SHARE
Jack Wilshere

Sono trascorsi oramai oltre 9 anni da quando, all’età di 16 anni e 8 mesi, Jack Wilshere metteva piede in campo per la prima volta in una gara di Premier League, diventando così il giocatore più giovane nella storia dei Gunners ad esordire nel massimo campionato Inglese. Da allora la carriera del centrocampista inglese ha vissuto una lunga altalena di alti e bassi, che ha fatto di lui prima punto fermo del centrocampo di Wenger e grande promessa del calcio europeo, poi giocatore in grande difficoltà alla ricerca di sicurezze perdute.

Jack Wilshere: il giocatore

Per i meno esperti di Premier League, Wilshere è il prototipo del tuttocampista, il giocatore che recupera palla nella propria area di rigore facendo ripartire l’azione offensiva per poi trovarsi spesso anche a finalizzarla. Per intenderci, un Nainggolan o un Vidal dei tempi della Juventus ma con addirittura maggior tecnica
individuale. Un giocatore dotato di strappi ed accelerazioni impressionanti con un controllo di palla eccezionale ed un tiro potente e preciso con entrambi i piedi. Pecca a volte di egoismo, tendendo a toccare la palla più del dovuto in determinate situazioni in cui l’azione richiederebbe anche uno scarico facile. La descrizione che più lo rappresenta arriva da Wenger in persona, che di lui dice: “Ha la tecnica degli spagnoli ma il cuore degli inglesi”. Mica male.

Non è tutto oro quel che luccica

Wilshere è alto 1.72, è un giocatore robusto dal baricentro basso ma allo stesso tempo piuttosto fragile. Nel 2011/12 salta l’intera stagione per un infortunio alla caviglia, che gli impedisce anche di prendere parte all’europeo estivo, quello che sarebbe stato il suo primo torneo ufficiale con la nazionale maggiore. Tornando a calcare il campo però, Wilshere sembra riuscire a riprendere da dove aveva interrotto: in un Arsenal orfano di Van Persie – ceduto ai rivali dello United – il ragazzo va a prendersi la responsabilità di indossare la 10, poco dopo succeduta dalla fascia di capitano, riconoscimenti incorniciati da splendide prestazioni sia con il club che con la nazionale, che gli varranno anche la benedizione di due dei più grandi giocatori mai prodotti dalla terra dei tre leoni, Gerrard e Lampard. Il primo definirà scary (spaventoso) il suo talento, mentre il secondo parlerà di «Un giocatore fantastico. Ha qualità col pallone e velocità per saltare l’uomo. Sarà un giocatore enorme, in Inghilterra e nel mondo». In questo periodo di onnipotenza calcistica segna anche uno dei più bei gol corali della storia del gioco, contro il Norwich e con l’ausilio di Cazorla e Giroud: per i pochi che non avessero mai avuto la fortuna di
apprezzarlo, i tre sopracitati si scambiano la palla la bellezza di sette volte nel giro di pochissimi secondi, di cui due col tacco, circondati da immobili e confusi difensori dei Canaries che non possono far altro che essere spettatori passivi della pura meraviglia del calcio al suo massimo splendore.

Ecco che proprio quando sembrava pronto per poter spiccare il volo verso l’Olimpo dei centrocampisti contemporanei, nell’annata 15/16 l’ennesimo infortunio lo costringe fuori dal campo per un lungo periodo in cui giocherà la miseria di 3 partite, iniziando anche a far vacillare le certezze del giovane: «A volte è difficile restare positivi, dopo tutti gli infortuni che ho avuto, che sono davvero frustranti». La prospettiva dell’Europeo si allontana nuovamente, ma la determinazione che lo ha sempre contraddistinto – e l’oggettiva mancanza di alternative di livello – gli permetterà alla fine di conquistarsi un posto in rosa.​ L’europeo di Wilshere sarà poco entusiasmante come certamente quello dell’Inghilterra in toto, eliminata da una favolosa (nel vero senso della parola) Islanda, nella più sorprendente delle gare a eliminazione diretta. Indossando la 18 giocherà 2 partite da subentrato e una da titolare, senza lasciare il segno. Nell’estate 2016 Wenger decide di cedere il ragazzo in prestito al Bournemouth, per permettergli di riacquistare una certa costanza in un ambiento circondato da meno pressioni. Il ragazzo si esprime bene al “Dean court” ma proprio quando sembrava essersi finalmente liberato dai fantasmi precedenti, ecco che in una sfida col Tottenham subisce nuovamente un grave infortunio al perone. Alcuni tifosi inglesi a questo punto gli affibbieranno un soprannome molto poco elegante ma abbastanza indicativo delle condizioni del ragazzo: Jack Weelchair (sedia a rotelle). Terminerà dunque in anticipo la sua avventura in prestito con le Cherries e il ragazzo farà ritorno a casa per la riabilitazione.

L’ultimo rientro

Quest’estate, nonostante l’interesse di vari club (tra cui il Milan), l’allenatore francese ha deciso di scommettere ancora una volta su Wilshere e sul suo rientro. Per quanto visto fin qui in stagione, la scommessa sembra stare pagando: il centrocampista ha giocato già 19 partite in stagione tra Premier, EL e EFL cup segnando 2 gol e fornendo 4 assist a condimento di buone prestazioni. Ultima quella contro il Chelsea di Antonio Conte, dove ha anche trovato un grandissimo gol che ha aperto le marcature di una partita ad alto contenuto spettacolare.

L’inanellarsi di queste gare positive ha fatto si che i tifosi biancorossi chiedessero a gran voce la fascia di capitano di nuovo al suo braccio, mentre i tifosi avversari, riconoscendo il suo valore, si augurano che possa restare in condizione fino al mondiale di quest’estate, dove farebbe la differenza nella nazionale di Southgate. Ci auguriamo con tutto il cuore che Wilshere possa finalmente proseguire la sua carriera libero da problemi fisici e ombre del passato, per andarsi a prendere il posto che gli spetta tra i giocatori più forti al mondo.

Di Jacopo Bellantonio

SHARE