mercoledì, Dicembre 1, 2021

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Fenomenologia del gol alla Kakà

Intervallo di Milan-Austria Vienna, gara valevole per la quinta giornata di Europa League. Il risultato sembra già al sicuro per i rossoneri, che dopo lo svantaggio iniziale sono avanti 3-1 (la gara terminerà poi con altri due gol dei padroni di casa). Per i tifosi è dunque già tempo di lasciare spazio a nuove – e al contempo vecchie – emozioni, a ricordi che spezzano sempre il fiato e fanno venire il batticuore. Ogni volta che Ricardo Kakà si presenta sul prato di San Siro vengono in mente esplosioni di gioia, talento, classe. Tutte le magie degli anni passati, il presunto addio e il ritorno in grande stile, il bambino d’oro che ogni volta indossava lo smoking bianco e colpiva gli avversari di turno senza speranza alcuna di poterlo contrastare. Gli applausi del pubblico pagante sono solo la punta dell’iceberg della giornata milanese del brasiliano, ospite a Casa Milan per trovare l’accordo che lo riporterà in rossonero, stavolta da dirigente. In attesa della buona novella, forse a qualche milanista – ma più in generale a tutti gli amanti del calcio – farà piacere ripercorrere insieme qualche perla del passato. Una semplice classifica dei più bei gol di Kakà sarebbe però riduttiva. Operazione molto più complicata e certosina può essere, invece, analizzare la fenomenologia delle reti dell’ex Real Madrid, che in carriera ha siglato un’infinità di reti accorpabili ad almeno 4 sottocategorie di gol diversi. Un piccolo viaggio che, a prescindere, sarà spettacolare per la vista di ogni appassionato di pallone.

Fenomenologia dei gol di Kakà con la maglia del Milan

Tiro a giro

Adesso quando si parla di conclusione a giro si pensa soprattutto a Lorenzo Insigne. Prima però questa particolare finalizzazione era una delle preferite di Kakà ai tempi del Milan, come spesso fatto vedere nel corso del tempo. Due gli esempi più eclatanti di questa tipologia di reti. Il primo risale al 2006 e riguarda la Champions League: il Milan esordisce nella fase a gironi in casa contro i belga dell’Anderlecht. Kakà è assoluto dominatore: segna una tripletta e porta il pallone in casa. In particolare è il terzo gol personale a strappare gli applausi di tutto San Siro: il brasiliano parte da sinistra, si accentra dopo aver superato il marcatore e dal limite dell’area lascia partire una conclusione a giro che fredda il portiere avversario. Caratteristica esultanza con braccia al cielo e gesto balistico notevole: pur tuffandosi il portiere non può nemmeno sperare di avvicinarsi al respingere la conclusione, semplicemente troppo angolata e precisa per essere catturata, se non dalla rete della porta.

Il secondo esempio invece fa parte della seconda mini-vita di Kakà al Milan, quella della stagione 2013-2014. Sempre a San Siro – ma stavolta in campionato – l’ex Pallone d’Oro sigla il primo gol dal suo ritorno in Italia nella gara contro la Lazio. Dopo aver ricevuto nuovamente un pallone da sinistra – in questo caso da Balotelli – Kakà si ritrova anche in quest’occasione al limite dell’area. Pur lasciando sfilare il pallone con una finta di corpo il brasiliano in corsa lascia andare il suo destro mirando l’angolo lontano. Ciò che ne viene fuori è una vera e propria magia, un tiro a giro estremamente pulito e praticamente impossibile da neutralizzare, tanto è vero che Marchetti sceglie deliberatamente di non provare nemmeno il tuffo sperando che il palo o qualche Santo lo grazino. Purtroppo per lui – e per fortuna per lo spettacolo – la palla ha una sola destinazione: quella della porta. Aggiungere altro sarebbe solo voler fare un commento inutile su una poesia in movimento, vedere per credere.

Che sassata!

Un’altra caratteristica che ha contraddistinto la carriera italiana di Kakà è stata quella di rendere facilissimi i gol da distanze anche piuttosto probanti. Come per la sottocategoria di prima, almeno un esempio è d’obbligo. Tra le tante giocate in tal senso quella che balza subito nella mente riguarda la gara vinta in casa dell’Empoli proprio grazie a una prodezza del trequartista carioca. Per sbloccare la partita serve la giocata del fuoriclasse e Kakà la trova con una conclusione devastante: il brasiliano si rende conto che non può servire i compagni, dà un occhio alla porta e poi scarica da almeno 30 metri un destro potente e preciso che beffa un immobile Luca Bucci. Sicuramente una delle grandi doti del ragazzo è stata proprio quella di unire, quando serviva, la potenza alla pura classe che sin dai primi calci si portava dietro.

