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Questa volta non ci sono i sorrisi, questa volta è finita. La grande storia d’amore, il romanzo d’appendice calcistica che legava Davide Nicola al Crotone è finito un martedì in tarda serata con la comunicazione dell’ex allenatore delle sue dimissioni. Una decisione irrevocabile, che scrive la parola fine di una storia tanto epica quanto biblica, un racconto che partiva dal caldo della preparazione di luglio 2016 al freddo di dicembre 2017. La notizia è rimbalzata da nord a sud per tutta l’Italia tanto era l’incredulità della voce. Con il passare dei minuti ha preso forma sempre più consistentemente fino a concretizzarsi come realtà assoluta. Nicola lascia il Crotone come lo aveva reso a maggio della scorsa stagione: salvo, ancora in Serie A. La rottura del rapporto tra allenatore e club nasce in un momento di difficile gestione dell’enfasi emotiva, la fase di sfogo di alcuni giocatori nell’intervallo tra Crotone e Udinese, giocata lunedì alle 19. Nel giorno in cui la Serie A riabbraccia un altro importante personaggio tornato dal suo purgatorio di sventure quale Giuseppe Rossi (firmato ufficialmente il suo contratto con il Genoa) allo stesso modo il campionato perde un eroe, o meglio, una figura che ci avrebbe fatto piacere vedere ancora su quella panchina.

Nicola-Crotone, la leggenda narra …

Lunedì sera fa parecchio freddo a Crotone, le temperature si sono abbassate in tutta Italia e da qualche parte, nel meridione, si legge sui termostati addirittura alcune sorprendenti cifre “sotto lo zero”. All’Ezio Scida di Crotone alle 19:47 l’arbitro fischia la fine del primo tempo e l’Udinese, alla seconda gara ufficiale con Oddo come allenatore, è in vantaggio per uno a zero con gol di Jankto. Le squadre vanno negli spogliatoi e si legge nei volti degli Squali rabbia, nervosismo e neanche a dirlo, tanta amarezza. Un po’ meno squali, decisamente più Delfini. Nicola prova a scuotere i suoi, utilizza qualche vocabolo un po’ inappropriato e scoppiano le prime scintille: frasi poco consone e atteggiamenti evidentemente troppo plateali disegnano una globale situazione di ingerenza da parte dei giocatori.

Allora Nicola si arrabbia, torna in campo e dopo altri 45′ assiste ad altri due gol dell’Udinese, che al contrario dei calabresi se ne torna a casa con tre punti più che soddisfacenti. Lo stadio fischia, la classifica è difficile: nelle ultime cinque giornate il Crotone ha vissuto due situazioni sportive specularmente opposte in termini di risultati; prima i sei punti a dir poco inaspettati contro Fiorentina (in casa) e Bologna (trasferta), poi le pesanti e sonore sconfitte contro Genoa (in casa), Juventus (a Torino) e appunto Udinese: negli ultimi due incontri la squadra ha incassato sei gol. Nicola deve aver notato qualcosa negli occhi dei giocatori, uno sguardo rinunciatario o di assenza che ha condotto l’allenatore ed il suo orgoglio a dire basta con questa storia. A fine partita l’aria continua ad essere pesante e probabilmente è proprio lì che l’allenatore inizia a materializzare quelle che saranno poi le successive dimissioni. Così Nicola ha detto a tutti “me ne vado”: prima al capitano Cordaz, poi al resto della squadra e infine alla dirigenza, che seppur organo superiore non ha potuto far altro che accettare la decisione del mister piemontese e annunciare definitivamente la risoluzione del rapporto fra le due parti.

Nicola, il dado è tratto

Fa strano non sentir più parlare di Nicola al Crotone come una figura chiave. La rosa che a quanto pare lo ha tradito, i congiurati tecnico-emotivi che hanno spinto l’allenatore alle dimissioni sono in gran parte gli stessi che nella passata stagione avevano contribuito alla salvezza del club insieme a lui. Da eroi a giuda, da amici ad avversari. Nicola si deve essere sentito talmente tanto con le spalle al muro e totalmente fuori controllo del suo spogliatoio che le proprie dimissioni sono dettate tanto dal caos attuale quanto dal senso di manchevolezza. Non c’è più il rapporto idilliaco su cui si basavano innegabilmente le forze del Crotone, che aveva sempre fatto del gruppo (storico) un’arma in più contro gli avversari. Il conoscersi, il capirsi, la conoscenza approfondita delle qualità dei compagni avevano aiutato Nicola a mantenere saldo e motivato lo spogliatoio nei momenti più difficili della scorsa stagione, e di fatto, adesso, queste fondamenta sono venute meno. Nella salvezza all’ultima giornata dello scorso anno l’allenatore era stato esaltato come il vero artefice della salvezza degli Squali, una sorta di eroe popolare in Calabria che lo aveva spinto a un mistico viaggio in bicicletta da Crotone a Torino. Ora Nicola farà tutte le passeggiate in bici che vorrà dato che la sua scelta, questa rottura nella storia d’amore, è di fatto una decisione irrevocabile e non ammette repliche. Dev’essere proprio grave quello che ha sentito dai suoi stessi giocatori, perchè Nicola, e se ne sono resi conto tutti, sarà caparbio e deciso ma ha anche una personalità sensibile e delicata. Le parole di qualcuno che non si aspettava lo hanno pietrificato, lasciato senza animo. Oramai il dado è tratto e il Crotone dovrà cercare un nuovo allenatore dopo aver annunciato al mondo la separazione con l’eroe dello Scida, il Salvatore della visibilità mondiale di un’intera città. Nicola ha salvato il Crotone e Crotone ma i suoi giocatori non hanno salvato il suo rispetto, e adesso, in questo caos abbastanza calmo che aleggia in Calabria, si troveranno i colpevoli e le soluzioni di questa vicenda. Che è finita male, certo, ma Nicola li ha salvati ancora una volta e se ne va da vincitore. Invece di una lettera di spiegazioni, sul tavolo del suo ufficio Nicola ha lasciato i suoi risultati con il Crotone:

PARTITE GIOCATE: 53

VITTORIE: 12

PAREGGI: 10

SCONFITTE: 31

POSIZIONI: 16 (206-2017); 17 (20172018)

PUNTI TOTALI: 34 (2016-2017); 12 (20172018)