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Politano Sassuolo
Matteo Politano esulta per un gol siglato nella passata stagione. Foto fonte: www.sassuolocalcio.it

I cambi in panchina possono essere spesso di diversa natura: ci sono quelli “alla Zamparini”, un po’ aprioristici, per dare uno scossone quando qualcosa comincia ad andare male; ci sono quelli che non fanno altro che evidenziare problemi già esistenti, come quello recente del Milan, con Gattuso che al posto di Montella non ha beneficiato neppure di quella tanto comune “spinta mentale” data generalmente da questi sconvolgimenti; ci sono quelli troppo frettolosi – che solo il tempo può rivelare come tali – come quello del Sassuolo nel gennaio 2014, quando Squinzi esonerò Di Francesco in favore di Malesani, ma si rese poi conto della bontà del lavoro avviato dall’attuale allenatore della Roma e ci ripensò dopo 5 giornate. Il Sassuolo così riuscì a salvarsi con una giornata di anticipo. Ci sono poi, gli esoneri fatti con le misure giuste, che con il giusto tempo a disposizione riescono a rimettere le cose a posto e che dimostrano la bontà delle scelte di alcune società. Di quest’ultima cerchia fanno parte i recenti avvicendamenti sulle panchine di Sassuolo e Udinese. Entrambe le squadre evidenziavano potenzialità inespresse, che ora sembrano essere state incanalate nei giusti binari. Analizziamo allora entrambe le situazioni partendo oggi dai neroverdi: cosa non ha funzionato, cosa funziona bene adesso.

Sassuolo, dai problemi con Bucchi all’esonero

Orfano di Di Francesco, il Sassuolo aveva scelto un allenatore coerente con i principi tattici del precedente: Bucchi, arrivato ai playoff di Serie B col Perugia grazie a un 4-3-3 molto dinamico. La base di partenza della rosa si poteva considerare ben valida: la squadra aveva perso una punta atipica come Defrel, ma poteva contare sul ritorno dal prestito di un ormai esploso Diego Falcinelli. Per rimpiazzare Pellegrini, invece, così prezioso nel corso della passata stagione, era pronta una piccola scuderia di nuovi giovani da lanciare: Sensi, Cassata, Mazzitelli. In aggiunta, Squinzi era riuscito a mantenere i suoi gioielli Berardi e Politano, tanto corteggiati in estate da squadre più blasonate. Certo, un’impressione immediata è stata quella che dovesse essere soltanto l’allenatore ad adeguarsi alle caratteristiche della squadra a disposizione: del tesoretto guadagnato con le cessioni, nulla è stato reinvestito dalla società per accontentare Bucchi o venire incontro alle sue esigenze tattiche. Con il senno di poi, si può dire che l’ex allenatore neroverde avrebbe forse gradito volentieri una mezzala dalle caratteristiche diverse, con Magnanelli e Missiroli (uniche certezze del centrocampo degli emiliani) più anziani di un anno e spesso soggetti a qualche acciacco. Le prerogative per l’ennesima stagione da “rivelazione”, anche senza lottare direttamente per un posto in Europa, ci sarebbero potute essere ugualmente, se le molte scommesse della società si fossero rivelate vincenti; invece il Sassuolo ha cominciato l’annata nel pieno anonimato tecnico e tattico, fino a che la mancanza di certezze non l’ha fatto sprofondare in una profonda crisi. La società è allora corsa ai ripari affidandosi a un usato sicuro come Iachini, allenatore con le idee chiare, per non mettere a repentaglio la permanenza in Serie A di una squadra che, in valore assoluto, merita la categoria. Uno dei problemi fondamentali del Sassuolo di Bucchi era la compattezza, sia in fase difensiva, sia in fase offensiva. Alle mezzali veniva chiesto un lavoro molto dispendioso, verrebbe da dire eccessivo (e infatti venivano spesso sostituite nel corso della partita), che le portava a distanziare eccessivamente i reparti. Senza i complessi meccanismi di risalita del campo dalle fasce di Di Francesco, il lancio a scavalcare il blocco avversario era diventato quasi sistematico, spesso effettuato pericolosamente dai centrali di difesa, con le mezzali in ritardo nel venire a prendersi il pallone perché troppo schiacciate in avanti ad attaccare le seconde palle:

