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Lucas Hernandez
Lucas Hernandez - FOTO: Tuttosport

I flussi migratori, conseguenza o meno del colonialismo, sono senza dubbio una realtà cruciale della società moderna. Attraverso di essi si costruiscono paesi, si mescolano culture e si formano persone. E, di conseguenza, anche dei calciatori. E dato che la storia moderna della Francia è intrisa di flussi migratori, anche la sua tradizione calcistica finisce con l’esserlo. La generazione campione del mondo nel 1998 era, infatti, la più esplicativa rappresentazione del lemma black-blanc-beur, ossia nero-bianco-arabo, detto in gergo francese. I virtuosismi del magrebino Zidane, la forza fisica dei neri Thuram, Desailly e Henry e l’abilità tecnica e tattica di Petit, Deschamps, Blanc e Barthez furono i pilastri dell’unica vittoria transalpina di un mondiale e gli stessi principi torneranno ad essere la speranza dei galletti vent’anni dopo, con Deschamps in panchina e non più in campo. Eppure, l’intero bacino dal quale il tecnico guascone può attingere deborda talmente tanto di talento che alcuni finiscono per forza per sfuggire, scegliendo di difendere i colori del loro paese d’origine, come nel recente caso di Lucas Hernández e quello più remoto di Kalidou Koulibaly. Il primo, d’origine spagnola, ha informato Julen Lopetegui che intende giocare per la ‘Roja’, mentre il secondo, di genitori senegalesi, è ormai colonna portante della nazionale africana. Entrambi, oltre al ruolo di difensore, hanno in comune un altro aspetto: hanno scelto Spagna e Senegal perché snobbati da Deschamps.

Una difesa zoppa

L’ostracismo del commissario tecnico francese verso i figli mezzosangue è alquanto incomprensibile. Già in precedenza Aymeric Laporte aveva rischiato di giocare per la Spagna, eppure i casi di Hernandez e Koulibaly sono piuttosto indicativi. In difesa, i centrali Varane e Umtiti garantiscono qualità e forza, mentre il secondo capitano Koscielny apporta esperienza, eppure in questo momento i difensori di Atletico Madrid e Napoli potrebbero rappresentare non solamente un’alternativa di qualità e livello, ma anche una polivalenza che gli altri non possiedono. Se Koulibaly è un centrale possente, è anche vero che ha il passo per giocare da terzino destro e, di conseguenza, potrebbe calcare i passi di Lilian Thuram, che in Italia giocava da centrale e in nazionale da esterno. Hernandez, invece, è egualmente abile in marcatura e in proiezione sulla fascia sinistra, e rappresenterebbe un’opzione concreta in entrambe le posizioni, soprattutto nel futuro.
Tuttavia, si vede che Deschamps, che un paio d’anni fa dimenticò che Koulibaly aveva già scelto il Senegal mordendosi le mani, preferisce puntare su Jallet e Kurzawa, che può monitorare più facilmente dato che giocano in Ligue 1, ma che rappresentano i punti deboli della sua Francia. A luglio sapremo se dovrà pentirsi del suo conservatorismo.