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Punto zero: non c’è miglior espressione per definire il momento che sta vivendo il calcio italiano. Lunedì 29 gennaio è stato, senza alcun dubbio, il momento più basso, forse anche più della mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018. Era infatti il giorno delle elezioni per il presidente della Figc, ma la fumata è stata a dir poco nera. Erano tre i candidati (Gravina, Sibilia e Tommasi), ma nessuno è riuscito a raggiungere la maggioranza. L’emblema del disordine più totale è stata la quarta votazione, quella del ballottaggio tra i due più votati, Sibilia e Gravina, che, fino all’ultimo, hanno cercato un’intesa. A dominare però sono state le schede bianche. E ora? Semplice: la via è quella del commissariamento.

Commissariamento, per Lega e Figc lo stesso destino

Com’è normale che sia, non sono mancate le polemiche.  “Il tentativo di raggiungimento di un accordo per avere una larga condivisione era anche sul candidato Gravina presidente – ha dichiarato Sibilia -. Evidentemente all’interno hanno avuto problemi. Questo sta a significare quanto noi siamo stati responsabili. Un giorno triste per il calcio? Posso solo dire di aver agito per il bene del movimento, nonostante fossi in vantaggio nelle votazioni che si sono tenute fin qui. I Dilettanti pesano troppo? Mi sono stufato di sentirlo dire, rappresentiamo 60mila società, siamo il calcio vissuto nella sua essenza sociale”. Non si è affatto fatta attendere la replica di Gravina: “Innanzitutto bisogna chiedere scusa agli italiani. La partita andava giocata fino in fondo, ma a un certo punto qualcuno ha deciso di prendere il pallone in mano e di portarselo via. Non stiamo a parlare di proposte di accordo, che definisco volgare. Non potevo accettare la presidenza, a dispetto di un progetto, di una squadra, di un pacchetto di voti che va oltre la Lega Pro. Non è la sconfitta del calcio italiano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente”. A dispetto delle polemiche però, l’unica cosa che conta è che l’Italia del calcio quindi resta senza Mondiale e senza Presidente e questa non può che essere una sconfitta del sistema. Ora la palla spetta al Coni, che dovrà nominare il commissario. Giovedì pomeriggio la Giunta deciderà il futuro della Figc, ma non solo quello. Infatti c’è da scegliere anche il commissario della Lega Serie A, la cui situazione è ancor più ingarbugliata. Un doppio destino che quindi finisce per legarsi e intricarsi. La responsabilità è ora tutte sulle spalle di una sola persona: il presidente del Coni Giovanni Malagò. Per lui è il tempo delle scelte e dei nomi e sarà davvero difficile non scontentare nessuno.

Nuovo commissario, tutti i papabili

Ovviamente, come sempre in questi casi, è già partito il toto nomi. Lo scenario più plausibile, come rivelato da ‘Repubblica’, sembra essere quello che vede l’attuale numero uno dello sport italiano commissario della Lega di serie A e Roberto Fabbricini commissario della Figc con Costacurta, Chimenti o Pancalli come subcommissari. Occhio però anche alla figura di Andrea Abodi, sfidante di Carlo Tavecchio nelle penultime elezioni e persona molto gradita al ministro dello Sport Luca Lotti. Ancora però regna l’incertezza. L’unica certezza è che bisognerà ripartire dalle macerie. Senza dimenticarsi che in ballo c’è anche la scelta del nuovo commissario tecnico, con Roberto Mancini sempre più favorito. Ma intanto, in attesa dell’ufficialità, il ruolo di traghettatore potrebbe essere ricoperto da Gigi Di Biagio, allenatore dell’Under 21. Tra commissariamenti e traghettatori: un calcio sempre più malato.