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Capita spesso che un calciatore venga ricordato – nell’arco di un’intera carriera – soprattutto per una gara in particolare o per dei gol specifici segnati in un determinato momento. Questo concetto, già di per sé abbastanza “complicato” da rendere reale e non avvezzo a qualsiasi categoria di giocatore, ha trovato terreno fertile in pochi esponenti. Uno di questi è senz’altro Gianni Comandini, che ora ha 40 anni e si gode una fruttuosa vita da ex calciatore ma che anni fa è stato protagonista di una doppietta che lo ha consacrato alla storia dei Derby di Milano. E la cosa più intrigante di tutta la faccenda è che queste due reti non sono nemmeno arrivate nella sua stagione migliore, quella da Una botta e vita. Il calcio, spesse volte, resta davvero una scienza inesatta, nonostante si faccia di tutto per renderla prevedibile e di stretta comprensione. Forse proprio da ciò scaturisce la magia. Forse è per questo che Gianni Comandini è stato decisivo quando qualcuno si aspettava non potesse esserlo.

Una stagione e una partita: la botta e via di Gianni Comandini

La carriera professionistica di Comandini inizia nella squadra della sua città, ovvero il Cesena. Prima arriva il gettone d’esordio da calciatore “vero”, poi dopo un un prestito annuale torna nel club e ci rimane due anni, con buoni numeri realizzativi: parliamo infatti di 26 gol in 76 presenze tra C1 e B. Durante l’ultima stagione – quella cadetta – Comandini giocava a Cesena ma non era più del Cesena: il Vicenza lo aveva infatti acquistato nel 1998 e tenuto parcheggiato un altro un anno (un po’ quello che ha fatto il Napoli con Inglese). Nella stagione successiva quindi Comandini arriva in un Vicenza con grandissime ambizioni: il club punta alla promozione in Serie A e per farlo si affida ad un tecnico di grande esperienza come Edy Reja, un vero e proprio maestro della categoria. Comandini – coadiuvato da una rosa di tutto rispetto, nella quale figuravano i vari Brivio, Conte, Bucchi Firmani, Viviani, Tamburini e Zauli – si esalta: lui, a conti fatti, è quasi una scommessa. E a volte le scommesse pagano, perché l’attaccante cesenate realizza 23 reti tra Serie B e Coppa Italia. Uno score incredibile che rappresenta il miglior record della sua carriera. Il Vicenza, come prevedibile, vince il campionato e guadagna la Serie A grazie soprattutto alle reti del suo attaccante principe. Tutto è pronto per la prima esperienza in massima serie ma nemmeno Comandini avrebbe mai potuto immaginare che quest’ultima sarebbe stata tra le fila del Milan.

Sentenza rossonera

Comandini
Comandini esulta mentre Shevchenko lo osserva – FOTO: Twitter

Comandini – che nel frattempo a causa della sua grande prolificità sotto porta si era guadagnato il soprannome di Sentenza – entra nella rosa di un Milan in piena rifondazione rispetto al passato. All’epoca fece abbastanza scalpore il fatto che i rossoneri fossero arrivati a pagare ben 20 miliardi di lire per un calciatore proveniente dalla Serie B, un’operazione molto simile a quella recentemente fatta con Lapadula. In verità la stagione dei rossoneri sarà molto al di sotto delle aspettative: il Milan arriverà sesto in campionato e Comandini giocherà soltanto 13 partite in Serie A, segnando una rete solo nel preliminare di Champions League contro la Dinamo Zagabria. Lui e i tifosi del Milan però si ricorderanno soprattutto di un match, forse il più bello della carriera dell’attaccante. L’11 maggio del 2001 rappresenta una data storica per il Milan, che vinse il Derby della Madonnina in casa dell’Inter addirittura per 0-6. E Gianni Comandini, come ogni eroe romantico che si rispetti, decide di sentenziare proprio in quella sfida: è lui a segnare, dopo una stagione di grande difficoltà, le prime due reti del match. Delle segnature che lo faranno entrare nella storia: prime reti in Serie A e prima doppietta tutte in un colpo solo. Insieme a Paolo Rossi, Comandini peraltro condivide il primato di aver segnato due gol nel primo Derby disputato in carriera. Quelle due segnature saranno le uniche (e le ultime) in campionato di Comandini con la maglia del Milan. Delle reti che però lo consacrarono irrimediabilmente come una leggenda rossonera.

Oltre il calcio

Per il resto la carriera di Comandini visse quasi esclusivamente bassi. Lasciato il Milan andò all’Atalanta ma deluse molto nonostante la spesa enorme (il ragazzo fu pagato 30 miliardi delle vecchie lire, l’acquisto più costoso nella storia del club). Dopo qualche comparsata (e pochi gol) con Genoa e Ternana Comandini si ritira a soli 28 anni: decide di viaggiare attorno al mondo, visitando luoghi stranieri per andare forse alla ricerca di sé. Poi però, come tutti, torna a casa: a Cesena vive tranquillo e lavora come DJ, oltre ad aver aperto un suo ristorante. “Il calcio è un ambiente bello ed emozionante ma alla lunga anche molto impegnativo. Questo mondo mi aveva stancato, così ho salutato tutti e sono andato a girare il mondo. Poi tornando a casa ho potuto riassaporare tutta la musica rock che mi mancava”, spiegò Comandini al Corriere della Sera. Una stagione e una partita possono bastare per diventare grandi: Gianni Comandini questa cosa la sa, perché è una Sentenza. Come lo era lui, fin quando ha avuto voglia.