Home Editoriali & Approfondimenti I cinque errori più gravi di Montella come tecnico del Milan

I cinque errori più gravi di Montella come tecnico del Milan

Montella
Montella - FOTO: Twitter

Alla fine l’inevitabile si è palesato, anche con un tempismo diverso rispetto a quanto pronosticato: Vincenzo Montella non è più l’allenatore del Milan. Il tecnico ex Roma e Sampdoria è stato esonerato dalla società rossonera che, almeno per adesso, ha affermato di voler affidare la panchina all’ex giocatore e tecnico della Primavera del Diavolo Gennaro Gattuso. Una scelta comunque sorprendente, perché a questo punto della stagione ci si aspettava che Montella restasse in sella almeno fino alla fine dell’annata e che portasse al termine questo campionato di Serie A. Il grande distacco dal quarto posto utile per la Champions League – ben 11 punti dalla Roma – deve aver però fatto riflettere la proprietà cinese, Fassone e Mirabelli, facendo propendere per la cacciata dell’Aeroplanino. Al di là delle tempistiche, però, Vincenzo Montella aveva ormai un mirino sulla fronte da settimane e il suo destino, a meno di risultati incredibili, sembrava già segnato a prescindere. E la dura verità resta un’altra: Montella, con alcune delle sue scelte, si è letteralmente auto-sabotato, mettendosi contro non solo i tifosi ma anche calciatori e società. Errori imperdonabili che hanno gettato angoscia e incertezza sul progetto rossonero, il quale in estate sembrava a prova di bomba e che ora rischia di venir pesantemente ridimensionato dopo appena mezza stagione.

I cinque errori più pesanti commessi da Montella come tecnico del Milan

La confusione tattica

Dopo aver portato a termine una stagione comunque positiva con il ritorno in Europa sfruttando sempre lo stesso modulo, ovvero il 4-3-3, Montella ha voluto a tutti i costi cambiare schema dopo la pesante sconfitta contro la Lazio di inizio campionato, facendosi sotterrare dalle pressioni esterne. Il problema è che il 3-5-2 e il 3-4-2-1 proposti non hanno mai convinto del tutto e la confusione tattica ovviamente non ha beneficiato nella testa dei calciatori, che si sono ritrovati a dover eseguire 3 moduli diversi in meno di 6 mesi, senza praticamente assimilarne nemmeno uno. Paradossalmente la strada migliore sarebbe stata quella di insistere sul 4-3-3, anche se probabilmente il modulo migliore per questo Milan – in base ai calciatori acquistati sul mercato – potrebbe risultare il 4-3-1-2, data la presenza in rosa di giocatori come Calhanoglu, Suso e Bonaventura. E, ovviamente, se non si riesce a mettere in campo una squadra coerente nei ruoli e nelle aspettative, difficilmente quest’ultima potrà ottenere risultati positivi. In generale, comunque, l’impressione resta quella di un tecnico non convinto sin dall’inizio su moduli e tattica da utilizzare, dunque impreparato anche al cambio in corsa.

Equivoci e testardaggine

Una delle situazioni che hanno fatto sempre maggiormente discutere in questi mesi al Milan riguardavano la gestione dei calciatori da parte di Montella. In particolare l’utilizzo di alcuni giocatori nuovi ha reso bene l’idea della confusione del tecnico: Calhanoglu praticamente mai schierato nel suo ruolo, Rodriguez arrivato a giocare centrale di difesa, Borini proposto come esterno basso e costretto a fare quasi esclusivamente compiti di copertura. A molti ha poi dato fastidio l’opprimente insistenza su Kalinic, calciatore evidentemente poco in forma e soprattutto poco utile alla causa nel contesto attuale. Di contro, Cutrone – spesso in campo (e in gol) nelle amichevoli estive e a inizio stagione – ha fatto molta panchina mentre André Silva è stato letteralmente boicottato (ma di questo parleremo più avanti). Difficile anche pensare di poter far rendere Biglia al meglio in un centrocampo troppo folto. Insomma, la sensazione è che Montella sia andato subito in difficoltà nel dover gestire calciatori dal peso qualitativo e carismatico superiore e che, di conseguenza, facesse fatica a gestire la sua stessa panchina, ormai caldissima da settimane.

