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Matura, spettacolare, camaleontica. Dopo lo straordinario campionato dello scorso anno – concluso con uno storico quarto in classifica – l’Atalanta di Gian Piero Gasperini si sta confermando come una delle squadre più brillanti del nostro calcio, nonostante l’inizio di stagione poco esaltante coinciso con l’impegno infrasettimanale di Europa League. Proprio in campo europeo, la Dea ha trovato la sua nuova dimensione, trasformandosi da semplice sorpresa a solida realtà, allenando l’abitudine a giocare uomo contro uomo che ne aveva fatto le fortune in Italia senza abbandonare l’intento di proporre un’idea di calcio basata essenzialmente sul collettivo. Alle soglie del 2018, con in tasca la qualificazione per i sedicesimi di finale in programma a febbraio con il Borussia Dortmund, il Gasp e i suoi ragazzi possono concentrare le proprie energie principalmente sul campionato dove – con gli 8 punti ottenuti nelle ultime 4 partite – sono riusciti a issarsi in settima posizione alla pari del Milan, partito con ben altri obiettivi. Migliorata nell’organico e più consapevole dei propri mezzi, sembra proporre un gioco ancora più spumeggiante rispetto al passato, anche grazie al fondamentale apporto di quegli elementi capaci di anteporre i risultati del gruppo alla gloria personale. Tra questi, Andrea Petagna è probabilmente l’esempio lampante: attaccante di nome, ma non di fatto, in grado con i suoi movimenti di aprire spazi per gli inserimenti dei centrocampisti d’assalto che rappresentano l’abc dell’idea di calcio dell’ex tecnico del Genoa.

Tutta l’efficacia di Petagna

Un attaccante senza gol è come un cielo senza nuvole, sospeso a metà tra sogno e realtà. Un pensiero diffuso e in parte condivisibile, a patto che si tratti effettivamente di un giocatore d’area di rigore con le polveri bagnate. Gli attaccanti tuttavia non sono tutti uguali e soprattutto negli ultimi anni hanno assunto sempre maggiore importanza nel riuscire a dare ampiezza alla manovra offensiva, con movimenti e contro movimenti in grado di mettere in crisi le granitiche certezze delle difese avversarie. Ventidue anni, fisico da corazziere, Petagna non è mai stato il prototipo ideale del bomber di razza (come dimostrano le 7 reti con la maglia dell’Ascoli nella stagione 2015/2016, miglior risultato raggiunto in carriera), ma difende la palla come pochi, riuscendo spesso a trovare la soluzione giusta pur essendo rivolto con le spalle alla porta avversaria. Qualità tutt’altro che trascurabile, a conti fatti elemento essenziale nel gioco offensivo proposto in questa stagione dall’Atalanta, capace di mandare in rete trequartisti, centrocampisti e difensori. Petagna c’è sempre, si sente ma non si vede. Guai a sottovalutare la sua visione di gioco, qualità che Gasperini ha avuto il merito di intuire e migliorare di partita in partita, ricavando risultati inaspettati. A testa alta o con la coda dell’occhio, l’attaccante scuola Milan riesce a trovare la linea di passaggio in grado di permettere all’uomo meglio posizionato di concludere a rete. Non è un caso che nelle ultime tre gare disputate in campionato con Torino, Genoa e Lazio, Petagna abbia fornito almeno un assist decisivo per il compagno di turno, salendo a quota 4 nella speciale classifica guidata da Candreva con 7. Risultato raggiunto in soli sette tentativi totali, a differenza del nerazzurro che per intenderci ne ha confezionati complessivamente 20, a dimostrazione di quanto quello che dovrebbe essere il centravanti atalantino sia migliorato in questo particolare fondamentale.

Centravanti atipico

Così, se l’arrivo nel mercato estivo di Cornelius sembrava poterne insidiare la titolarità nel ruolo di terminale offensivo, i fatti confermano l’importanza di un giocatore come Petagna aldilà dell’aspetto realizzativo. Titolare in undici occasioni in campionato, sempre presente dal 1’ nelle gare di Europa League, fa parte degli intoccabili di Gasperini, al pari dei vari Masiello, Caldara, Toloi, Cristante e Gomez. Lontanissimo dalla tipologia di attaccante dell’immaginario collettivo, può darsi non disporrà mai dell’efficacia sotto porta propria dei grandi interpreti del ruolo di prima punta, ma al tempo stesso è molto probabile riesca a far giocare bene la propria squadra. Con buona pace di quanti rivedevano in lui le fattezze di un certo Bobo Vieri.

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