domenica, Gennaio 23, 2022

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Inchinati a Guardiola, il City detta legge all’Old Trafford

I primi 45 minuti di Manchester United-Manchester City sono abbastanza scontati, un’estrema sintesi di quello che era il copione dei pronostici: Mourinho che dispone i suoi a guardia di De Gea, Guardiola che delinea linee di passaggio a ragnatela per tutto il campo. Essenzialmente l’epos classico dei blu e rossi ha rispecchiato più o meno per tutti i novanta minuti il dualismo pronosticato alla vigilia e, come molti sostenevano, alla fine sarebbero stati i blu ad avere la meglio. Così è stato. Guardiola ha vinto ancora con merito e con classe, battendo non solo il rivale di sempre ma anche la forma massima di strategia che di solito gli avversari indicano come ultima arma contro il Manchester City e il suo guardiolismo. Oramai gli Sky Blues sono inarrivabili e l’Inghilterra, da Newcastle a Brighton, dovrà aspettare che qualcuno smangiucchi 11 punti al City prima di poter determinare un nuovo antagonista per la squadra di Guardiola. Con quelle nel derby, le reti segnate sono 48 mentre solo 11 le subite, ultima quella quasi inaspettata a fine primo tempo di Rashford, definitivo nuovo soldato prescelto di Mourinho che però nulla ha potuto, alla fine, contro Otamendi. All’Old Trafford finisce 1-2 per il Manchester City, e poco importa se il saluto finale tra i due manager è stato pubblicamente sereno: nel contatto elettrico dell’abbraccio, Guardiola ha scaricato tutto il suo senso momentaneo di superiorità sull’ex Special One.

United-City: la partita

Manchester United, dov’è il carattere?

Se il Manchester City non avesse battuto lo United con la prestazione di stasera si sarebbe potuta scrivere una nuova pagina del capitolo su come il calcio sia uno sport beffardo. Gabriel Jesus e compagni hanno calciato quattordici volte contro le sole otto di Lukaku, che fra le file dei Red Devils merita un discorso a parte. Il belga è stato come al solito imprescindibile nel suo lavoro fisico atletico – duelli da MMA con Kompany e epocali corpo a corpo con un po’ tutti – ma il suo contributo per i rossi di Manchester è stato molto al di sotto delle aspettative, sia per l’ottimo lavoro dalla difesa di Guardiola che per alcune scelte di gioco opinabili. tra le altre cose, il gol vittoria segnato da Otamendi nasce proprio da un suo sgangherato rinvio nella propria area. Per il resto, lo United ha aspettato praticamente sempre il City nella propria metà campo concentrandosi prevalentemente di non lasciare entrare i portatori di palla avversari in area, zona di campo dove gli Sky Blues vuoi o non vuoi finisco sempre per passare. Nell’arginare determinati spazi Mourinho è stato bravo, gli va riconosciuto; alla fine però quello che forse è mancato allo United è stata l’assenza quasi palese di un atteggiamento battagliero, britannico, sopra le righe: i Red Devils sono parsi annichiliti dall’impressionante possesso palla degli avversari, che dal 1′ al 90′ hanno giocato a pinball da un lato all’altro del terreno di gioco. La rapidità di Martial e Rashford non ha potuto godere di alcuno spazio e di conseguenza, l’intera manovra offensiva dello United si è sgonfiata. Mourinho adesso deve solo concentrarsi sul futuro e studiare un nuovo gomitolo mediatico da lanciare a Guardiola per mettergli pressione. Va bene l’assenza di Pogba in mezzo al campo, ma offrire ai propri tifosi una prestazione del genere nella partita più thrilling del campionato non è una caduta da cui alzarsi facilmente.

MIGLIORE IN CAMPO: Valencia 

PEGGIORE IN CAMPO: Lukaku

Manchester City, tutto secondo i piani

La forza del Manchester City è stata proprio quella di fare ciò che aveva chiesto il suo manager fin dall’inizio della settimana, ovvero fare la gara giocando secondo la propria filosofia. Dunque si sono visti tanti passaggi (82% di precisione), un De Bruyne praticamente ovunque, un continuo scambio di giocatori per spostare un la difesa avversaria. Da notare come la maiuscola prestazione di David Silva abbia reso onore a una stagione personale sopra le righe, e durante la gara il canario si è anche caricato la squadra sulle spalle in senso emotivo guadagnandosi un giallo (il terzo in stagione) e infastidendo come epicentro offensivo il palleggio della coppia Smalling-Lindelof nel finale. Guardiola ha dimostrato di aver anche azzeccato la scelta nel momento nel cambio di Kompany spostando Fernandinho al fianco di Otamendi e piazzando Gundogan al posto del brasiliano in mediana. Il City ha certamente trovato più difficoltà del solito a scardinare la difesa avversaria, eppure la solita gestione iper rapida della palla sulla trequarti e i movimenti spaziali di Gabriel Jesus sono riusciti a creare canali di dialogo con i compagni inseriti in area. Anche la difesa degli Sky Blues ha funzionato alla perfezione come dimostrano i pochi tiri concessi allo United e la soppressione neanche eccessivamente difficoltosa delle ripartenze avversarie: l’unico grande pericolo è stato neutralizzato con un intervento da eroe di Ederson, sempre impeccabile. Chapeau Pep, il primo posto in Premier, dopo la partita dell’Old Trafford, è anche una questione di principio.

MIGLIORE IN CAMPO: David Silva

PEGGIORE IN CAMPO: Delph

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