Enrico Chiesa incorona Federico: “Una sua coscia è il doppio della mia”

Enrico Chiesa incorona Federico: “Una sua coscia è il doppio della mia”

Tale padre tale figlio, recita un vecchio proverbio. E per Federico Chiesa è stato proprio così. Il giovane talento della Fiorentina, classe 1997, che si sta mettendo in luce con la maglia viola, è stato incoronato da suo padre Enrico, ex attaccante del Parma e della Nazionale italiana, che ha esaltato le qualità di suo figlio ai microfoni del “Guerin Sportivo”: “Tempo fa eravamo insieme. Si avvicinarono dei tifosi e gli chiesero l’autografo. Solo in un secondo momento, fecero lo stesso con me. Una cosa bella, sono orgoglioso. Anche perché Fede è un bravo ragazzo. Serio, responsabile, deciso. Ma quello che più conta è che si allena sempre al massimo, ha voglia di migliorare, mette sempre un grande impegno in quel che fa. Il nostro rapporto è come quello di ogni padre con i figli. Non entro nelle cose tecniche, non è il mio compito”. 

Chiesa, somiglianze e differenze tra padre e figlio

Enrico Chiesa, poi, ha cercato di spiegare le differenze e i lati somiglianti con suo figlio dal punto di vista fisico e tecnico: “La determinazione, la forza di volontà, il desiderio di migliorare sono simili. Fisicamente Federico è molto più forte di me e più strutturato, una sua coscia è il doppio della mia. Ha un fisico della Madonna, mi sa che gli almanacchi devono aggiornare i suoi dati: è più alto del metro e settantacinque che riportano. Sui venti metri ero veramente forte. Ma devi pensare che quando ho iniziato io la preparazione atletica era uguale per tutti, a prescindere dal fisico, dalle attitudini e anche dal ruolo. Ci dicevano, fate i “mille”. E io li facevo, ma a me magari quel test serviva a poco. L’evoluzione che c’è stata in questo campo, compreso anche le altre conoscenze in materia alimentare, per esempio, hanno contribuito tantissimo al miglioramento delle prestazioni”. Infine l’ex attaccante del Parma ha svelato la sua qualità migliore da giocatore: “Per onestà dico che tra pallone e corsa, preferivo il primo (ride). La mia più grande passione era tirare in porta. Ma non tanto per fare, per segnare. Con lo stesso impegno e decisione della partita della domenica. Nella mia finora breve esperienza di allenatore, a fine seduta, mettevo una trentina di palloni al limite dell’area e sfidavo i miei giovani portieri. E per chi perdeva il duello, c’erano flessioni da fare. E ti posso dire che io ne ho fatte poche!”.