomo politico italiano purtroppo non in grado di sopravvivere fino alla contemporaneità, amava sostenere come l’Inghilterra fosse la sola amica dell’Italia. Egli intendeva a livello politico, probabilmente. C’è da dire però che anche a livello calcistico il rapporto tra le due Nazioni è sempre stato molto forte, legato a doppio filo da vicende di giocatori o allenatori spesso poco impattanti in un Paese e maggiormente decisivi nell’altro. L’esempio più noto può essere quello di Paolo Di Canio, il quale proprio all’estero ha finito per costruire la sua leggendaria carriera. Le citazioni però sono innumerevoli (l’ultima in ordine di tempo può essere Ranieri) e certamente questo “scambio culturale” procederà ulteriormente senza intoppi. Italia e Inghilterra non hanno però concordato granché quando si sono ritrovate a parlare di Angelo Ogbonna. O meglio, paradossalmente il problema è stato proprio quello di aver avuto ragione entrambe: si pensava di avere tra le mani un predestinato, pronto per raccogliere l’eredità della grande scuola difensiva italiana. Si è finito per accogliere, invece, un giocatore normale, che però sembra non avere possibilità per un salto di qualità superiore. Cosa può essere successo a uno dei talenti più fulgidi (almeno in apparenza) degli ultimi anni?

Perché Angelo Ogbonna non è riuscito a diventare un campione?

A sentirne parlare, uno sconosciuto penserebbe di essere di fronte a un ragazzo dal futuro già deciso. Esordio ad appena 18 anni in Serie A, uno dei pochissimi giocatori ad essere stato inserito nel gruppo della Nazionale pur giocando in Serie B, più di 150 presenze ufficiali con la gloriosa maglia del Torino. E in effetti, anche a livello qualitativo, ancora oggi Ogbonna sembra possedere tutte le caratteristiche fondamentali per fare bene in un impianto di gioco serio. Alto, bravo nel gioco aereo, potente nel fisico e discretamente bravo con i piedi: tutte qualità che un difensore moderno può e deve possedere. Anche per questo i punti interrogativi sulla sua mancata esplosione aumentano a dismisura. Le ragioni a riguardo, in realtà, oltre che abbastanza valide possono essere individuate in maniera piuttosto chiara. Innanzitutto, paradossalmente Ogbonna paga i pochi difetti derivanti dalle sue qualità: raramente, ad esempio, un giocatore molto alto finisce anche per essere estremamente veloce. Questo è proprio il caso del difensore, che già in Serie B aveva dimostrato di soffrire pesantemente gli attaccanti più piccoli e scattanti, riuscendo poche volte a mettere una pezza nelle situazioni più disturbanti che si presentavano in tali modalità. La problematica si è ovviamente palesata ancor di più nei campionati giocati in Serie A ma anche nelle gare con la Nazionale: una su tutte, quella persa contro l’Irlanda nel girone dello scorso Europeo, nella quale Ogbonna ha sofferto molto le incursioni dei piccoli giocatori anglofoni. Al di là delle caratteristiche tecniche – le quali possono essere anche modificate nel corso della maturità calcistica – in questo momento nella carriera di Ogbonna sta pesando forse una scelta che, col senno di poi, si è rivelata errata: quella di andare a giocare nella Juventus.

Ogbonna Pirlo
Ogbonna e Pirlo esultano ai tempi della Juventus – FOTO: profilo ufficiale Twitter Angelo Ogbonna

Bianconero amaro

La storia ha scritto e continuerà a tramandare il fatto che con la maglia della Juventus Ogbonna è riuscito a vincere due Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. La realtà dei fatti – che poi dovrebbe maggiormente contare nell’atto di giudicare una specifica carriera – racconta invece che Ogbonna non è mai riuscito ad imporsi da titolare nella rosa della Vecchia Signora, nonostante il suo trasferimento non sia venuto a costare spiccioli (in particolare, tra prezzo base e bonus, Ogbonna è stato pagato 15 milioni). Una delle motivazioni del suo mancato impatto alla Juve può essere individuata sicuramente con tre lettere: BBC. Nel periodo d’oro Barzagli, Bonucci e Chiellini avrebbero chiuso le porte della difesa persino se avesse tentato di entrarci Dio in persona. Parlare di concorrenza sembra persino riduttivo: fondamentalmente Ogbonna ha dovuto sempre sperare nel raffreddore di uno dei tre colleghi per giocare. La possibilità di essere continuo non gli è stata mai regalata e certamente questo ha inciso moltissimo sui potenziali miglioramenti del ragazzo, che peraltro si trovava nell’età giusta per aumentare il suo bagaglio tecnico e di intelligenza calcistica. Potrebbe aver pesato – anche se davvero in minima parte – una componente psicologica: mai nessun giocatore che aveva ricoperto il ruolo di capitano del Torino era passato poi alla Juventus. Ogbonna (che di offese per questo trasferimento ne ha subite) potrebbe aver avvertito la pressione di esser stato pagato tanto e, dunque, di dover per forza dimostrare qualcosa. Di sicuro il suo trasferimento alla Juventus non ha fatto bene a nessuno: i bianconeri hanno realizzato una minusvalenza vendendolo al West Ham per 11 milioni, il calciatore ha progressivamente perso la Nazionale e continua a faticare tuttora in Premier League, nonostante qualche lieve miglioramento nella percentuale realizzativa. In questa stagione, poi, le cose non sembrano andare benissimo: per ora sono solo 4 le presenze di Ogbonna in campionato e le sensazioni per il futuro – nonostante il recente rinnovo – non sembrano proprio essere eccelse. Alla soglia dei 30 anni sembra difficile per il difensore di Cassino poter arrivare a raggiungere altri traguardi prestigiosi, almeno sotto il profilo personale. Il vero peccato, piuttosto, può risultare nel fatto che ci ricorderemo di Angelo Ogbonna solo come dell’ennesima promessa non mantenuta di un calcio italiano il quale insegue da tempo le certezze del passato ma che, per ora, nel presente e nel futuro non riesce a trovare altro che pesanti incognite.

Latest Posts

Don't Miss