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Massimo Oddo
Massimo Oddo - FOTO: profilo ufficiale Facebook Delfino Pescara

Con il suo arrivo in panchina l’Udinese è tornata a sognare. Massimo Oddo è attualmente uno degli allenatori rivelazione della Serie A: in sette partite ha collezionato cinque vittorie alla guida dei bianconeri, un pareggio e una sconfitta di misura alla prima contro il Napoli. Ora la squadra friulana si trova a due punti dalla zona Europa: un risultato inaspettato fino a pochi mesi fa. Un lavoro certosino che ha portato in poco tempo a risultati importanti grazie anche alla società dei Pozzo come ha svelato lo stesso Oddo ai microfoni “La Repubblica”: “Non manca nulla qui: strutture al top, campi perfetti, personale qualificato. Il resto dipenderà dai giocatori, dallo staff e da me“. Il gol di Lasagna al Bologna, poi, con quattro tocchi di prima in verticale, è frutto dei concetti di gioco trapiantati in Friuli dal Campione del Mondo del 2006 con la Nazionale italiana: “Il gioco in verticale, in Italia, viene impedito dagli avversari. Ai ragazzi ho chiesto che cosa notavano di particolare in quel gol. Non mi hanno saputo rispondere. Nessuno ha ricevuto il pallone tra i piedi, ho spiegato, ma in uno spazio che aveva occupato: l’azione non era preparata, era preparata l’occupazione dello spazio“.

Oddo, oggi il calcio è cambiato

Nel corso della sua lunga carriera da calciatore Massimo Oddo ha trovato anche il tempo per laurearsi studiando successivamente per diventare un valido dirigente, ma come ha spiegato a “La Repubblica” non ha avuto una possibilità per esprimere le sue conoscenze: “Volevo diventare un dirigente di alto livello: alla Marotta o alla Galliani. Quando ho smesso di giocare nel 2012, ho fatto tutti i corsi possibili: direttore sportivo, patentini da allenatore. Ma l’obiettivo era chiaro. Invece, ho trovato un muro. Il mio nome rendeva tutto più difficile. Chiedevo solo di imparare un nuovo mestiere: non ho trovato nessuno che me lo insegnasse“. Studiare aiuta anche ai calciatori: “Apre la mente. Io l’ho sempre fatto, mentre giocavo. A giurisprudenza ho dato 11 esami. Mi sono arenato un po’ a Napoli, quand’ero iscritto a Parma. A 27 anni ho ripreso, scienze manageriali ed economiche a Teramo. Mi sono laureato mentre smettevo al Lecce: 108, ho sempre preso bei voti. Ognuno usa il proprio tempo come crede. Io ho sempre pensato al futuro. Di Donnarumma ho pensato male. Finire gli studi è uno step da salire, se puoi. Non vuol dire che chi studia sia più intelligente, puoi farti una cultura anche leggendo per conto tuo. Ma è una soddisfazione, un traguardo. Tempo ne hai: ti alleni due ore al giorno. È questione di voglia, di passione per un obiettivo. Infine l’allenatore dell’Udinese ha concluso parlando anche della vittoria del Mondiale nel 2006 dando una nuova chiave di lettura: “I miracoli non li fanno gli uomini. L’allenatore propone idee, la credibilità è data dai risultati. Anche nel 2007 nessuno si aspettava che il Milan vincesse la Champions. La Nazionale fuori dal Mondiale è una delusione enorme, ma da un certo punto di vista ne sono stato contento, per il bene del calcio italiano. La più grande sconfitta fu la vittoria del 2006: il calcio italiano si sentì il più forte e non avvertì l’esigenza di cambiare, mentre gli sconfitti imboccavano una nuova strada”.