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La fatal Verona sicuramente non evoca ricordi positivi a tutti i tifosi del Milan, che proprio a causa di una sconfitta contro il club scaligero perse uno Scudetto su cui aveva messo praticamente le mani. In questo caso, però, la fatal Verona si riferisce al destino di uno dei tantissimi giocatori stranieri venuti in Italia con la volontà di spaccare il mondo e andati via con l’animo fin troppo turbato. Juan Manuel Iturbe, esterno argentino naturalizzato paraguaiano, probabilmente si aspettava una carriera diversa dopo la straordinaria stagione vissuta con la casacca dell’ Hellas Verona, un campionato che lo aveva imposto come uno dei giovani più talentuosi e potenzialmente devastanti del calcio italiano ma che, a conti fatti, finì soltanto per illudere tutti sulla reale potenza delle sue qualità. Da trampolino di lancio a inizio della fine, Verona sembrava aver portato bene a Iturbe ma la realtà dei fatti si è rivelata ben diversa dalle speranze maturate in quella sfavillante stagione.

Iturbe come Romeo ma senza la sua Giulietta

Prima dell’approdo in Italia Juan Iturbe aveva avuto esperienze piuttosto contraddittorie rispetto a quello che si diceva delle sue qualità. Il ragazzo, molto forte in velocità e assolutamente devastante in campo aperto, esordisce da professionista nel Cerro Porteno per poi farsi mettere fuori squadra al termine della seconda stagione per la mancata volontà di rinnovare il contratto. In seguito però ritornerà nel club, dopo aver fatto nascere un caso diplomatico allenandosi con l’Under 20 dell’Argentina e dopo aver vissuto un’esperienza breve ma terribile con il Quilmes (0 partite ufficiali). Nonostante, a conti fatti, Iturbe abbia fatto bene soltanto in una squadra – e nemmeno in maniera troppo continua – in Europa il Porto decide di credere in lui, comprandolo per 4 milioni di euro. Una decisione praticamente già rigettata dopo poche partite ufficiali: prestito al River Plate, ritorno alla base e tanta, tantissima panchina. Iturbe sembra essere uno dei tanti giovani sudamericani che devono abbandonare prematuramente il sogno di sfondare calcisticamente nel Vecchio Continente. Invece, nonostante le prestazioni non esattamente incoraggianti e un principio d’aura da piccolo fenomeno mancato, il mezzo albiceleste viene approcciato dal Verona, che dopo il ritorno in Serie A sta costruendo una squadra col giusto mix di giovani e veterani. Quel trasferimento in prestito, avvenuto nell’ultima giornata del mercato estivo 2013, sembrerà essere la fortuna del giocatore offensivo.

Una stagione da fenomeno

Iturbe aveva già sfiorato l’Italia nel 2010: il Gallipoli lo aveva praticamente preso dal Cerro Porteno ma a causa del fallimento l’affare sfumò. A Verona arriva con la fama da piccolo predestinato che però deve ancora comprendere il suo potenziale. Esordisce allo Stadium contro la Juventus e da lì in poi il timido ragazzo dai mezzi discreti e mai espressi diventa uno degli esterni più devastanti del campionato di Serie A. Iturbe gioca nel 2013-2014 quella che, ancora oggi, è la sua stagione migliore da professionista: in 33 presenze ufficiali con la maglia del Verona segna 8 reti e fornisce 5 assist vincenti ai compagni, rendendosi dunque uno dei principali protagonisti della salvezza del club. Prevalentemente il Verona gioca in contropiede e quindi, durante l’apertura degli spazi, Iturbe risulta spesso semplicemente imprendibile per le difese avversarie. Una testimonianza molto concreta arriva da un gol segnato al Bologna, in trasferta, in una gara vinta 1-4 (con gol e assist incorporati): Iturbe ruba palla a centrocampo sulla zona destra, supera due avversari che perdono il tempo di gioco ancora prima di poter  anche solo pensare di intervenire per far fallo e poi scarica un sinistro incrociato – lento ma angolato – che batte il portiere.

In un’altra occasione (contro il Livorno) Iturbe ruba – partendo dalla sua metà campo – sulla linea laterale una palla che per qualsiasi altro calciatore sarebbe persa. Lui però ha una velocità fuori dal coro e non solo ci arriva ma brucia tutta la difesa del Livorno – piazzata malissimo – per poi non cedere all’egoismo e servire Luca Toni per un gol già fatto. Un’azione che mette perfettamente in mostra la grande rapidità del calciatore, il quale sembra viaggiare con un ritmo di gioco due volte superiore agli altri.

Iturbe non si fa mancare nemmeno soluzioni balistiche notevoli: un paio i gol su punizione in campionato, tra cui uno contro la Lazio nel quale fa prendere al pallone un giro beffardo per Marchetti grazie a una grande qualità di calcio col mancino.

Il calcio italiano sembra aver guadagnato un grandissimo giovane, un ragazzo dal futuro assicurato. Così, il Verona – che lo aveva ottenuto solo momentaneamente – si accorda con la Roma per tenerlo in Italia: prima lo riscatta per 15 milioni di euro e poi lo rivende ai giallorossi mettendo a segno una grande plusvalenza. Sfortunatamente, la Capitale si rivelerà una trappola inattesa per Iturbe, che con la maglia della Roma inizierà la sua parabola discendente.

Roma nun fà la stupida stasera

Acquisito dal club per 22 milioni più 2,5 di bonus e 1,6 di commissioni, Iturbe – che nel frattempo ha conquistato la Nazionale paraguaiana – diventa il secondo acquisto più caro nella storia della Roma. Evidentemente la pressione di questo investimento si fa sentire nel giocatore che dopo un inizio incoraggiante (gol in Champions League nella cinquina contro il CSKA Mosca e rete contro la Juventus in campionato) cala letteralmente a picco, anche a causa di alcuni problemi fisici che non gli regalano continuità. Iturbe gioca sì 37 partite ma il numero dei gol totali si dimezza e la sensazione diventa quella più temuta dai vari giovani che riescono a vestire la maglia di una grande squadra: “questo è un pacco”. Purtroppo per lui, Iturbe continuerà a suscitare questo pensiero nei tifosi anche nella stagione successiva, nella quale giocherà ancora meno e segnerà solo una rete. Viene ceduto in prestito in Premier League, al Bournemouth, dove però le cose non vanno meglio e il ragazzo scende in campo solo quattro volte. Nella stagione successiva Spalletti lo mantiene in rosa e prova a dargli una chance ma nelle 12 partite che lo vedono in campo Iturbe non riesce a ricambiare il suo tecnico. Arriva dunque un altro prestito, al Torino: può essere l’occasione giusta per imporsi di nuovo, in una squadra dai dettami offensivi e senza troppe pressioni alle spalle. Anche in maglia granata però Iturbe fallisce: 17 presenze, una sola rete e l’impressione che ormai il suo tempo in Italia sia terminato. Impressione corretta, perché Iturbe atutalmente milita nel Tijuana, club messicano che a fine stagione avrà l’obbligo di riscattarlo dalla Roma dopo un anno di prestito. Ormai lontano dal calcio che conta, Iturbe può vantare solo una stagione da fenomeno in mezzo a tante altre fallimentari. Da bellissima compagna a fatale amante: Verona ha illuso Iturbe, così come lui aveva illuso il calcio italiano.