domenica, Dicembre 5, 2021

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Genesi tecnico-tattica del gol di Brignoli

I tifosi di Benevento e Milan non dimenticheranno mai il 95′ della prima partita ufficiale in assoluto mai disputata da entrambe le squadre in Serie A. I rossoneri stanno per portare a casa una vittoria sofferta contro quella che era – e purtroppo resta, in termini statistici – la peggior squadra d’Europa. Il Destino però regala un calcio di punizione alle Streghe e, nonostante la mancanza di indicazioni precise dalla panchina, il portiere Alberto Brignoli decide di creare densità nell’area di rigore avversaria per aumentare le possibilità di pareggio. Questo non solo avviene ma il protagonista risulta essere proprio il portiere di proprietà della Juventus, che insacca clamorosamente e porta al pareggio per 2-2 il suo club, firmando personalmente il primo storico punto in Serie A del Benevento. Brignoli – che negli scorsi anni ha giocato prevalentemente in Serie B e che quest’anno si era fatto segnalare più che altro per qualche brutto errore, come ad esempio quello nel disimpegno di piede contro il Sassuolo – diventa così eroe per caso ma nemmeno tanto: il suo gol (il primo di un portiere in Serie A dopo l’exploit di Taibi in Reggina-Udinese del 2001) non è la tipica segnatura casuale o in mischia di un portiere, bensì appare come un gesto tecnico assolutamente voluto e per questo assume anche valore maggiore, in una contemporaneità calcistica che vede l’estremo difensore necessariamente dover competere a livello tecnico con gli altri giocatori della sua squadra per essere considerato. Decostruiamo e ricostruiamo dunque il gol che ha già consegnato Brignoli, volente o nolente, alla storia del calcio italiano.

Brignoli, la genesi tecnica di un gol leggendario.


Ricapitoliamo, dunque: nel pieno dell’ultimo minuto di recupero il Benevento guadagna un calcio di punizione dalla parte sinistra del campo. Sicuramente è l’ultima occasione per creare qualcosa di valido: il Milan vince 1-2 nonostante un gioco non scoppiettante, per via delle reti di Bonaventura e Kalinic e delle marcature certamente non esaltanti dei difensori del Benevento sulle stesse segnature realizzate. Del calcio piazzato si occupa Cataldi il quale aspetta qualche secondo per spedire la palla in mezzo, questo perché il portiere Alberto Brignoli decide di salire per creare un’ulteriore superiorità numerica sul Milan nella situazione: i rossoneri, già in 10 per l’espulsione di Romagnoli durante il secondo tempo, si ritrovano così a difendere 10 vs 12 (o meglio, 9 vs 11 contando solo i giocatori di movimento ed escludendo Cataldi) durante la punizione. L’area è affollatissima: i giocatori del Milan sono di meno ma rappresentano quanto di meglio si possa avere sul gioco aereo in quelle circostanze. Bonucci, Kalinic, Zapata e Musacchio sono – in teoria – una garanzia sotto quest’aspetto di gioco. Gettare la palla dentro a casaccio non avrebbe senso, un giocatore tecnico come Cataldi ne è ben conscio. E già qui la figura di Brignoli assume un’importanza colossale, proprio perché concede all’ex giocatore di Lazio e Genoa un’alternativa importantissima (anche se forse, sulla carta, non credibile) rispetto alla soluzione tradizionale. Il pensiero sfiora la mente del centrocampista che, come in un famoso film, forse avrà pensato “si può fare”. Paradossalmente è proprio questa la parte fondamentale dell’azione, quella che la precede: la scelta.

Brignoli
Brignoli ha già colpito: la palla sta per insaccarsi – FOTO: Benevento Calcio

Italia-Marocco

Veniamo alla posizione di Brignoli, altro punto fondamentale. L’estremo difensore sale per portarsi verso l’area avversaria ma, a conti fatti, sceglie di partire ben al di sotto del limite della stessa. Forse nemmeno lui si aspetta di ricevere davvero il pallone ma vuole farsi trovare pronto nel caso in cui ciò avvenisse. Al momento del cross di Cataldi il portiere entra nella zona calda, a qualche metro laterale dalla posizione del dischetto del rigore. La palla calciata da Cataldi va proprio verso quella direzione: è un incontro di anime, con una necessità ben chiara. Brignoli capisce che la sfera è diretta proprio verso di lui. Cosa ben più importante, lo capisce prima che faccia lo stesso la difesa del Milan. In particolare Musacchio sembra quasi intuire la situazione, scalando sul portiere durante il suo movimento ma senza la convinzione necessaria atta a rendere credibile il suo gesto. Nessuno può credere che, da quella posizione, un portiere possa segnare ad un altro. Sfruttando la relativa libertà di assetto fisico, Brignoli a quel punto deve soltanto decidere come colpire. La più logica azione sarebbe quella di impattare il pallone con la testa e infatti l’ex Ternana manifesta l’intenzione di farlo. Ciò che però costruisce davvero la differenza è lo stile con cui Brignoli anticipa tutti di testa: il suo tuffo, seppur tecnicamente “rozzo” e frutto quasi di un senso di disperazione sportiva, risulta estremamente efficace e, in parte, riesce ad essere persino stiloso. Scherzosamente sui social lo si è paragonato a quello cinematografico di Aldo Baglio in Tre Uomini E Una Gamba. La verità, però, è che il tuffo di Brignoli somiglia molto a quello di una punta, anche perché può avere un solo fine: il pallone deve andare sull’altro angolo. Un gesto voluto, dettato sia dal linguaggio del corpo che dalla posizione della testa con cui viene colpito il pallone. Che infatti si insacca nell’angolo opposto della porta, con Donnarumma che non ha nemmeno il tempo di pensare a una controffensiva. Il miracolo è avvenuto e Brignoli si guadagna un posto nella leggenda.

Presente e futuro

Impossibile da considerare un gol brutto, quello di Brignoli è sicuramente un gesto quasi totalmente voluto su cui però anche la fortuna ha messo una mano determinante. Resta certamente uno dei più bei gol segnati da un portiere in situazioni del genere negli ultimi secondi di gioco, escludendo ovviamente tutti i casi di portieri goleador che battono punizioni e rigori. Tra dieci anni ne riparleremo come di una perla grezza, di una singolarità. Adesso però è tempo di gioire per le Streghe e il loro portiere: nessuno dimenticherà più il nome di Alberto Brignoli, il goleador improvvisato che ha pareggiato i conti col Diavolo.

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