domenica, Gennaio 23, 2022

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Okwonkwo, l’incosapevole uomo dei record

Cognome articolato, piglio decisivo, futuro assicurato. La faccia in copertina del Bologna di Roberto Donadoni – reduce dalle vittorie su Verona e Sampdoria dopo aver perso quattro gare consecutive – è sicuramente quella pulita di Orji Okwonkwo, giovane nigeriano classe ’98, già autore di tre reti a dispetto dei pochi minuti disputati in queste prime 14 giornate di campionato. Gol pesanti e mai banali, segnati con la leggerezza dei suoi diciannove anni, circostanza che rischia di non fare apprezzare interamente la portata dell’impresa compiuta da un giocatore che dovrebbe fare la differenza in Primavera, piuttosto che sui campi della serie A. Sarà il tempo a stabilire se si tratti di un predestinato o di una meteora, ma quel che è certo che siamo davanti a un prospetto di assoluto rilievo, detentore al momento di un curioso record stagionale.

Decisivo in poco tempo: nessuno come Okwonkwo in serie A

Sassuolo, Verona, Sampdoria. I suoi tre scalpi illustri Okwonkwo li ha conquistati in appena 80 minuti complessivi, alla strabiliante media di un gol ogni 27 (miglior media in serie A). Sempre decisivo a pochi istanti dal suo ingresso in campo, come nel tap-in vincente in occasione della prima rete da professionista sulla corta respinta di Consigli il 24 settembre scorso. Quattro minuti, utili per sbloccare il risultato e regalare al Bologna il successo nel derby emilano con il Sassuolo. Giusto qualcuno in più una settimana fa al Bentegodi dove, subentrato un po’ a sorpresa a Destro, aveva colpito con quello che non è certamente il pezzo del suo repertorio di attaccante moderno: il colpo di testa. Nel mezzo, l’ormai solito spezzone regalatogli da Donadoni nella gara interna con la Lazio quando, anche ricorrere all’amuleto magico, non era servito per evitare la sconfitta. Sabato scorso al Dall’Ara, il terzo indizio del fatto che Okwonkwo non sia esattamente un giocatore qualunque. Sua la rete del definitivo 3-0 sulla Sampdoria, dopo che l’espulsione di Torosidis aveva rischiato di vanificare un gran primo tempo: cinque minuti dopo aver sostituito Verdi, ecco un’altra prodezza in contropiede. Punta centrale o esterna, il nigeriano è ancora alla ricerca della giusta posizione in grado di esaltare le proprie qualità, essendo stato gettato nella mischia senza particolari compiti da assolvere ma esclusivamente per cercare di spostare l’inerzia del risultato. Destro, Di Francesco, Verdi, Petkovic, Palacio. Il parco attaccanti a disposizione permette al tecnico rossoblù di ruotare gli uomini a seconda delle necessità, senza mai rinunciare a offendere in modo incisivo. Le 17 reti realizzate dal Bologna fino a questo momento, sono distribuite soprattutto tra gli interpreti offensivi, coinvolti a turno nel progetto tecnico, risorse preziose dalle quali attingere. Il caso di Okwonkwo non fa eccezione, confermando la tendenza dell’uomo decisivo a gara in corso, mossa alla quale ogni allenatore dimostra di ricorrere nonostante le mutate situazioni di gioco che del calcio di oggi.

L’incredibile leggerezza di Okwonkwo, talento tutto da scoprire

Già campione del Mondo Under 17 nel 2015 con la Nigeria (con un gol da urlo realizzato in semifinale contro il Cile), Okwonkwo era stato acquistato dal Bologna e inizialmente aggregato alla Primavera. L’altissima media gol fatta registrare con i pari età – 19 reti in 23 presenze, di poco inferiore a una a partita – gli ha spalancato le porte della prima squadra già dallo scorso anno quando, dopo l’esordio assoluto con il Palermo, erano arrivate le due presenze da titolare con Milan e Juventus nelle ultime due giornate di campionato. Prestazioni positive, esperienze da far fruttare in questa stagione, dove l’apatia dei due attaccanti centrali di ruolo (Destro e Petkovic), ha convinto Donadoni ad affidarsi anche alle sue qualità di finalizzatore quasi inconsapevole, ma tremendamente efficace. Tecnico, esplosivo, fisico, Okwonkwo possiede tutte le caratteristiche della punta moderna, guidato da quell’incoscienza derivante dalla sua giovane età che, a conti fatti, sta facendo la differenza. Giocare senza l’assillo di dover necessariamente dimostrare qualcosa, resta il miglior antidoto contro le tante pressioni che gli alti livelli impongono. Ancora acerbo tatticamente, il più giovane della compagine rossoblù appare destinato a un futuro da protagonista, con buona pace di chi con un cognome del genere farebbe volentieri a meno di averci a che fare.

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