domenica, Novembre 28, 2021

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Juventus-Inter, un pareggio per vincere lo scudetto: l’analisi

Se Juventus-Inter di sabato sera fosse stata una partita a scacchi, potremmo dire che Spalletti è riuscito ad arroccare il suo Re prima che Allegri potesse metterlo sotto scacco. Sarebbe scorretto, invece, affermare che è valida anche l’affermazione contraria. La retorica che domina intorno a un big match che finisce 0-0 ci può portare spesso a parlare di “annullamento reciproco”, e ciò è sicuramente in parte vero anche nel caso di Juve-Inter, ma è una visione fin troppo parziale di come sono andate realmente le cose. Per comprendere come sia maturato questo pareggio e perché fosse così importante non perdere, è necessario analizzare la situazione psico-fisica con cui le due squadre hanno approcciato la partita e quali strategie pensavano di far valere i due allenatori.

Arrivare in salute a Juventus-Inter

I nerazzurri

Un 5-0 casalingo al Chievo per prendersi dopo due anni una splendida vetta della classifica, un gruppo sempre più unito e la consapevolezza di avere giocatori che possono risolverla da un momento all’altro quando le cose buttano male. L’Inter è una squadra che arriva fisicamente al doppio della velocità degli altri negli ultimi 15 minuti di partita e ha anche spesso la pazienza di aspettare. Nell’ultima uscita le riserve hanno dimostrato di essere importanti quanto i titolari e Spalletti è il mediatore perfetto tra il gruppo e l’ambiente esterno, difensore oltranzismo del proprio lavoro e dissipatore di tensioni e aspettative. L’Inter non potrebbe arrivare meglio a questa partita, ma l’allenatore di Certaldo sa bene che anche due anni fa a questo punto del campionato Mancini aveva in mano una capolista che è sfuggita alle premesse di un inizio scoppiettante. Una sola sconfitta ed un calo di tensione possono invertire la tendenza in una squadra che non ha ancora esplorato i propri limiti e che dovrà farlo in primavera se vuole davvero competere per lo scudetto. Per questo motivo vincere sarebbe stato importantissimo, ma ancora più decisivo sarebbe stato perdere.

I bianconeri

I padroni di casa arrivavano alla sfida nell’insolita posizione di chi deve inseguire, a -2 dall’Inter capolista, ma con il morale alle stelle dopo lo 0-1 imposto al Napoli al San Paolo con l’autorità di chi è ancora “quella da battere” per avere pretese sul campionato. Sistemata la qualificazione in Champions durante la settimana, i bianconeri sognavano di raddoppiare il colpo vincendo anche in casa con l’Inter, ma Allegri sapeva bene che era prima di tutto molto importante non prendersi troppi rischi; e d’altra parte è così da qualche tempo a questa parte, più precisamente da 5 partite. In queste ultime 5 partite, contro Barcellona, Crotone, Napoli, Olympiacos e da ultima l’Inter, la Juventus non ha mai subito gol: si tratta del terzo problema risolto da Allegri nel corso di questa stagione. Il primo è stato quello della varietà di soluzioni offensive, aumentate in maniera esponenziale con i nuovi acquisti e la loro alternanza, in grado di sopperire ai naturali cali realizzativi (ma non necessariamente di prestazione) prima di Higuain e poi di Dybala; il secondo ha richiesto ad Allegri di rinunciare a un uomo offensivo per sfruttare meglio gli uomini a disposizione a centrocampo; il terzo in questione, e forse naturale proseguimento dei primi due, è stato quello di migliorare la fase difensiva dopo aver alzato di molto l’asticella della pericolosità davanti, in assoluto il più difficile di tutti. Il più complesso tatticamente, ma anche mediaticamente, perché dopo la cessione di Bonucci è stato facile per i giornali additare l’assenza di Bonucci come motivo scardinante degli equilibri difensivi bianconeri consolidati con la ormai celebre BBC. La partita a Genova contro la Sampdoria è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la Juventus è andata sotto 3-0 e ha vanamente tentato la rimonta con due gol nel finale. Nell’intervista post partita Chiellini si espone e dice chiaramente che questa squadra è di gran lunga superiore alla stragrande maggioranza delle altre presenti nel campionato, per questo motivo non può permettersi distrazioni tanto lacunose all’interno di un singolo incontro, perché basterebbe mantenere alta la concentrazione per non subire gol. Da quel momento la Juve smette di subire gol. Non subire gol significa quanto meno pareggiare una partita e, data la pericolosità degli uomini a disposizione di Allegri, spesso può voler dire vincerla, perché un gol può nascere da qualsiasi occasione. Napoli è un esempio perfetto: la Juve gestisce al meglio i momenti della partita, organizzata in modo da non soffrire le incursioni degli azzurri e disposta in modo da bloccarmele triangolazioni, con due linee molto compatte e spazi soffocati; poi segna su una ripartenza, grazie alla ricezione tra le linee dei trequartisti Dybala e Douglas Costa. Contro l’Inter Allegri ha preparato una partita per certi versi simile, pur consapevole del fatto che i nerazzurri non avrebbero costantemente voluto fare la partita come invece fa solitamente il Napoli.