Impostazione bassa Sassuolo Bucchi
Sensi è in ritardo per venire a prendersi il pallone con i due centrali difensivi marcati (e, una volta preso il pallone, potrebbe fare anche qualcosa diverso dal solito lancio: aprire sulla fascia, per esempio). Consigli è costretto a lanciare, la Juve recupera palla e sugli sviluppi Dybala segna il 2-0.

Gli esterni d’attacco si sacrificavano poco in fase difensiva e ne veniva fuori una squadra molto lunga. Per provare a risolvere alcuni di questi problemi Bucchi aveva tentato per 4 partite e mezzo (contro la Lazio alcuni infortuni lo hanno costretto a rinunciare) il passaggio al 3-5-2. Questo schieramento doveva restituire responsabilità agli esterni bassi Lirola e Adjapong e ne limitava i compiti difensivi. In particolare l’esterno sinistro dell’under-21 agiva da mina vagante a tutta fascia, capace di scalare sulla linea difensiva quasi a creare una difesa a 4 e di inserirsi da attaccante sul lato debole quando i neroverdi cambiavano il gioco dalla destra. L’infortunio dello stesso Adjapong e la sistematica rinuncia con questo schieramento a uno tra Berardi e Politano, a cui normalmente era affidata ogni pretesa di pericolo in avanti, hanno portato l’allenatore a tornare sui propri passi e tornare al vecchio 4-3-3. Dopo 14 giornate il Sassuolo aveva segnato soltanto 8 reti, al netto delle 24 subite: la sconfitta casalinga per 2-0 col Verona ha segnato definitivamente l’esonero di Bucchi.

La svolta silenziosa con Iachini

Fin dall’inizio il compito principale di Iachini è stato quello di ricompattare mentalmente e fisicamente (nel senso di distanze fra i reparti) una squadra in cui molti giocatori sembravano andare per la propria strada in maniera sconclusionata. La sconfitta per 3-0 con la Fiorentina alla prima sulla panchina neroverde non ha affatto sorpreso, né ci si poteva aspettare di più. Alla seconda Iachini ha strappato 3 punti al Mapei a un Crotone ugualmente in difficoltà e reduce da un avvicendamento in panchina: 2-1 grazie a una prestazione super di Matteo Politano. Cose ben più interessanti hanno cominciato a vedersi nelle due prestigiosissime vittorie contro la Samp a Genova e contro l’Inter in casa, entrambe per 1-0. Innanzitutto si è vista una squadra con un’idea di gioco magari “all’antica”, ma finalmente molto definita ed efficace. I neroverdi vogliono attaccare in maniera reattiva, aspettando l’avversario molto chiusi e ripartendo in velocità sulle catene laterali e con i movimenti a fisarmonica di Berardi e Politano, ora molto propensi al ripiegamento e al sacrificio difensivo. Per fare ciò Iachini ha scelto di passare al 3-4-3, con l’inserimento in difesa di Goldaniga (autore anche di un gol contro il Crotone) e il rilancio di Lirola sulla fascia destra (con Bucchi scivolato dietro Gazzola nelle gerarchie). C’è ancora molto da fare, nonostante le tre vittorie consecutive, e il Sassuolo è ben lontano dall’aver risolto tutti i problemi che si sono presentati quest’anno. La pericolosità offensiva e ancora tutta nelle mani – anzi, nei piedi – e negli strappi dei singoli sugli esterni, ma s’intravede una mentalità comune che può essere la base per un miglioramento costante anche nelle idee e nel gioco. Certamente ora si può parlare di un Sassuolo intenso, dal pressing molto organizzato e disposto già per la ripartenza in transizione quando recupera palla. Si attendono risposte dal girone di ritorno.

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