mercoledì, Dicembre 1, 2021

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Zuculini, grinta e cartellini: nessuno in Europa come lui

Un congedo anticipato, comunque utile a stabilire un curioso record stagionale, dimostrando come il confine tra grinta e eccesso di foga agonistica sia più che mai sottile. Bruno Zuculini è a un passo dal River Plate, disposto a versare nelle casse dell’Hellas Verona una cifra di poco superiore ai 3 milioni di euro pur di assicurarsi quello che fino a pochi anni era considerato tra i maggiori talenti di prospettiva del calcio argentino. Premesse mantenute a metà dal minore dei fratelli Zuculini (anche Franco fa parte della rosa del club scaligero), pronto a salutare l’Europa con un primato negativo di cui andare poco fieri che potrebbe macchiarne indelebilmente la fama di discreto centrocampista centrale di lotta e di governo. 18 presenze stagionali, tanti eccessi e 3 reti messe a segno, testimonianza evidente dell’abilità in zona gol di uno dei punti fermi della squadra di Pecchia, il tecnico che l’aveva impostato come mediano davanti alla difesa, perdonandogli quei passaggi a vuoto spesso fatali ai fini del risultato finale.

Garra ed eccessi, nessuno come Zuculini in giro per l’Europa

Quattro cartellini gialli e tre rossi, nessuno nei 5 maggiori campionati europei ha fatto meglio (o peggio) di Zuculini, primo nella speciale classifica dedicata ai giocatori più aggressivi in campo stilata da www.whoscored.com. Dietro di lui, Recio del Malaga (8 gialli, un rosso), Bryan Dabo del Saint Etienne (10 ammonizioni), Daniel Parejo del Valencia (sempre a quota 10 cartellini gialli) e Manu Trigueros del Villareal (fermo a 7 gialli e un rosso). Garra sudamericana e incapacità di gestire le diverse situazioni, un mix letale in grado di rappresentare il limite principale del classe ’93 nel percorso di crescita e ricerca della piena maturazione calcistica. Non a caso, dei 3 cartellini rossi accumulati nelle 16 gare disputate in campionato, due sono scaturiti dopo una precedente ammonizione; è accaduto nel match con il Torino dello scorso ottobre e nel derby cittadino con il Chievo, perso 3-2 anche a causa dell’espulsione rimediata in soli 41’ già nel corso del primo tempo. In entrambi gli esempi presi in esame, il primo provvedimento disciplinare era arrivato soltanto qualche minuto del secondo, una distanza troppo breve che lascia intendere le difficoltà di Zuculini nel restare lucido all’interno della partita, autore tra l’altro di interventi troppo vistosi per non essere considerati punibili con un’ulteriore decisione arbitrale. Limiti soprattutto mentali, figli di un modo di intendere il calcio troppo superficialmente, rischiando l’intervento anche quando sarebbe il momento di temporeggiare. Senza malizia, ma certamente con poca furbizia, il centrocampista argentino ha compromesso le sue prestazioni e quelle dei propri compagni, rasentando l’autolesionismo, fino alla frustrazione del fallo con cui ha rimediato il rosso diretto nell’ultima partita con il Crotone.

L’inquietudine di un talento inespresso

Fosforo e sostanza, fragilità mentale e immaturità. Zuculini si appresta a salutare la serie A accompagnato da un fastidioso senso di incompiutezza che crediamo tormenterà ancora a lungo staff tecnico e tifosi dell’Hellas. Primo per “tackle” a partita con 4.3 di media, meglio di gente del calibro di Ndidi (4.2), Casemiro (3.9) e Filipe Luis (3.8), ha messo in mostra solo in parte le caratteristiche migliori del suo repertorio di centrocampista moderno, capace di abbinare tecnica e contrasti, così da disimpegnarsi al meglio in entrambe le fasi di gioco. Rimpianti veri o presunti, in parte giustificati da quella che è stata la sua carriera fino a questo punto: Racing Avellaneda, Manchester City, Valencia, Cordoba, Middlesbrough, AEK Atene, Rayo Vallecano, Verona. Una continua ricerca di stabilità che sembrava aver trovato il suo punto di arrivo, prima di sfociare nuovamente nell’inquietudine di un talento mai sbocciato, pronto a tornare in patria, laddove è probabile che il suo limite possa trasformarsi in pregio.

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