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FILE - In this Aug.17, 2015 file photo, Athletic Bilbao's head coach Ernesto Valverde and Barcelona's head coach Luis Enrique, left, follow the action from the sidelines during a second leg Spanish Super Cup soccer match between FC Barcelona and Athletic Bilbao at the Camp Nou stadium in Barcelona, Spain. Athletic Bilbao said on Wednesday May 24, 2017 that Valverde will not remain as the team's coach next season, clearing the way for his expected move to Barcelona. (AP Photo/Manu Fernandez, File)

Il 23 dicembre 2017 sarà ricordata come la data che ha ristabilito la supremazia del Barcellona nei confronti del Real Madrid con il 3-0 schiacciante al Santiago Bernabeu. I blaugrana si sono nettamente ripresi dopo che in agosto Gerard Pique e più in generale tutto l’ambiente catalano aveva denunciato l’affondo del coltello merengue sulla ferita di un periodo no per il Barca. Invece il cambiamento introdotto da Ernesto Valverde, in arte il Chiquito, è stata una delle evoluzioni più apprezzate e rivoluzionarie del post Guardiola: un modulo che da anni non si vedeva al Camp Nou e una gestione del gruppo che risponde ai canoni assoluti della tranquillità. L’ex allenatore del Bilbao era arrivato in un periodo in cui nella città catalana non si respirava una bella aria e, a fine estate, i vari terremoti tecnici si erano evoluti in una vera e propria rivoluzione, in cui lo stesso Valverde ne aveva fatto parte come nuovo allenatore. Senza dubbio l’estate del Barca rimarrà impressa nella mente di tutti per il trasferimento record di Neymar al Psg, con conseguente approdo in Catalunya di Ousmane Dembelè, promettente ma non di certo il profilo più soddisfacente per tifosi e critica. Adesso la legge del Chiquito è un must della Liga, una vera e propria rivelazione che nessuno si sarebbe aspettato dopo un 2017 in cui il Real Madrid aveva praticamente disegnato l’intera Spagna di bianco, e i colori blaugrana, di solito molto più scintillanti, erano finiti sotto i tacchetti di Ronaldo.

Barcellona, mani sulla Liga

Il Barcellona di fine 2017 è un’autentica macchina da gol che ha risposto positivamente alla cura Valverde che, come antidoto alla depressione della vittoria di tutto del Real Madrid, ha consigliato a Messi e Iniesta un imprevedibile 4-4-2. Con il nuovo modulo introdotto dal Chiquito i blaugrana ha ottenuto 45 punti in 17 partite, una media di 2,6 punti a gara che di fatto ha riconsacrato i catalani come una delle migliori squadre d’Europa: inarrivabile il Manchester City di Guardiola (19 partite e 55 punti), Messi e co hanno una media punti a partita più alta del Napoli primo in Italia (2,5)e Bayern Monaco primatista in Germania (2,4). Il Barcellona ha lo stesso rullino di marcia di Neymar al Psg, con i francesi che al pari della squadra di Valverde viaggiano con un ritmo di 2,6 punti per match; le reti segnate dal Barcellona in 17 incontri sono ben 45, e con solo 7 reti subite quella di Pique e Ter Stegen è la difesa più imbattuta della Liga: per il tedesco in questa stagione circa 990 minuti in campo senza prendere gol, certo non consecutivamente ma in ogni caso un dato singolare di come anche la difesa in questa prima parte di stagione sia stata su livelli eccellenti. Dopo due pareggi contro quelle che al tempo erano le seconde e terze in campionato (0-0 contro l’Atletico al Wanda Metropolitano e 1-1 al Mestalla contro il Valencia) il Barca ha stravinto il Clasico travolgendo Zidane e le sue chance di riaprire una Liga che, al pari della Premier League, sembra avere già un vincitore quando il girone d’andata non è ancora finito.

