SHARE
FONTE: Calciomercato.com

Cercato, voluto, preso: Alvaro Morata ha abbracciato Antonio Conte dopo che l’allenatore del Chelsea aveva pressato non poco Abramovich per avere un attaccante. Che poi a dirla tutta, il tecnico leccese aveva chiesto Lukaku e Mourinho glielo ha soffiato da sotto il naso, con tanto di linguaccia del belga, che ha spesso detto di come al Chelsea non si sia mai sentito apprezzato e correttamente valutato. Di fatto Morata è arrivato a Londra nel club campione d’Inghilterra e, soprattutto, in un ambiente che avrebbe potuto dargli fin da subito il ruolo di icona principale: praticamente, l’esatto opposto della sua esperienza madrilena.

alvaro morata
FONTE: Calciomercato24

La cifra di 62 milioni di euro alla fine è passata pure in secondo piano in un’estate in cui i botti li hanno fatti altri (Neymar al PSG, Dembelè al Barcellona, Bonucci al Milan) e l’acquisto dello spagnolo, inizialmente carico di blasone, ha perso rilevanza sotto le più cospicue banconote degli altri trasferimenti. In pratica, Morata si è creato un ambiente perfetto in un momento propizio, in cui l’aspettativa di vincere il campionato è più bassa (l’ultima squadra in Premier a vincere due titoli consecutivi è stato lo United di Ferguson nel 2009 e nel 2010) e il panorama della Champions League può essere vissuto senza le pressioni asfissianti di chi ne ha vinte ben 11. Poi c’è l’allenatore. L’idillio con Conte è scoppiato subito nonostante la stagione dei Blues fosse iniziata in un mare di burrascose polemiche, critiche e pericolose tensioni, un braccio di ferro tra allenatore e dirigenza che ha fatto vacillare la tranquillità di una scenografia perfetta per Morata, voglioso di fiducia e protagonismo. Poi il campionato è iniziato e le coppe pure, arrivando fino a gennaio con il Chelsea terzo e lo Stoke City battuto 5-0. Ma Morata è stato quello che ci si aspettava ?

Morata e il matrimonio con la Premier

Lo score di Morata dopo quasi sei mesi di Premier League dice 19 presenze e 10 reti, quasi un gol ogni due partite. Un buon bottino, anzi, decisamente una bella presa quella dello spagnolo: la classifica marcatori della Premier League mette Morata al sesto posto insieme a Lukaku (guarda caso) e a Wayne Rooney. Il primo posto è lontano otto reti, score necessario per raggiungere Harry Kane primatista con 18, a più uno su Momo Salah del Liverpool e a più due sul Kun Aguero del City. Non è facile per un attaccante straniero alla prima volta in Premier imporsi nelle statistiche inglesi così prepotentemente, eppure va considerato che Morata è arrivato Londra con il tag di top player, definizione strutturata sul prezzo del cartellino e del suo curriculum. Alle 10 reti in Premier League si aggiungono quelle dello spagnolo in Champions League (unica rete quella al Wanda Metropolitano) e in Coppa di Lega, per un totale definitivo di 29 presenze. Questi dati, se paragonati con quelli delle ultime due stagioni, ovvero le uniche altre in cui l’attaccante ha potuto avere un ruolo distintivo in un club, eleggono il presente di Morata il migliore della sua giovane ma esplosiva carriera. A Madrid, nell’annata scorsa, lo spagnolo a questo punto della stagione aveva segnato solo 9 gol totali, di cui solo cinque in Liga, e messo insieme un piccolo gruzzolo di 22 presenze. Alla Juventus le cose non erano andate molto meglio, visto che con Allegri Morata esplose solo nella seconda parte della stagione, e a gennaio, lo spagnolo era fermo a tre gol in 26 presenze complessive.

Uno sguardo più approfondito potrebbe ulteriormente constatare come il rapporto con Conte stia favorendo il campioncino castigliano, che va ripetuto, per la prima volta in carriera è titolare indiscusso di un top club europeo.