The show must go on

Probabilmente anche l’atteggiamento ai microfoni delle tv nel post-gara di campionato ha molto infastidito l’ambiente Milan. Anche in caso di sconfitte molto pesanti Montella si è presentato sempre fin troppo ottimista e sorridente. Soprattutto, l’ormai ex tecnico del Diavolo ha palesato un’incredibile difficoltà nel fare autocritica, cercando spesso alibi in caso di risultato non incoraggiante oltre che giustificazioni più o meno convincenti riguardo alcune scelte tecnico-tattiche adoperate durante i match stessi. Qualcuno potrebbe sostenere che si sia trattato di un atteggiamento “difensivo” di Montella ma l’idea è che, così facendo, il tecnico abbia finito per attirare ancora maggiormente su di sé le luci della ribalta e le domande dei giornalisti.

Danno d’immagine

fonte foto: sito acmilan.iti

Questo è l’aspetto che potrebbe aver fatto prendere la decisione alla nuova proprietà. La gestione tecnica di Montella stava letteralmente facendo sprofondare il Milan, che con tanta fatica si era ricostruito una reputazione con un mercato estivo forse non estremamente funzionale ma di certo sontuoso a livello di nomi. Probabilmente a Montella non è stato perdonato il non saper (o voler) gestire due investimenti pesantissimi in termini monetari fatti dalla società, come Calhanoglu e André Silva. Due giocatori che sarebbero titolari praticamente in qualsiasi altra squadra italiana ed europea e che invece nel Milan si sono trovati spesso a scaldare la panchina o a giocare spezzoni di gara. Il caso dell’attaccante portoghese è davvero eclatante: non si può pretendere di uscirne indenni quando si insiste nel far giocare poco un calciatore pagato 40 milioni di euro e indicato da molti – CR7 compreso – come un vero e proprio predestinato, che peraltro in Europa League mantiene già le promesse. L’idealismo di Montella sui calciatori e il modulo da schierare – che fino ad ora aveva portato una qualificazione scontata ai sedicesimi di Europa League e pochissimo altro – è risultato evidentemente componente decisiva per il suo allontanamento dalla panchina rossonera. Il tutto ha finito per generare un danno d’immagine ma anche di progetto, poiché spesso Fassone e Mirabelli hanno chiarito che senza Champions League sarebbe stato necessario vendere almeno un top player, per questioni di bilancio.

Bisogna saper ascoltare

Montella, nella sua avventura al Milan, ha dato l’idea di essere una persona poco incline a seguire i consigli degli altri. E questo ha fatto malissimo sia al rapporto che il tecnico ha intrapreso con i dirigenti che con i tifosi. Il gioco del Milan non piaceva a nessuno: tanto possesso palla ma pochissimi risultati offensivi, spettacolo praticamente assente se non contro avversari decisamente modesti e poco probanti. Se persino Berlusconi – che, al di là del credo politico, il Milan l’ha reso leggenda – arriva a criticarti aspramente in pubblico vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto. Perché questo parere sposta davvero gli equilibri (altro che il Bonucci attuale) e per i tifosi una critica del genere è stata una manna dal cielo. Proprio una parte della tifoseria rossonera ha peraltro sempre osteggiato Montella, mai in grado di rendersi amichevole agli occhi del tifo rossonero e fin troppo testardo nel portare avanti le sue idee senza apportare cambiamenti davvero utili e validi alla causa. L’addio al Milan era quindi l’unica strada possibile anche se, allo stato attuale delle cose, si pensava che l’esonero sarebbe arrivato più in là. Il futuro del club non è più così roseo e a pagare, come da copione, è stato l’allenatore.