martedì, Dicembre 7, 2021

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Vecchi campioni e abitudini dimenticate: sfogliando l’Album Panini 70-71

Rovistando tra i vecchi cimeli dei padri, capita a volte di imbattersi in pezzi rari, unici, magari addirittura sconosciuti ai nostri occhi giovani, ma che spesso ci ammaliano e ci tengono lì, immobili ad osservare quel qualcosa di antiquato che non si può proprio fare a meno di guardare con ammirazione. Ecco, può raramente addirittura capitare di trovare quel reperto di cui ti appropri appena lo noti, perché lo senti già come tuo, perché è un po’ come un passaggio di testimone, da tuo padre a te, e tu lo conserverai con gelosia fino a che tuo figlio sarà grande e consapevole abbastanza per poterlo ricevere e apprezzare: e per noi malati di calcio, quale amore a prima vista più grande di un vecchio Album dei Calciatori Panini? Eccola, davanti agli occhi, l’infanzia di intere generazioni racchiusa in un albo, il segno tangibile del calcio che era.

L’album Panini 70-71

album panini 70/71Il calcio immortalato dall’album Panini 70-71 che sfoglio era un calcio diverso, e raccontava una Serie A molto diversa da quella a cui siamo abituati: il campionato era formato da 16 squadre (paradossale come quasi cinquant’anni dopo si stia cercando di tornare allo stesso punto), campione in carica il Cagliari di Gigi Riva che tentava una complicata riconferma, la vittoria valeva ancora solamente due punti.
Le divise, classiche ma che si suda solo a guardarle, prive di sponsor, le scarpe nere e tutte uguali con il vecchio laccio che passa sotto la suola e i portieri senza guanti.
Scorrendo tra le pagine il primo pensiero è che questi dovevano essere davvero uomini e giocatori d’altri tempi, amanti del gioco più che del denaro e della fama. Conseguenza, la prolungata militanza in un singolo club – difficile trovare giocatori che avessero cambiato più di 3 casacche durante la loro carriera- e stragrande maggioranza di italiani.

Il secondo pensiero è la quantità di campioni che possedeva il nostro campionato, giocatori il cui nome fa oramai parte della leggenda: dal sopracitato Riva a Facchetti, da Causio a Boninsegna, passando per il golden boy Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Altafini, Bettega e Furino, fino ad arrivare a giocatori che hanno poi dimostrato il loro valore persino su alcune delle panchine più prestigiose del mondo: Lippi, Trapattoni, Capello.
Quel campionato lo vincerà l’Inter, qualificandosi per la Coppa dei Campioni, con uno straordinario Boninsegna capocannoniere del campionato con ben 24 gol.
Si introduceva quell’anno la cosiddetta “Zona Coppa Uefa”, il diritto cioè a partecipare alla neonata coppa Uefa (che aveva sostituito la Coppa delle Fiere) per le squadre classificate da seconda a quinta, con l’ultimo posto disponibile conquistato dal Bologna, dietro a Juventus, Napoli e Milan.
Esisteva ancora la “Mitropa Cup”, una specie di competizione elitaria per i club di campionati centro europei, che però stava via via perdendo valore dinnanzi alle ben più blasonate Coppa dei Campioni e Coppa Uefa. Quell’anno si qualificò paradossalmente la Fiorentina che, pur essendosi salvata all’ultima giornata dalla retrocessione in Serie B, era l’unica Italiana ad averla vinta in precedenza ed a non essere coinvolta in nessun’altra manifestazione superiore (anche il Bologna era stato campione in precedenza ma come detto si era piazzata in Coppa Uefa.)
Certo, erano altri tempi, i biglietti per lo stadio costavano poche lire e le partite si giocavano tutte la domenica alle tre, il calcio era più maschio e forse un po’ lo rimpiangiamo. Ma è proprio per questo che amiamo così tanto gli album delle figurine, perché ci aiutano a rievocare e bloccare nel tempo momenti che altrimenti non potremmo far altro che immaginare.

di Jacopo Bellantonio

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