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Hamsik
Hamsik esulta dopo il gol al Torino - FOTO: SSC Napoli

Il numero 115 stava diventando quasi una sorta di maledizione per Marek Hamsik nelle ultime partite. Il capitano del Napoli, autore fino ad ora di una stagione poco convincente, ha vissuto le ultime giornate in un ventaglio aperto a critiche apertamente destabilizzanti nonostante l’impresa fosse vicina. Un’impresa arrivata a Torino contro i granata, con un gol molto più difficile di quanto si possa pensare. Hamsik come Maradona, certo: nei numeri, nella classifica e nell’importanza – probabilmente – che il calciatore possiede ormai nel cuore dei napoletani. Hamsik meglio di Maradona, prossimamente: perché il record assoluto di marcature è realmente ad un passo e c’è almeno un’altra stagione intera per batterlo. Lo slovacco rappresenta però un altro tipo di grandezza rispetto al fuoriclasse argentino. Qualcosa di più tangibile, realistico. Insomma, un fenomeno più umano. Perché Hamsik è un talento double face, che ha fatto e farà la storia del club ma che in parte questa stessa storia l’ha subita, sapendosi sempre rialzare dalle difficoltà e restando sempre professionale anche durante sintomi evidenti di mal di pancia. Hamsik è come Maradona ma solo a metà: due grandezze diverse ma entrambe determinanti, a modo loro.

Il significato di Hamsik per il Napoli

Hamsik rappresenta, contemporaneamente, lo yin e lo yang del Napoli più recente. Miglior marcatore della storia insieme al più forte giocatore mai vissuto, certo. Al tempo stesso, però, lo slovacco è anche il calciatore più sostituito nell’era Benitez e in quella di Sarri, nonché uno dei più sostituiti in generale nella storia del club azzurro. Un centrocampista certamente utile, moderno, funzionale e decisivo. Spesso però non determinante, avulso dal gioco per lunghi tratti del match, a volte apparso quasi spaventato per quanto estraneo alla manovra. In alcune partite – di quest’anno ma anche delle altre stagioni – Hamsik è parso quasi spettatore in campo, alla ricerca di un movimento o di uno spazio difficile da trovare. La differenza sostanziale rispetto agli altri colleghi, però, arriva proprio quando lo spazio si crea e tutto si trasforma in magia. Al di là dell’ormai intrinseco affetto umano che Hamsik e Napoli provano vicendevolmente, il capitano azzurro ha ampiamente dimostrato di potersi evolvere di pari passo con il progetto tecnico, di restare un punto fermo seppur nella sua elevata sostituibilità. Lo stesso Sarri, riferendosi qualche settimana fa al suo presunto scarso rendimento, aveva spiegato che l’avrebbe fatto giocare a maggior ragione, fino a quando la miglior condizione non sarebbe arrivata. La forza guadagnata da Hamsik in fondo è proprio questa: la credibilità di essere divenuto un tassello forse non imprescindibile ma sempre fondamentale.

Hamsik Napoli-Cagliari
Hamsik sblocca Napoli-Cagliari – FOTO: SSC Napoli

Sapersi adattare

Nella sua vita calcistica napoletana Hamsik ha giocato con molti moduli, interpretando innumerevoli idee di gioco. Interno nel 3-5-2 di Reja, trequartista-incursore nel 3-4-2-1 di Mazzarri, centrocampista avanzato nel 4-2-3-1 di Benitez e adesso mezzala sinistra per il 4-3-3 sarriano. La duttilità dello slovacco ha consentito agli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina partenopea maggiore flessibilità nella gestione del loro credo calcistico. Anche quando le cose non sono andate benissimo – con Benitez Hamsik giocava in un ruolo palesemente sacrificato e ha forse vissuto i due anni più difficili della carriera – la professionalità ha prevalso sul resto, così come la voglia di aiutare la squadra. Sono arrivati tanti errori, così come giocate eccelse e illuminanti. Parallelamente è sempre cresciuta la consapevolezza di star facendo qualcosa di importante, di inserire piano piano tasselli decisivi al fine di un percorso di crescita coerente. Inoltre, la storia di Hamsik è pari a quella degli ultimi romantici del calcio: cercato e voluto dai più grandi club d’Europa ha scelto sempre Napoli e il Napoli prima di ogni cosa. Ha vinto – e vincerà – probabilmente meno di quanto avrebbe meritato ma, nonostante ciò, è riuscito ugualmente a ritagliarsi un posto nella leggenda. I numeri sono gli stessi e ormai risultano insindacabili ma è ovvio come Maradona e Hamsik, a livello puramente concreto, abbiano poco da spartire. La singolarità contro l’uomo-squadra, il divino contro l’umano che prova a diventarlo. Proprio questa mancanza reale di paragone incorona però la carriera di Hamsik, forse non un gigante tra i giganti ma certamente gigante tra gli uomini, con un record pesantissimo da battere e una storia ancora lunga da portare a termine.