domenica, Novembre 28, 2021

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Da Firenze a Torino: Mihajlovic e i suoi progetti incompiuti

Il re delle punizioni: era questo uno dei tanti modi in cui veniva soprannominato Sinisa Mihajlovic durante la sua carriera da calciatore. Il serbo era un autentico e infallibile cecchino, tanto da realizzare tre gol in una sola partita, un autentico record. Infallibilità che però sembra mancargli nella sua carriera da allenatore. È infatti di oggi la notizia ufficiale del suo esonero da parte del Torino che ha ufficializzato Walter Mazzarri. Fatale è stato il KO nel derby di Coppa Italia di ieri sera, anche se, a dirla tutta, il serbo molto probabilmente ha pagato il suo rapporto mai idilliaco con il patron dei granata Urbano Cairo.

Mihajlovic e quel buon inizio

Eppure gli esordi da allenatore avevano fatto ben sperare. Tralasciando la travagliata esperienza in quel di Bologna, Mihajlovic ha realizzato un vero e proprio miracolo nella stagione 2009-2010 trascinando il Catania dal terzultimo posto fino alla salvezza, ottenuta con l’allora record di punti per il club etneo (45). Ed è alla luce di questo incredibile risultato che arriva la chiamata dalla Fiorentina. I viola scelgono il serbo per sostituire Cesare Prandelli, ma è proprio nella piazza viola che sorgono i primi problemi. Mihajlovic fallisce la qualificazione in Europa collezionando ben 15 pareggi: a deludere è l’assenza di un gioco, la confusione tattica e persino la cattiva gestione di alcune situazione interne allo spogliatoio, come il caso Montolivo. L’esonero non può che essere la naturale conseguenza di tutto ciò. Dopo l’avventura sulla panchina della Serbia, Mihajlovic si rilancia alla Sampdoria, dove, oltre a rimanere in zona Champions per buona parte del campionato, permette a molti giocatori di mettersi in luce: Soriano, Eder, Muriel, Gabbiadini e Okaka.

Mihajlovic, dov’è il problema?

Sembra il momento della definitiva consacrazione, ma le aspettative vengono totalmente deluse. Per il serbo arrivano successivamente altri due esoneri: quello al Milan e quello odierno al Torino. Due avventure però totalmente diverse. Ai rossoneri l’ex centrale della Lazio ha pagato un momento societario poco chiaro e delle strategie di mercato mai ben definite. Ai granata sembrava, invece, esserci davvero tutti gli elementi per far bene, come dimostrano le parole del serbo alla prima conferenza: “Non ho un modulo predefinito. Sono preparato su tutto, ma non credo esista un modulo che ti fa vincere o perdere le partite. Il modulo ideale è quello che meglio si adatta alle caratteristiche della squadra. Nella mia carriera ha giocato con tutti i moduli, tranne quello che prevede la difesa a tre. Ma credo che anche voi, dopo quattro-cinque anni, abbiate voglia di qualcosa di diverso. Le idee sembravano essere anche molto chiare, ma non si è riuscito a tramutarle in realtà. Poco possesso palla,  un gioco fatto di recupero palla e veloci transizioni con pochi tocchi in verticale: sono queste le principali caratteristiche del gioco di Mihajlovic, incentrato sul modulo 4-3-3. A preoccupare però è soprattutto la fase difensiva, un qualcosa che non è mai quadrato del tutto nelle avventure del serbo. Molto spesso le sue squadre infatti si sono trovate a giocare con il baricentro troppo alto, lasciando così molto campo aperto agli avversari. Insomma, il Torino, giusto per concentrarsi sul recente, è troppo volte apparso facilmente vulnerabile. Per non parlare poi della discontinuità. Insomma, forse il buon Sinisa non riesce a trasmettere ai suoi giocatori quella grinta e quel carattere che lo contraddistingue. Perché a volte sono davvero questi piccoli dettagli a fare la differenza in una carriera da allenatore.

 

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