Coast to coast

Il tratto distintivo del Kakà milanista è sempre stato però un altro: il giocatore brasiliano era praticamente impossibile da fermare quando metteva il turbo e partiva in progressione. Con movenze feline e uno scatto che gli anglofoni definirebbero ridicolous, Kakà semplicemente lasciava gli avversari a casa e poi si avviava verso la gloria. Anche i pochi coraggiosi che provavano a tenere il passo per contrastarlo o – addirittura stenderlo volontariamente – venivano saltati come birilli senza troppe difficoltà. I gol di questa categoria sono tutti meravigliosamente belli e scegliere di citarne solo due appare quasi un’eresia. Sarebbe stato impossibile, per esempio, non considerare il bellissimo gol che Kakà ha siglato contro l’Inter nel clamoroso Derby del 2004, quello della rimonta da 0-2 a 3-2 tutta in un tempo. O la splendida progressione contro il Siena in una partita di campionato di qualche anno fa. Forse però i due esempi più lampanti di questa giocata sono arrivati in Champions League, in due stagioni diverse. Partiamo dalla rete meno importante: Milan-Fenerbahce, fase a gironi, anno 2005. Il giocatore riceve palla praticamente all’altezza del cerchio di centrocampo, in posizione leggermente laterale. Già da lì nasce l’idea di andare in porta e nessuno può placarla: controllo perfetto e fisico verticale nel contrasto all’avversario, dribbling secco sul primo difensore in uscita, secondo dribbling in velocità sull’ultimo centrale rimasto a difesa della porta. Il tutto nel giro di pochissimi secondi (5, per la precisione). Qualsiasi altro giocatore arrivato a quel punto crollerebbe per la stanchezza o sparerebbe il pallone in curva. Kakà invece ha la lucidità necessaria per aspettare il portiere in uscita bassa e poi batterlo nel momento in cui esercita l’apertura di gamba per chiudere lo specchio. Perché un numero di magia può e deve richiedere soprattutto intelligenza.

La seconda rete è una delle più famose e spettacolari di Kakà, quella contro il Celtic negli ottavi di finale della Champions League 2006-2007, quella che il Milan vincerà prendendosi la rivincita sul Liverpool. Il doppio confronto con gli scozzesi si era concluso sullo 0-0 e i supplementari non avevano ancora incoronato un padrone. Lo spettro dei rigori era ormai palese ma Kakà decide di mettere fine alla partita con un autentico capolavoro. Il brasiliano, in campo dal primo minuto e quindi tra i più sollecitati della gara, mette in mostra tutto il suo strapotere atletico respingendo una carica a centrocampo, innestando il NOS per arrivare in area di rigore e poi battere Boruc in uscita per il gol decisivo. Una rete forse leggermente meno difficile di quella precedente ma qualitativamente superiore sia per tecnica che per impatto e importanza. Solo un fuoriclasse come Kakà avrebbe potuto segnare un gol del genere in una partita simile.

Fermi tutti, questa è una rapina

Generalmente il gol di rapina è una prerogativa dei grandi bomber: Kakà ne ha fatti fare tanti a Inzaghi, Gilardino, Tomasson e Shevchenko, ad esempio. Lo stesso brasiliano però si è spesso dilettato nel siglare gol apparentemente facili in area di rigore, non peccando mai di precisione e mostrando una freddezza da campione indiscusso. In campionato si ricordano un paio di segnature del genere contro Sampdoria e Genoa ma anche vari calci di rigore tirati magistralmente, senza avvertire la pressione. Il più bel gol di rapina – anche se il senso è da intendere in termini generali, come un concentrato di furbizia e non come un gol dalle caratteristiche tecniche limitate – siglato da Kakà è però, senza alcun dubbio, quello messo a segno contro il Manchester United ad Old Trafford nella semifinale d’andata della Champions League 2006-2007. Il numero 22 gestisce di testa il pallone sulla fascia sinistra, superando Brown e riuscendo ad accentrarsi leggermente. In raddoppio arriva immediatamente Gabriel Heinze, che però viene saltato da un sombrero out of nowhere. L’incubo per il difensore argentino però non è ancora terminato: Kakà decide letteralmente di umiliare lui ed Evra, anticipando con la testa l’impatto di un pallone che il francese stava per far suo con una spazzata in stile karate. Il transalpino però finisce semplicemente per travolgere il suo compagno di reparto, lasciando spazio libero a Kakà davanti al portiere. L’ex San Paolo decide di fare l’unica cosa possibile per avere speranze di gol: prendere Van Der Saar in contropiede. Così, quando l’olandese si getta sul suo lato sinistro (quello giusto) Kakà ha già calciato con un piatto destro dalla pulizia esemplare che, difatti, si va a infilare dritto nell’angolino basso. In pochi secondi un uomo solo aveva ridicolizzato l’intera difesa dei Red Devils, battendo un altro Diavolo e ringraziando nuovamente Dio. E lo ringraziamo anche noi, per aver inviato un suo emissario in questa terra disperata, al fine di regalare immensa gioia nell’ambito dello sport più bello che possa mai esistere.

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