Valverde e la sua tattica, i meriti del Chiquito

Premesso che il curriculum di Valverde cantava già dati e esperienze notevoli, l’approdo in Catalunya del Chiquito non è stato accolto certamente con troppo entusiasmo, eppure, l’affetto dei tifosi blaugrana per l’ex Athletic Bilbao si è palesato con la riposizione in lui di piacevoli speranze.

valverde barca
FONTE: LaPresse

Dopo le esperienze con Olympiacos, Villarreal, Valencia e Athletic Bilbao Ernesto Valverde a 53 anni ha deciso che era pronto ad accettare la personale sfida del Camp Nou e portare la sua filosofia di gioco nella terra tattica di Guardiola, di certo non uno qualsiasi. L’ex Bilbao ha impressionato in questa stagione per la mutevole natura tattica della sua squadra e la conseguente camaleontica gestione della partita: il Barcellona cambia molto in base a quella che è il suo avversario, e di conseguenza, la pro attività del Chiquito modella le impostazioni tattico-gestionali del Barca in base al suo avversario, che sia la Juventus o l’Eibar o il Valencia. A ciò si unisce il tentativo (ben riuscito) di dare un’impronta solida e cinica alla squadra, nonchè l’equilibrio di chi non si sbilancia mai e non sottovaluta nessun avversario. Calandosi invece nell’aspetto prettamente tattico il Barcellona di Valverde può avere, come già detto, diverse espressioni: il modulo di base quest’anno è stato il 4-4-2, ma spesso il Barca è sceso in campo anche con il 4-3-3.

Lo schema prediletto da Valverde in questa stagione: Messi libero intorno a Suarez, Busquets sempre pronto a impostare dal basso

In una maniera molto più cinica il Barcellona ha cambiato il modo di raggiungere la verticalità rispetto ai termini prediletti da Luis Enrique, e attualmente, il gioco dei blaugrana è decisamente più rapido e pragmatico della precedente gestione. La combinazione tra esterni alti e bassi e la gestione del ruolo da quasi trequartista di Paulinho definiscono un Barca dal palleggio armonico ma non troppo stravagante, o come ai tempi di Guardiola, eccessivamente continuato. Il gioco del Barcellona si sviluppa principalmente dalla regia di Busquets, che ricevente il pallone in una zona più bassa può successivamente scaricare su due giocatori parecchio esaltati in questa stagione: Rakitic e Iniesta. Lo spagnolo sta vivendo una seconda giovinezza grazie a Valverde, e la sua posizione di esterno o interno di sinistra lo ritaglia in una zona di campo tutta sua, in cui ha tutte le opzioni per mandare in porta Suarez o decidere di premiare una sovrapposizione di Alba, e in qualsiasi caso, risparmia in termini di corsa e di fatica. Al contempo il ruolo di Paulinho e di Suarez rende l’attacco del Barca molto più fisico e aggressivo, che se da una parte vive del pressing su un solo lato dell’uruguagio, spostando il gioco sullo spicchio di campo voluto da lui, il brasiliano si inserisce tra le linee e si alza per aiutare l’aggressione dei suoi sul portatore di palla quando questo supera la linea degli attaccanti.

Nel primo tempo contro il Real Madrid, Messi pesca Paulinho in fase di inserimento: il brasiliano impegnerà Navas in una gran parata

 

In sostanza questo sistema permette al Barcellona di aggredire l’avversario indirizzandolo dove gli uomini di Valverde preferiscono, limitando le scelte avversarie a poche opzioni. A tutto questo si aggiunge il ruolo di Messi, che fin da subito ha suscitato incredulità e perplessità visto che spesso Valverde lo ha piazzato come unica punta o dietro Suarez. L’argentino come sempre ha totale libertà di spaziare in avanti, e come si è visto nel Clasico, magari, pure scendere a prendere palla perfino sotto il centrocampo. Il ruolo offensivo di Messi è fondamentale per il Barcellona non solo in termini tecnici ma anche tattici, visto che il suo pressing è comunque ben gradito e la sua iper-mobilità lo fa girare intorno a Suarez permettendo un’apertura a molti dialoghi tanto con il Pistolero che con Iniesta; l’indecifrabilità della posizione tattica di Messi definisce il Barcellona una squadra molto imprevedibile e con pochi riferimenti e, se a ciò si aggiungono i movimenti di Paulinho e le sovrapposizioni dei vari Jordi Alba o Sergi Roberto, nella sua totalità il gioco di Valverde è una piacevole creatura fatta di studiata rapidità e un’elegante fluidità, in cui non mancano fantasia dei singoli e solidità di squadra.

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