lunedì, Dicembre 6, 2021

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Milan e il progetto che non c’è: perché esonerare Montella?

Quando nel calcio si parla di “progetto“, s’intende indicare un piano ragionato con il quale massimizzare le prestazioni complessive di una squadra. Sotteso alla stessa nozione di progetto è una certa durata nel tempo di quest’ultimo, o quanto meno una “non-immediatezza” della sua realizzazione. Ci sono diversi modi per pianificarne uno: si può, per esempio, riformare un settore giovanile e attendere negli anni che crescano nuovi campioni da inserire in prima squadra, ma si può anche ingaggiare un allenatore dal credo calcistico molto definito con l’intenzione di esprimere sul campo un determinato tipo di gioco. In qualunque modo esso venga pensato, la prima necessità è che la squadra goda di una certa stabilità: nella rosa, nella guida tecnica, nell’assetto economico e societario. Una puntualizzazione necessaria è che questo discorso è valido su diversi livelli: è un progetto quello del Manchester City come lo è quello del Sassuolo. Avere un piano definito non significa non ammettere deviazioni da questo o errori: Squinzi, per esempio, alla prima stagione in Serie A nel 2013/14 aveva esonerato Di Francesco a gennaio, salvo poi pentirsene dopo la parentesi negativa di Malesani e riportarlo sulla panchina neroverde per il raggiungimento della prima storica salvezza degli emiliani nella massima serie. Ma questo vale anche per club con disponibilità economiche ben maggiori: il citato Manchester City ha ingaggiato Pep Guardiola nella passata stagione investendo 183 milioni sul mercato, ma quando i risultati non sono stati all’altezza delle premesse estive (terzo posto in campionato a -15 dal Chelsea ed eliminazione agli ottavi di Champions) lo sceicco ha perseguito nella sua strada per il raggiungimento del gioco che aveva in testa l’allenatore catalano, e ha messo sul piatto altri 240 milioni. Adesso che tutto funziona a meraviglia, sembra che molti si siano dimenticati che ci sono voluti due estati e 423 milioni per dominare così nettamente la Premier. Il discorso potrebbe arricchirsi di ulteriori esempi, ma arriviamo al punto: se si crede in un determinato progetto, bisogna cercare di essere coerenti con quanto stabilito inizialmente. Ci chiediamo allora se il caso del cambio di proprietà del Milan, con il suo annesso piano per riportare in alto il blasonato club, sia davvero da considerarsi un progetto, o se l’esonero di Montella dopo 14 giornate non abbia mostrato delle indecisioni potenzialmente fatali.

Il caso del Milan e un progetto a metà

Quando la nuova proprietà ha cominciato il mercato più oneroso della storia rossonera, Fassone e Mirabelli avevano già confermato Montella come allenatore e, dati i grandi sconvolgimenti apportati alla rosa titolare, nel passaggio dalla passata stagione a quella attuale, proprio al mister campano era affidato il ruolo di “costante” che garantiva la continuità identitaria di una squadra appena qualificatasi per l’Europa League. Quando vengono spesi i famosi 214,5 milioni (tenendo conto che Kessié e Kalinic verranno saldati a fine stagione), quindi, la squadra viene presumibilmente costruita anche insieme a Montella. Lui stesso ha spesso ribadito di essere stato in linea con tutte le scelte della società in sede di mercato, e non abbiamo ragionevoli motivi per non credergli. Con investimenti così importanti e decisioni tanto nette, come si può pensare di fare marcia indietro dopo sole 14 giornate? È stato decisivo il malcontento dei tifosi?
In altre parole: Montella era programmato nel piano iniziale, Gattuso no. Si tratta di un salto nel vuoto: forse l’allenatore calabrese saprà prendere per mano il Milan e guidarlo verso una straordinaria rimonta,  ma è un azzardo molto forte; e gli azzardi non fanno parte della progettualità. A prescindere dal fatto che si consideri o meno Montella capace nel suo mestiere, non è facile capire come si possa pretendere che qualcuno improvvisamente faccia molto meglio di lui, se persino Guardiola ha avuto bisogno di un anno di assestamento e, a costo di ripeterci, ben 423 milioni spesi sul mercato per raggiungere la perfezione che tutti riconoscono al City attuale.

Scendere in campo a mente sgombra

Nonostante si siano viste anche cose diverse dal punto di vista tattico e a tratti il Milan di Gattuso abbia dato l’impressione di poter essere più pericoloso di quello precedente, con una continua ricerca della verticalità e meno possesso sterile sulla trequarti avversaria, la squadra di Montella si presentava come più equilibrata e solo con la Lazio aveva trovato una sconfitta “pesante”. Contro l’Inter aveva recuperato due volte lo svantaggio giocando un ottimo secondo tempo, contro la Juventus e la Roma aveva perso con due gol di scarto ma rendendosi pericolosa e controllando il possesso. Chiariamoci: le cose da sistemare erano ancora tantissime, ma si poteva contare sulla perseveranza nello stesso tipo di lavoro. Entrare in campo con le idee chiare su come affrontare la partita è il primo grande passo per liberarsi dalle pressioni e giocare un buon calcio. Per fare in modo che questo avvenga, però, è fondamentale avere tempo a disposizione e fiducia in quello che si fa. Cambiare allenatore, avere pressioni date da questo avvicendamento e dover pensare a nuove chiavi tattiche da interpretare non sono le basi ideali per la coerenza di un progetto. Il pareggio di Benevento e la sconfitta di Verona sono molto preoccupanti per come sono arrivate: contro squadre inferiori il Milan aveva sempre dominato. Magari anche pareggiando, come contro Genoa e Torino, ma meritando di vincere la partita. Si può dire lo stesso delle due partite citate?
Adesso a Gattuso spetta compiere un miracolo, perché deve andare contro l’inerzia che sta facendo sprofondare il Milan nel baratro. Sia che dovesse farcela, sia che dovesse fallire, chiediamo solo una cosa: che non si parli di progetto, perché questa assomiglia più a un’improvvisazione da scommesse.

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