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mario rui napoli

Nel calcio di oggi, se a 26 anni ancora non si è titolari in una grandissima squadra è per due motivi: o non si dispone del talento necessario o le circostanze della vita non sono state generose. Il caso di Mario Rui sembra essere uno di questi. Il terzino portoghese, che in un batter di ciglia è passato da panchinaro fisso a titolare della linea di fondo della metà campo inferiore del Napoli, è stato all’improvviso investito di responsabilità e aspettative, quelle che incombono una squadra che punta allo Scudetto ed è prima in classifica da tre mesi. Lo strapotere fisico di Ghoulam e la sua perfetta intesa con Insigne ed Hamsik avevano relegato il portoghese a soluzione d’emergenza. E in effetti così è stato. Eppure Mario Rui è molto più che una riserva, nonostante gli manchi ancora il ritmo partita. Il suo tacco tecnico è elevatissimo, come ricorda a Contra-Ataque.it il suo ex allenatore nelle giovanili del Benfica Diamatino Miranda: “ L’ho avuto ai miei ordini nel 2009. Mi ha sempre stupito per la qualità del suo piede sinistro. Ha uno scatto fulmineo e credo sia anche sufficientemente cattivo quando occorre. E credo che adesso sia arrivato il momento per lui di dimostrare cosa sa fare davvero”. Il tunnel contro Suso e quello ancora più irriverente contro lo Shaktar hanno mostrato a tutti che queste parole non sono vuote. Rui ha i colpi per poter padroneggiare la fascia sinistra del Napoli e ha fatto vedere di essere capace di crossare molto bene, come conferma Miranda: “nei cross era tra i miei migliori allievi, e anche nelle punizioni. È certo che Ghoulam è un atleta straripante, ma credo che Mario possa entrare nel novero dei dieci migliori terzini sinistri d’Europa se messo in condizione”. Con un mancino più efficace di quello dell’algerino, Mario Rui deve sopperire in qualche modo alla mancanza di fondo. In ritardo non solo di condizione ma anche nell’accompagnare l’azione quando a portare palla è Insigne, il portoghese ha finora orbitato troppi metri dietro rispetto al numero 24 azzurro, cosa che con Ghoulam non accadeva mai. La differenza fisica è troppo accentuata per porvi rimedio in modo definitivo, ma con il giusto lavoro il portoghese potrebbe chiudere un po’ di bocche scettiche sul suo adattamento. Perché se alla fine per il gioco di Sarri la tecnica è fondamentale, Rui ne ha in abbondanza, come assicura Caetano, suo ex compagno in nazionale under 21 ai microfoni di Contra-Ataque.it: “In nazionale eravamo rivali per lo stesso posto, ma eravamo molto amici. Credimi, ho sempre pensato che Marinho, come lo chiamo affettuosamente, sarebbe arrivato molto in alto, e adesso ha la possibilità di far vedere chi è nel Napoli. Anzi, mi sembra strano che sia arrivato in questi palcoscenici così tardi”.

Mario Rui Napoli
fonte: maisfutebol

 

Mario Rui, la sfortuna da sconfiggere

Deciso e tecnico, il portoghese deve soltanto rompere la barriera della condizione fisica. Dopo l’infortunio al ginocchio della stagione scorsa e tanto tempo in naftalina, in molti si sarebbero bloccati. Lui, che è uno scattista dal piede sopraffino, magari non calcerà le punizioni al posto di Mertens, ma potrebbe diventare preziosissimo nell’ottica dei cross e dei calci d’angolo. A Sarri il difficile compito di infondergli fiducia e, soprattutto, minuti nelle gambe per reggere fino alla fine. Sfortuna permettendo. Il portoghese è a rischio per la sfida di domenica contro l’Udinese per una leggera distorsione alla caviglia subita durante l’allenamento di quest’oggi. Ma le partite sono più lunghe di quanto si crede, e la stagione calcistica ancora di più. E tanto Hamsik come Insigne hanno bisogno di un Mario Rui al top.