SHARE
Frank Ribery, Bayern Monaco-Benfica - Fonte Twitter Ufficiale Bayern Monaco
Frank Ribery, Bayern Monaco-Benfica - Fonte Twitter Ufficiale Bayern Monaco

Franck Ribery, attaccante del Bayern Monaco, si è raccontato ai microfoni di Canal + lasciando da parte per un attimo il mondo del calcio e parlando, soprattutto, delle sue cicatrici con cui ha imparato a convivere fin in tenera età pur soffrendo tanto: “La sofferenza mi ha fatto rinascere. Con quella cicatrice da bambino non è stato per niente facile, ma mi ha dato forza, speranza. Mi ha permesso di diventare il calciatore che sono. Sì, la cicatrice mi ha fatto sognare”. Tutta colpa di un incidente in auto insieme ai suoi genitori all’età di due anni: “La gente quando uscivo mi guardava sempre. E non perché ero una brava persona o per le mie qualità a giocare a calcio, ma semplicemente per quelle cicatrici. Mi sentivo giudicato. Oppresso. Magari piangevo, certo, ma non andavo mai all’angolo. Soffrivo da matti, sì, ma diventavo ogni giorno più forte”. 

Ribery, le cicatrici come simbolo

L’infanzia del fantasista francese è stata dura e ricca di disavventure che lo hanno portato a diventare il calciatore che tutti conosciamo. Ribery fu abbandonato dai suoi genitori biologici in un convento di suore, ma l’attuale attaccante del Bayern Monaco non si è dato mai per vinto lottando giorno dopo giorno per assicurarsi un futuro roseo. Il francese, inoltre, ha vinto tantissimo in carriera vestendo le maglie di MarsigliaGalatasaray e Bayern Monaco: sette campionati tedeschi, cinque coppe di Germania, quattro Supercoppe di Germania, una coppa di lega tedesca, una coppa di Turchia, una coppa Intertoto, una Champions Leugue, una Supercoppa europea e un Mondiale per club. Infine, lo stesso attaccante Ribery ha ammesso di non ricorrere alla chirurgia estetica: “Ma una cosa è certa: non mi farò mai un lifting. Le cicatrici sono parte di me”.