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nicola leali

“Non c’è niente che mantenga quello che promette.” Deve essere stato il pensiero di alcuni dirigenti della Juventus appellandosi alla sentenza di Philip Roth nel libro “Teatro di Sabbath”. Nicola Leali non è riuscito a diventare il secondo di Buffon che a Torino avevano tanto sperato: giovane, italiano, con un minimo di esperienza. Invece la sentenza sulla carriera di Leali è stata abbastanza compromettente, con alcune scelte sbagliate e tanti errori da parte del ragazzo che, per lo meno fino all’anno scorso, giocava in un club di livello. Si potrebbe addirittura affermare che l’esperienza recente all’Olympiacos sia stata decisamente il punto più alto della carriera del portiere, che in in Italia, oltre a delle comparse in panchina con la Juve, ha difeso i pali di Lanciano, Brescia, La Spezia, Frosinone e Cesena. Tanta provincia nel tentativo di regalare all’allora allenatore Conte (e successivamente ad Allegri) un giocatore di prospettiva capace di reggere l’alternanza importante con Buffon e pronto, nel caso si presentasse l’opportunità, a giocare partite di livello mondiale. Invece la storia ha delineato un percorso diverso, opposto alle aspettative, che relega Leali a un club di provincia belga, lo Zulte Waregem: squadra di buon livello per il calcio locale, quest’anno avversario della Lazio in Europa League.

Le retrocessioni di Leali

Leali era stato acquistato dalla Juve per 4 milioni direttamente dal Brescia, club allora in Serie B e da sempre ottima fornace di portieri, ultimo Emiliano Viviano. Arrivato a Torino con il nomignolo di “nuovo Buffon” o “piccolo Gigi”, Leali fa partire dal capoluogo piemontese una filo rosso che lo collega per cinque stagioni a un numero considerevole di squadre nella provincia italiana. Una girandola necessaria, secondo i dirigenti juventini, a far lievitare l’esperienza di un portiere molto capace ma timido in campo e fuori. Eppure proprio gli errori commessi in questo zig zag per l’Italia hanno fatto perdere la fiducia dei tifosi bianconeri in Leali, da subito molto apprezzato ma presto dimenticato. Oltre a due buone stagioni in Serie B con La Spezia e Lanciano (salvezza insperata raggiunta soprattutto grazie a lui), nel portiere mantovano si è vista poca sostanza e tanti errori.

Il problema di Leali forse è stato non trovare un club di maggior livello dopo l’esperienza con il Cesena, la prima in Serie A con i guantoni da portiere titolare. Disputare un campionato con una difesa sanguinosamente di livello inferiore e caricarsi sulle spalle un ambiente inesperto hanno limitato il percorso di progresso di Leali, che senza dubbio è cresciuto mentalmente e fisicamente ma non ha certo aggiunto una pagina di referenza positiva al suo curriculum. E l’anno dopo, purtroppo, si è verificata la stessa cosa. A Frosinone Leali ha fatto vedere molti più errori che a Cesena, dove se non altro le chance di salvarsi erano nettamente inferiori; in Ciociaria Leali ha subito 59 reti, dieci in più di quelle incassate in Romagna. Il dato preoccupante però è un altro: in sei stagioni i clean sheet sono stati solo 39. Portieri come Mattia Perin al Genoa, o Donnarumma al Milan o anche Cordaz a Crotone si sono sempre esaltati con delle difese ballerine, che anzi, seppur con sofferenza, hanno permesso ai portieri di mettere in mostra la propria reattività. Con ottimi risultati. Al contrario Leali non ha saputo reggere l’impatto con una realtà tecnicamente così scoperta e quella di Frosinone, fra tutte, è stata forse la peggior stagione del portiere della Juve. Unico sussulto mainstream in cui ha fatto buona figura è il rigore parato a San Siro a Mario Balotelli.

Leali l’emigrato: dalla tragedia greca alla provincia belga

Dopo la retrocessione ciociara Leali ha compiuto un passo importante: accettare l’offerta dell’Olympiacos in Grecia, club di notevole prestigio internazionale e prima dell’eliminazione dai play-off possibile squadra di Champions League. Con i greci il portiere – giunto ad Atene in prestito dalla Juve, come di fatto in tutte le altre stagioni – ha disputato 10 presenze in Europa League e 13 nella Super Liga ellenica, dove stavolta il bottino è stato più appariscente delle altre volte visto che i clean sheet sono stati 7 e solo 8 le reti subite in 13 incontri. Eppure l’apparenza inganna, perchè se le statistiche permettono a Leali di essere soddisfatto della sua esperienza in Grecia, un po’ meno lo sono stati i tifosi dell’Olympiacos, che in Leali hanno trovato un capro espiatorio in cui scaricare le colpe per una deludente eliminazione dall’Europa League. Gli errori del portiere contro il Besiktas durante gli ottavi di finale sono stati una pessima copertina per il giovane bianconero.

Con la stagione ad Atene Leali si aggiudica il primo titolo della sua carriera oltre alla Supercoppa italiana vinta da convocato nella Juventus nel 2012. L’Olympiacos infatti vince il titolo e si laurea campione di Grecia ma Leali, che in ogni caso si era sempre alternato con il vero titolare Stefanos Kapino, non viene riconfermato. La sua opportunità ora si chiama Zulte Waregem, squadra di Waregem, e quattordicesima in Jupiter League. Anche qui Leali sta facendo fatica ad affermarsi visto che in campionato ha disputato solo sei partite(un solo clean sheet) e due in Europa League, entrambe contro la Lazio. La serenità di un ambiente pacato e lontano dalla focosità degli spalti del Pireo di Atene sembrava potesse giovare al portiere classe ’93, oramai alla settima stagione da professionista.

(L-R) goalkeeper Nicola Leali of SV Zulte Waregem , Sergej Milinkovic Savic of SS Lazio

A ventiquattro anni Leali ha toccato più volte il fondo fra panchine e retrocessioni, e quando scadrà il contratto con la Juve potrebbe essere difficile trovare una squadra di ottimo livello senza la spinta della potente dirigenza bianconera. Il suo sodalizio con Torino scade nel 2019, e a meno che non ci siano clamorosi sviluppi difficilmente il portiere dello Zulte potrebbe essere scelto come vice di Szczesny, ruolo che Marotta inizia a cercare con insistenza. Se il portiere italiano dovesse trovare una nuova squadra che gli permetta un rilancio e lui in primis si possa mettere in risalto allora le cose cambierebbero, dato che Leali ha solo ventiquattro anni e tutta una carriera per poter diventare un ottimo giocatore; certo ci si aspettava nettamente di più da un oceano di promesse non mantenute in pieno, eppure questo era solo il principio. Seppur precocemente, il fondo toccato da Leali potrebbe essere la sua spinta più potente verso l’alto.