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paolucci floriana

“Non conosco ancora bene l’isola, ma quello che posso dire è che non appena ho firmato il mio contratto in sede, il club mi ha appoggiato sulla scrivania due chiavi: uno era la macchina e una era per l’appartamento. Questo a sottolineare la bontà delle cose”. Michele Paolucci risponde al telefono dalla Baia di Makarskala, isola di Malta, per rispondere alle domande di Contrataque: a 31 anni, ha scelto di salutare il mare della Puglia, archiviando a metà stagione l’esperienza con il Monopoli (serie C, girone C) per viaggiare a mezz’ora di volo dalla sua Sicilia e aggiungere un’altra tappa a una carriera passata per 13 maglie. Gli esordi nel settore giovanile della Juventus, le 6 reti a 20 anni in A con l’Ascoli, fino ai tempi recenti in Romania con il Petrolul Ploiești. Il ritorno dalla Vecchia Signora, con l’esordio in prima squadra nel gennaio 2010. Fino al Floriana, club della massima divisione del campionato maltese dove l’attaccante è arrivato in compagnia del presidente Riccardo Gaucci e di Kevin Bonavia, parte dell’agenzia Sportspromalta che ha condotto in porto l’operazione.

Paolucci e l’addio al Monopoli

Una scelta professionale, la racconta Paolucci, mossa anche dalla voglia di dare maggiore qualità alla vita privata: “Dopo i 30 anni occorre fare anche delle scelte che oltre al punto di vista professionale guardino alla qualità della vita. Sono all’estero ma sono anche a 25 minuti di volo da casa. Ho preso il primo aereo alle 20.40 di sera e un’ora dopo ero seduto a tavola in famiglia. Questo è stato un fattore fondamentale”. Nessuna crepa in eredità dalla Puglia: “Ci sono una serie di motivazioni: avrei anche potuto restare a Monopoli, era ciò che la proprietà auspicava. Di comune accordo abbiamo deciso di salutarci, ne approfitto ancora per ringraziare l’amministratore delegato Laricchia e il presidente Lopez per l’umanità dimostrata. Ci siamo salutati e il nostro rapporto rimane saldo, cosa non semplice nel mondo del calcio. Loro hanno tutta la mia stima e tutto il mio rispetto. Avevo diverse possibilità”.

Competitività

Una parola d’ordine nella carriera di Paolucci: guai a pensare che sia a Malta per svernare, ammonisce lui. “È stata una scelta professionale, con l’ambizione di arrivare tra le prime 4 squadre e accedere all’Europa League. Io qui farò la mia professione, ma magari quando tornerò avrò anche la possibilità di seguire il mio Catania allo stadio. Qui si gioca il venerdì, ma spesso di sabato e di domenica. Il campionato si svolge su 4 stadi principali e non c’è il discorso delle trasferte o meno”. Il tifo maltese? “C’è una rivalità fortissima con il Valletta, seguono il nostro calcio e sono una colonia britannica”. Premier League è il nome del campionato locale, non a caso…

Il passato

“Sicuramente ho vissuto delle realtà complicate: Ancona mi ha segnato profondamente, in generale io penso che la realtà della Serie C sia cambiata molto in negativo. Ho un bagaglio di esperienze tale da poter fare tante valutazioni. In 10 anni mi ero sempre confrontato, tra Italia e estero, con realtà molto importanti. Oggi, esclusi i top club, è una questione di stimoli: e in molte realtà non è semplice. Per il mio futuro spero che i vertici del calcio facciano qualcosa. Occorre creare una B2 e un campionato di semiprofessionismo”. Scorri la carriera di Paolucci e leggi Vicenza, una realtà dal presente oscuro: “È triste vedere società storiche come Vicenza in questa situazione. Serve fare qualcosa. Fa male vedere realtà così grandi che si iscrivono al campionato e poi si trovano in situazioni del genere. È davvero tutto molto triste”

Elezioni Figc

E il 29 gennaio il calcio italiano è chiamato a una scelta. Dal suo punto privilegiato di osservazione con vista sul Mar Mediterraneo, l’attaccante ha pochi dubbi: “Il mio auspicio è che, come detto da Tommasi, il calcio possa tornare al centro di ogni cosa. Io credo che al vertice ci voglia un uomo di calcio che a livello interno possa fare scelte giuste e mirate a far sì che il calcio possa andare avanti. All’estero parlano ancora bene della nostra Serie A, ma come si parla di calcio minore è triste leggere l’idea che hanno”.

Buffon

“Ho avuto la fortuna di avere a che fare con professionisti fantastici” spiega Paolucci ripercorrendo un decennio abbondante tra Serie A e Serie B. Tre nomi su tutti, senza tentennamenti: “Del Piero, un grandissimo, Baiocco, che ho incontrato nuovamente a 37 anni, Vergassola e Chiellini”. Buffon, invece è fuori classifica: “Gigi è una leggenda vivente del nostro calcio, mi piacerebbe vederlo battere il record di presenze in serie A e spero che Gigi continui un altro anno. Quello che noto intorno a lui è il grande affetto e il grande rispetto che si deve a tutti i campioni in ogni stadio, come è stato fatto per tutte le leggende del calcio come Maldini e Totti. Ci sarà sempre un pre e un dopo Buffon. Credo che sia tra i professionisti che hanno il diritto di dire basta. Di certo, fa ancora benissimo”.

paolucci allenamento

Momento top e momento flop

“Il gol simbolico più importante è stato quello a San Siro in un Milan-Siena 2-1, di testa, sia per il posto che per il fatto di aver segnato di testa. Ho segnato su cross di Angelo e sarò sempre grato a lui per quell’assist. Segnare a San Siro è stupendo, un’emozione unica. Lo accomuno a Palermo-Catania 0-4 nella Serie a 2008/2009, e per la gioia personale. Due emozioni diverse ma fortissime”. Alle pendici dell’Etna risiede però l’amarezza maggiore: “Mi sarebbe piaciuto proseguire con il Catania, ma più che un errore è stata un’impossibilità: la società all’epoca non trovò l’accordo per il mio riscatto con l’Udinese. Di lì mi spostai a Siena.Ma Catania è la città in cui vivrò”.

Paolucci studia da…?

Forse dal calcio ha avuto (e anche dato) meno di quanto ci si attendesse in avvio di carriera. Per l’attaccante di Recanati, però, il rimpianto non è una parola presente nel vocabolario: “Fisicamente sono integro e sto bene, voglio divertirmi ma sono consapevole del fatto che non giocherò per sempre. Non voglio commettere errori: vorrei proseguire nel mondo del calcio, ma al tempo stesso so che non farò mai l’allenatore. È complicato mettere insieme 30 teste, essere assoggettati a un presidente: sono cose molto lontane dal mio modo di pensare. Dietro una scrivania, mi vedo lì. Don Pietro Lo Monaco ha detto che un posto me lo tiene e lui è un uomo di parola”.

a cura di Luca Guerra

Miky fly back to Malta.. who comes?? 🌋🛫🇲🇹⚽❤ #flight #catania #malta #football #love #isback

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