Cosa vuole Conte da Morata

Cristiano Ronaldo, Benzema, Tevez, Dybala: da quando Morata è stato inserito in un organico di primo livello ha sempre giocato con calciatori di indiscusso valore tecnico, ottimi insegnanti per un giovane centravanti in cerca di una personale maturazione. Piano piano, da Torino al Bernabeu, Morata ha cambiato interpreti e modo di giocare, mettendosi a disposizione dell’allenatore sempre e comunque; a Londra lo spagnolo pare aver trovato una prolifica via alla definitiva canonizzazione. Conte ha positivamente incastrato Morata sulla sommità del suo modulo, lasciandolo come unica punta in un camaleontico 3-4-2-1 (o anche 3-5-2),

 

in cui l’affinità con gli altri epicentri tecnici quali Hazard e Pedro è nata con una rapida progressività. Morata, che è molto cresciuto fisicamente, ha sviluppato una gran capacità di leggere in anticipo i movimenti dei compagni e velocizzare, con istantanee invenzioni ad aprire il gioco, la manovra dei Blues. Il Chelsea tuttavia ha avuto bisogno di Morata soprattutto per le sue capacità di artista d’area di rigore, bravo nel trovare sempre lo spiraglio giusto per attaccare la profondità e concentrare i 186 centimetri in micidiali colpi di testa.

Conte ha portato Morata più lontano dalla porta chiedendogli di avvicinarsi al centro del campo, e di conseguenza, aggiungere al repertorio del giocatore una fase di sacrificio già felicemente rodata nel periodo italiano alla Juve di Allegri, una delle migliori scuole da questo punto di vista. E non è un caso che il successo di Morata sia dovuto anche alla bontà delle sue prestazioni, in cui a un lavoro palla al piede in fase di ripartenza corrisponde un generoso lavoro di pressing: una soluzione ideale per Conte, che nello spagnolo ha trovato anche un micidiale ariete. Dei 12 gol segnati Morata ben 7 li ha realizzati di testa, un dato importante che sottolinea non solo la sua grande predisposizione al gioco fisico-aereo (a Madrid anno scorso ne aveva segnati 6), ma pure come il Chelsea abbia trasferito nel giovane spagnolo il ruolo di termine ultimo dell’azione. La squadra di Conte è la terza in Premier League per duelli aerei vinti (28,3 di media a partita) e terza pure nei cross completati (92 in totale), mentre la coppia Morata-Azpilicueta è risultato essere il duo più prolifico dell’intero campionato inglese (6 reti). Lo spagnolo, infine, è il primo giocatore della Premier per marcature di testa, il doppio di Lukaku, Harry Kane e Aguero (3).

Mediaticamente, quello che era considerato un sostituto di Lukaku si è evoluto in un vero e proprio gioiello, tuttavia ancora parzialmente grezzo: nonostante tutti i progressi Morata ha ancora un intero girone di Premier League da affrontare, con dei quarti di finali che più ostici non potevano essere, una League Cup e una FA Cup che aspettano di essere conquistate. Se non altro lo spagnolo può giustificarsi citando uno stato di forma che necessita di un attimo di riposo e di un reset tecnico, visto che nelle ultime uscite, a parte la tripletta allo Stoke, lo spagnolo ha mostrato poca lucidità soprattutto sotto porta – inevitabili questo punto le critiche – così come nell’aspetto più generale della prestazione.

Ma portare Morata al Chelsea è stato un gran colpo, che oggi avrebbe ancora più risalto se il Manchester City non avesse già ammazzato la Premier e Antonio Conte, suo allenatore, non avesse costruito un involontario (oppure no) castello mediatico fatto di polemiche contro gli avversari. Tuttavia il dissing poco cortese con Mourinho ha distolto solo parzialmente la stampa dall’apparente blocco di risultati del Chelsea, che negli ultimi giorni sta perennemente pareggiando qualsiasi scontro capiti con l’Arsenal di Wenger (2-2 in Premier, 0-0 in EFL). In tutto ciò Morata è esploso come uno dei migliori giocatori della Premier League, portandosi sul piano iconico a livello di colleghi ben più blasonati e diventando finalmente un top player non soltanto in termini monetari ma anche di vera sustanza. Numeri alla mano, è tutto vero.