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Cannavaro
Cannavaro alza la Coppa Italia - FOTO: Twitter

La notizia era nell’aria ed è stata confermata da un’esclusiva di Napoli Magazine: Paolo Cannavaro lascerà il Sassuolo – e il calcio giocato – a gennaio. Andrà in Cina, al Guangzhou Evergrande, per una reunion che si preannuncia emozionante e appassionante con il fratello Fabio, il quale ha deciso di servirsi della sua bontà per affrontare al meglio la nuova avventura da tecnico. Per l’ex giocatore del Napoli si chiude una porta e si aprirà immediatamente un portone, peraltro a stampo familiare. Forse non la fine del percorso più appariscente o incredibile ma un addio al calcio ponderato e forse pensato da tempo, un saluto quasi necessario vista la richiesta del fratello. Alla famiglia non si dice mai di no e Cannavaro, che da Fabio ha preso spesso ispirazione per la sua carriera, non poteva di certo voltargli le spalle nel momento del bisogno. A 36 anni qualcuno è addirittura capace di trovare un nuovo inizio. Alla stessa età, invece, Cannavaro sceglie di lasciare dopo una buonissima carriera vissuta in maniera parallela – riguardo scelte e vittorie – rispetto al forse più famigerato fratello.

Paolo Cannavaro si ritira e va in Cina, dopo una carriera senza rimpianti

Forse piangerà Paolo Cannavaro. Non adesso, a un certo punto dei prossimi giorni, quando capirà che le scarpette andranno davvero appese al chiodo. Piangeranno con lui i tifosi del Sassuolo, che per anni sono stati in grado di verificarne l’attenzione al dettaglio, la tecnica di base, la personalità e la professionalità in campo, nonché l’animo gentile e scherzoso manifestato al di fuori del rettangolo di gioco. Soprattutto, però, piangeranno i tifosi del Napoli, il grande amore di Paolo. Perché è stato lui, per i supporters partenopei, il “vero” Cannavaro della famiglia. Fabio, costretto ad andare via per coprire parzialmente i debiti del club, non riuscì mai più a tornare al San Paolo da calciatore. La sua eredità doveva essere raccolta in qualche modo e negli anni più bui e difficili fu proprio il giovane fratello a proporsi come leader e condottieri della squadra e della difesa a tre. Superando notevoli difficoltà iniziali – come i molti errori in disimpegno e una stima dei tifosi calante – Cannavaro è riuscito a imporsi nel cuore di tutti grazie al suo amore viscerale per la città e per il club. Con il Napoli la crescita è stata enorme, sia a livello generale che personale. Dai campi della Serie B all’Europa il passo è stato breve. Il momento più emozionante è stato forse quello della Coppa Italia vinta contro la Juventus, primo e unico trofeo alzato da Cannavaro come capitano della sua squadra del cuore. Un urlo di gioia che andava a emulare – paradossalmente in maniera del tutto differente – quello del fratello a Berlino, nel 2006. Due trionfi immensamente diversi a livello di caratura, eppure così simili nell’importanza. Perché Paolo Cannavaro, che in Nazionale non ha mai trovato presenze ufficiali, la sua Coppa del Mondo l’aveva vinta proprio in quel momento. O forse anche prima, quando era riuscito a farsi accettare non più come “il fratello di” ma come Paolo, roccioso e tecnico difensore all’altezza dei suoi compiti.

L’importante è farcela

L’obiettivo di Cannavaro era diventare una bandiera per la sua città. Nonostante l’addio forzato dalle scelte di Benitez, il ragazzo è riuscito nel suo intento: ogni ritorno al San Paolo è stato un tripudio di applausi e ammirazione. Qualcosa che può andare spesso al di là di un trofeo, per un calciatore. Per definirlo in carriera sono stati utilizzati molti epiteti negativi: “sopravvalutato”, “scarso”, persino “raccomandato”. Cattiverie gratuite – spesso arrivate anche a mezzo stampa – che però non ne hanno scalfito la fiducia. Certo, la carriera di Paolo Cannavaro non si può minimamente paragonare a quella del fratello in termini di soddisfazioni personali e coppe portate a casa. Non tutti, però, sono destinati alle luci della ribalta o ai ruoli da protagonista assoluto. In questo, Paolo Cannavaro ha trovato un equilibrio incredibile: né comprimario o attore non protagonista ma nemmeno calciatore in grado di rubare spazi ad altri. Silenzioso ma granitico, il quasi ex difensore ha spesso dimostrato di poter far parlare di sé pur restando al suo posto, una via di mezzo tra la gloria e il muto assenso. Perciò, al di là di tutto, Paolo Cannavaro non sarà mai più solo ricordato come il fratello di Fabio. Sarebbe ingiusto e limitante per un calciatore che ha saputo svolgere il suo mestiere con attenzione e abnegazione. Meglio ricordarlo a livello sportivo come Paolo, ragazzo partenopeo e pilastro di un Napoli in rinascita. Un calciatore come tanti che però ha coronato i suoi piccoli sogni. Forse non il “vero” Cannavaro per tutti ma il Cannavaro “giusto” per tanti altri. Una bandiera, che si è allontanata ma resta comunque sempre alta e fiera, seppur in diversi lidi. Uno che ce l’ha fatta, insomma. E farcela, alla fine, probabilmente è l’unica cosa che conta davvero.