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milan berlusconi
FONTE: Calcio e Finanza

Nubi scure e cariche di pioggia hanno ripreso ad aggirarsi su Casa Milan. Come riportato da La Stampa, la Procura di Milano con a capo il pm Fabio de Pasquale starebbe indagando sul passaggio di proprietà del Milan dello scorso aprile, dalla presidenza di Silvio Berlusconi a Yonghong Li per la cifra esageratamente alta di 740 milioni di euro. Il valore effettivo del Milan (decisamente sgonfiato dopo le recenti annate) e la cifra stabilita per il passaggio di proprietà avrebbero attirato le attenzioni della procura meneghina, che riporterebbe il Cavaliere in una situazione scomoda in piena campagna elettorale. Gli uffici milanesi starebbe pensando di aprire un’inchiesta con la pesante accusa di riciclaggio di denaro da parte di Berlusconi reo, apparentemente, di aver fatto rientrare in Italia soldi dalla Cina tramite la copiosa cifra che ha messo fine alla sua ultra trentennale presidenza dei rossoneri. Il reato di riciclaggio è l’accusa più grave fra quelle emerse dalle segrete indagini dei pm milanesi, al lavoro sul giro di denaro coinvolto nel passaggio da Berlusconi a Li, i cui dubbi sul reale patrimonio rimangono ancora fondatissimi. Le incongruenze della trattativa, i continui cambi di valutazione, ma soprattutto la cifra monstre pagata da Li tramite dei fondi monetari anglo-americani: tutte ombre che stonerebbero con la liceità dell’operazione . A Milano sono stati analizzati documenti e carte che testimonierebbero delle irregolarità sulle cifre partite da Hong Kong che, di fatto, come scritto appunto da La Stampa, stonerebbero con le convincenti ufficializzazioni portate in Procura dall’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini. In giornata però è arrivata la smentita all’indiscrezione del quotidiano torinese, a farla ci ha pensato direttamente il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, ex del pool Mani Pulite: “Allo stato attuale non esistono procedimenti penali relativi alla compravendita dell’AC Milan”. Marco Fassone, nuovo ad del Milan e garante del signor Li, ha sempre espresso fiducia e buona volontà nei riguardi dell’operato della nuova dirigenza cinese che, al contrario, secondo il New York Times sarebbe particolarmente misteriosa e dai tratti poco chiari, come testimonia l’assenza di Li dal registro degli uomini più ricchi di Cina.