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moreno Longo, Frosinone
FONTE: Tordiciagranata

A inizio anno la critica sportiva legata al mondo della Serie B aveva concesso il suo momento di celebrità ed esaltazione al tecnico dell’Empoli Vincenzo Vivarini. Poi è stata l’ora di Bruno Tedino a Palermo, incredibilmente saldo sulla panchina siciliana nonostante le continue bacchettate del patron Zamparini. Oggi, da primo in classifica, è arrivato il momento dell’elogio a Moreno Longo, allenatore del Frosinone e al momento primatista sia sull’ex tecnico dell’Empoli che su quello del Palermo. A quarantuno anni, Longo è stato nominato allenatore di una delle squadre più ambiziose e meglio attrezzate del torneo, un Frosinone che, forte del nuovo stadio, ha puntato fin da subito il traguardo finale e senza nascondersi ha imboccato la strada giusta. Merito dei bomber Ciano e Ciofani, ma anche del suo condottiero, un tecnico giovane ma capace, che nonostante sia solo al secondo anno alla guida di una prima squadra, fa già parlar di se come uno dei migliori prospetti dell’attuale Serie B. Un profilo pescato l’anno scorso dalla Pro Vercelli dalle giovanili del Torino, in cui Longo ha scritto la storia portando un trofeo dopo 23 anni. Si parla già di predestinazione, ma forse viene confusa con una bravura sudata e maturata.

FONTE: Alessio Porcu

Moreno Longo: radici granata

Erano passati giusto 23 anni da quando la formazione Primavera del Torino aveva vinto il campionato di categoria. Un titolo ambito e prestigioso che Longo ha ottenuto dopo un’estenuante finale ai rigori finita 8-7 in favore dei Granata ai danni della Lazio; la vittoria della final eight era un obbiettivo che Longo inseguiva insistentemente da un anno, cioè da quando aveva perso la finale contro il Chievo Verona, sempre ai rigori. Proprio quel Chievo che da giocatore gli ha concesso una vetrina importante in Serie A (a Verona dal 1999 al 2003) dopo l’esordio anni prima col Torino. Sempre con i clivensi, sfortunatamente, in un Sampdoria-Chievo del 2000 si ruppe i legamenti del crociato e dopo tanta Lega Pro (Teramo, Pro Vercelli, Alessandria), a trent’anni decise di ritirarsi. Il Torino è stata casa sua come giocatore e, dal 2009, come allenatore: prima la direzione della categoria Allievi, poi l’illustre panchina della Primavera. Longo si è sempre distinto per una grande gestione del gruppo e dei risultati importanti, che in particolare con l’under 19 ha visto l’allenatore piemontese entrare in pompa magna nelle grazie di Cairo. Proprio il patron del Torino era a Santarcangelo di Romagna in quel giugno del 2014, quando Longo gli ha regalato il primo trofeo della sua carriera da presidente e lanciato sul panorama nazionale talenti come Rosso, Bonifazi, Aramu e Edera.

L’ultimo grido di gloria di Longo a Torino si chiama Supercoppa Primavera, vinta sempre contro la Lazio in casa.

Pronto per la Serie B

Il suo curriculum nelle giovanili ha fatto sì che Longo venisse scelto dalla Pro Vercelli come allenatore della prima squadra, la cui stagione prevedeva senza mezzi termini una lotta complicata e lunga per la salvezza in Serie B. Il risultato è stato un sedicesimo posto con un turno d’anticipo, un traguardo ottenuto nonostante la rosa dei piemontesi non fosse certo di prim’ordine e anzi, giudicata parecchio fuori dagli standard del campionato. Un gioco ordinato e un reparto offensivo che con la presenza di Rolando Bianchi (11 apparizioni e 3 reti al Piola) e del capocannoniere della squadra Mattia La Mantia (9 reti totali) ha siglato 35 gol; a ciò si univa una difesa emersa come l’undicesima meno perforata di tutto il torneo, quasi un miracolo. Questi numeri, uniti ad una buona cura della comunicazione e agli apprezzamenti riscossi dagli altri addetti ai lavori durante la scorsa stagione, hanno convinto il patron del Frosinone Maurizio Stirpe a offrire al tecnico piemontese un contratto di due anni: l’obbiettivo stavolta è la Serie A.

Il condottiero dello Stirpe

FONTE: Corriere dello Sport

Il Frosinone ha inaugurato il nuovo stadio di proprietà il 28 settembre 2017, costringendo la squadra a disputare le prime due giornate di campionato al Partenio di Avellino. Eppure, il gioiello ciociaro è un’opera di vanto e orgoglio per tutto il mondo gialloblu, un impianto che è diventato un vero e proprio fortino (0 sconfitte, 8 vittorie, 4 pareggi) e che adesso vede i suoi undici gladiatori primi in classifica a +3 su Palermo e Empoli. Il successo del Frosinone (e di Longo) è dovuto in primis a una questione di continuità e maturità, che li hanno portati sul lungo a emergere dalle insidie dei campi ostici della B. Inoltre c’è da sottolineare il tasso tecnico della squadra, che oltre alla forza del gruppo – ben dieci giocatori erano nella rosa di A con Stellone – e all’effetto stadio, ha reso i ciociari una potenza del campionato. La coppia offensiva del 3-4-1-2 di Longo è composta da Dionisi e Ciofani, che insieme al trequartista Ciano rendono la giostra offensiva del Frosinone un’arma letale: un terzetto d’attacco fisico ed esperto, che con il supporto di due esterni molto rapidi (Matteo Ciofani e Beghetto) sono diventati padroni dei tanti cross che giungono in area. Il Frosinone ha una media di 12 tiri a partita, emblema del concetto di Longo di avere una squadra devota principalmente al gioco offensivo; in più, alla ricerca di ampiezza corrisponde verticalmente un gioco di sponda, e per ora il numero di assist degli attaccanti (23 totali, 16 del solo Ciano) confermano la validità di tale scelta.

Il Frosinone pare essere uno dei candidati migliori per la promozione in Serie A, traguardo che al momento si contende con altre cinque squadre, dati i sei club in un raggio di soli 10 punti. In ogni caso Longo rimane l’uomo simbolo di un Frosinone agguerrito e apparentemente insaziabile, che nei 46 gol fatti (secondo miglior attacco) rispecchia tutta la fame di successo del proprio allenatore. Un profilo giovane ma competente, che al secondo anno in una prima squadra può fare quello che molti altri grandi allenatori in Serie B (Semplici, Iachini, Zeman) hanno fatto dopo anni di carriera.