Una partita a scacchi

Prima mossa di Allegri

Come da ordine prestabilito, Allegri doveva dunque occuparsi come prima cosa di disinnescare le armi migliori dell’Inter, la squadra che in Serie A effettua più cross e che da tale situazione ha racimolato più reti, ben 11. Naturalmente, si trattava di bloccare le ali dell’Inter, Perisic e Candreva. Per questo l’allenatore bianconero ha voluto schierare due esterni come Mandzukic e Cuadrado: il primo crea mismatch fisici praticamente contro tutti i terzini destri della Serie A, così Candreva avrebbe dovuto ripiegare in copertura per dare una mano a D’Ambrosio; il secondo è in grado di coprire porzioni enormi di campo sia per attaccare che per difendere e doveva agire da martello pneumatico instancabile per tenere bloccato Santon e chiamare verso la propria area Ivan Perisic, protagonista di una partita imprecisa anche a livello tecnico. Poi, quando il pallone veniva recuperato dall’Inter, abilissima nel gioco in transizione, Asamoah rimaneva molto alto per non lasciare partire Candreva e veniva immediatamente aiutato da Mandzukic e Matuidi, mentre dall’altra parte De Sciglio rimaneva più bloccato sulla linea dei difensori (l’ex Milan non ha praticamente mai aiutato la fase offensiva), quasi a formare una difesa a 3, per non lasciare mai solo Perisic. A sua volta veniva poi aiutato dai ripiegamenti di Khedira e Cuadrado. Lo scivolamento a seconda della fascia attaccata dai nerazzurri, permetteva alla Juve di avere sempre a centrocampo Piani affiancato da una delle due mezzali, in parità numerica con i due mediani dell’Inter.

La risposta di Spalletti

Potendosi aspettare un’accoglienza di questo genere, anche grazie alle indiscrezioni settimanali sul 4-3-3 che Allegri sembrava voler utilizzare per la partita, Spalletti ha dovuto pensare a qualcosa di leggermente diverso dal solito. Nonostante il ritorno dalla squalifica di Gagliardini, uno di quelli che ha giocato quasi sempre, l’allenatore nerazzurro si è affidato a una linea mediana con Borja Valero e Vecino, con Brozovic sulla trequarti, per un centrocampo complessivamente più tecnico e con più soluzioni in costruzione in caso le fasce fossero risultate ostruite. In più, il croato conserva sempre la sua naturale predisposizione a indisciplinarsi tatticamente per avvicinarsi al pallone e costruirsi un tiro o un passaggio chiave, indole che Spalletti avrebbe voluto sfruttare come “variabile impazzita” per risolvere il match con una giocata.

Difese perfette

A questo punto entrano in gioco le grandi prestazioni dei 4 difensori centrali di entrambe le squadre: Benatia e Chiellini sono sempre usciti in anticipo sul trequartista nerazzurro per non farlo ricevere tra le linee e hanno preso in mezzo Icardi in fase di difesa posizionale per non, preoccupandosi più che altro che non gli arrivassero palloni giocabili. L’argentino ha provato nel secondo tempo ad abbassarsi molto per ricevere e attaccare più campo, ma, ricevuta la palla un paio di volte, ha trovato poco supporto. Skriniar e Miranda hanno fatto una partita super soprattutto in considerazione delle difficoltà dei due terzini: una volta mandate a vuoto le ali nerazzurre, la Juve ha pian piano guadagnato il predominio delle fasce, dove l’asse “cross di Cuadrado” – “taglio di Mandzukic sul secondo palo” è diventata la via maestra per cercare di arrivare al gol. I centrali di Spalletti hanno resistito e coperto bene le vie aeree, hanno cercato di farsi vedere in costruzione per dare vantaggi posizionali ai centrocampisti e hanno concesso pochissimi palloni a Higuain.

Chi ci ha provato di più

13 tiri complessivi, 8 in porta: è facile vedere che la Juventus tra le due sia quella che ha provato di più a vincere la partita. l’Inter dal canto suo non è mai arrivata al tiro nel primo tempo e ha trovato la porta in una sola occasione, senza per altro rendersi troppo pericolosa. I bianconeri hanno fatto una partita simile a quella di Napoli: Allegri ha fatto in modo di avere un contesto tattico che gli permettesse di segnare, ma senza perdere l’equilibrio difensivo che abbiamo visto per sterilizzare gli attacchi dell’Inter. Contro gli azzurri dalla situazione tattica studiata è arrivato un gol nel primo tempo, che ha messo la Juve in condizione di difendersi senza patemi per portare a casa i 3 punti. Se per esempio contro l’Inter Mandzukic avesse sfruttato una delle occasioni dei primi 45′, staremmo parlando di una partita praticamente identica giocata dai bianconeri. L’Inter dal canto suo ha fatto ciò che doveva fare, fuori casa contro una squadra ricca di soluzioni e pronta a sfruttare la minima sbavatura. Nel girone di ritorno Spalletti e i suoi affronteranno Roma, Napoli e Juve a San Siro, consapevoli di non aver mai perso fuori casa contro queste rivali e di aver portato a casa 5 punti subendo un solo gol. In un campionato che sembra non avere un vero padrone e in cui nessuno può dominare in ogni sua parte uno scontro diretto al vertice, se Inter e Juventus potranno giocarsi lo scudetto fino alla fine sarà anche grazie a questo 0-0.

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