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Cercando su Internet una connessione rapida e comoda tra San Sebastián e Bilbao si evince fin da subito come le due grandi città del paese basco spagnolo non abbiano mai deciso di essere troppo raggiungibili l’una con l’altra. Nessun tipo di rotaia collega il capoluogo della Guipuzcoa con quello della Biscaglia, con gli autobus che diventano l’unica opzione di chi non dispone di un’automobile propria. Iñigo Martinez, nato ad Ondarroa, ancora in Biscaglia, ma cresciuto come calciatore e come persona in Guipuzcoa, aveva comunque sempre chiuso le porte all’Athletic. Fino a ieri, quando la società bilbaina, forte dei 65 milioni di euro ricevuti dal Manchester City per Aymeric Laporte, ha depositato in lega i 32 milioni della clausola rescissoria appuntati sul contratto del mancino classe ‘91.

In realtà la storia recente è stata piuttosto sconvolta da una serie di decisioni, all’origine delle quali c’è il rifiuto del Barcelona di non chiudere con Martínez l’estate scorsa, sia perché un altro centrale mancino avrebbe chiuso l’evoluzione in blaugrana di Samuel Umtiti, oggi punto fermo della retroguardia del Barça, sia perché Mascherano sarebbe stato relegato a ultima opzione come centrale. L’ex tecnico dell’Athletic si prendeva indirettamente la responsabilità di un destino nuovo per Iñigo, che insieme a Illarramendi e a Xabi Prieto era lo zoccolo duro di una Real Sociedad che iniziava il campionato con quattro vittorie di fila prima di essere stanata dal Real Madrid in casa per 1 a 3 e iniziare un repentino calo di rendimento. Non che l’Athletic se la stesse passando meglio, anzi. La squadra di Bilbao ha risentito proprio dell’addio di Valverde e in questo momento vive una situazione complicata di risultati e proprio per questo ha dovuto rinfrancare lo spirito dei propri tifosi con un acquisto importante dopo la cessione del suo miglior difensore, nonché prima fonte di gioco. Eppure, Iñigo ha deciso di cambiare le strisce verticali biancoazzurre per quelle biancorosse. Ma perché?

Iñigo Martínez, diverso da Figo

Iñigo Martínez non è stato il pioniere nel viaggio di sola andata da San Sebastián a Bilbao. Prima di lui sono stati in dodici a intraprendere questo percorso, dei quali soltanto Joseba Etxeberria, che aveva giocato soltanto nella primavera della Real, si è distinto ad alti livelli. Eppure il passaggio di uno dei capitani della Real al rivale regionale, nel contesto rilevante di una cultura basca fiera e divisa al suo interno, di primo acchito sembra essere davvero sui generis e ricorda il trasferimento di Luis Figo dal Barcellona al Real Madrid. Il lusitano, che avrebbe poi vinto il Pallone D’oro sei mesi dopo l’arrivo nella capitale spagnola, era il capitano e il simbolo del Barça. E il suo primo ritorno al Camp Nou restò nella storia per il lancio di una testa di porco in campo durante l’esecuzione di un corner da parte dello stesso.

Ciò che però è poco noto è che Iñigo fin da bambino è stato culturalmente più vicino all’Athletic, indipendentemente dalle distanze geografiche, e tutta la sua famiglia è rojiblanca. Ondarroa si trova esattamente a metà strada tra Anoeta e San Mames, ma a livello calcistico l’identità basca pulsa più potente verso Ovest, in quella Bilbao dove la squadra locale continua a puntare su elementi autoctoni, in lotta continua con la globalizzazione del pallone. Il cambio di maglia di colui che fino a pochi giorni fa era il capitano della Real non è dunque un cambio di pelle. Sotto la maglia txuri urdin Iñigo ha sempre guardato con affetto la cute biancorossa e, al di là delle clausole rescissorie, la sua volontà è stata quella di essere un giocatore dell’Athletic. E la prova più dura, ma necessaria, sarà il derby di ritorno di fine aprile, quando Anoeta lo attenderà al varco in un derby più gonfio di tensioni del solito.

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