SHARE
Friburgo-Lipsia (Foto: Twitter ufficiale - @bundesliga_de)

I più odiati di Germania. È questo il titolo principale che riveste il capo del RasenBallsportLipsia, club teutonico allo stesso tempo antico e giovanissimo. È il 2009 l’anno della rinascita per la squadra della Sassonia, dopo stagioni di oblio, e allo stesso tempo quello della discordia per le altre tifoserie del calcio tedesco che hanno sin da subito inserito il neo rinato Lipsia sulla lista nera. “Il calcio si gioca per suscitare emozioni, per regalare gioie alle persone. Loro giocano per farsi pubblicità. Questa è la commercializzazione del calcio che vogliamo combattere.”, questo slogan firmato da uno dei gruppi della tifoseria organizzata del Borussia Dortmund sintetizza al meglio il sentimento che accomuna la Germania del calcio estremamente legata a storia e tradizione. Eppure nonostante tutto un passato più o meno glorioso lo ha anche il club sassone che ai tempi del VFB Lipsia fu addirittura una delle squadre fondatrici del calcio teutonico e si aggiudicò inoltre il primo titolo in assoluto di Campione di Germania, quando correva l’anno 1903.

Lipsia
RB Lipsia (Foto: Facebook – RB Leipzig)

Dopo la guerra la squadra passò però un periodo tribolato cambiando nome ripetutamente e producendo una continua caduta verso il basso fino al fallimento del 2004 che ha costretto la squadra a ripartire dall’ultima serie del calcio tedesco. Chance enorme questa per ripartire dal nulla e ricostruire una squadra degna di questo nome. La palla al balzo la coglie la Red Bull che fiuta l’affare e dopo aver conquistato città come Salisburgo e New York decide di entrare con decisione anche nel calcio che conta con la Bundesliga nel mirino.

Lipsia, l’odio dei puristi e la Red Bull della discordia

La Red Bull nel 2009 ultimò dunque l’acquisto del SSV Markranstädt, club militante in quinta divisione per poi mutare il nome in RasenBallsport Leipzig, in modo da ricreare in qualche modo l’acronimo RB tanto caro al brand austriaco. Si perchè in Germania i club non potrebbero avere nel nome quello di una multinazionale. Una limitazione alla quale fa eccezione unicamente il Leverkusen, ma la Bayer fondò il club prima dell’entrata in vigore di questa regola. La Red Bull ha dunque aggirato tale ostacolo inserendo RasenBallsport che tradotto significa letteralmente “Sport da palla su prato”. Una furbata mai troppo digerita che completa l’operazione ‘simpatia’ con il logo della multinazionale apposto sulle maglie e i colori del famigerato toro rosso ad infestare le divise da gara.

Veder retrocedere lo storico Stoccarda e salire al suo posto il Lipsia, esordiente in Bundesliga, ha fatto definitivamente storcere il naso ai puristi tedeschi che combattono ormai da anni la loro battaglia contro il club allenato da Hasenhuttl. Una vera e propria crociata contro il Lipsia alimentata da proteste più o meno plateali. Su tutte la testa di toro recapitata dai tifosi della Dynamo Dresda verso il settore ospiti in un match di coppa dell’agosto 2016. Una situazione ai limiti del paradossale che si ripercuote anche sui calciatori del Lipsia in nazionale. Piovono infatti spesso fischi sul capo del malcapitato Timo Werner quando indossa la casacca della Mannschaft.

Lipsia, compattezza e velocità: le armi di Hasenhuttl

Il Lipsia però non è solo odio e contestazione. C’è anche una squadra, peraltro molto ben allenata, alle spalle della multinazionale austriaca della discordia. I tori rossi al loro debutto in Bundesliga hanno infatti raccolto un secondo posto storico con annessa qualificazione alla Champions League, competizione nella quale hanno comunque rimediato 2 vittorie, un pareggio ed un terzo posto finale nel girone che tradotto significa Europa League. Niente male per i più odiati di Germania che nonostante un’annata di alti e bassi continuano a lottare per i piani alti della Bundes, rigorosamente alle spalle dell’irraggiungibile Bayern. La qualificazione alla prossima Champions passa proprio dal campo, lì dove la compagine di Hasenhuttl sta più o meno ripercorrendo il cammino dello scorso anno.

Lipsia
La squadra del Lipsia – FOTO: profilo ufficiale Facebook Lipsia

Dal punto di vista tattico l’abito preferito del Lipsia è un 4-4-2 classico ma tutt’altro che noioso. Tipico modulo della vecchia scuola italiana corretto e rivisitato dall’allenatore austriaco che ha saputo dare gioco ed identità ben precisa ai suoi. Il Lipsia è infatti una squadra caratterizzata da un mix di atletismo, velocità e dinamismo. Sia in fase attiva che passiva si ha un’alta intensità con un forte pressing soprattutto in quella difensiva, finalizzato a bloccare l’iniziativa avversaria sul nascere. In fase offensiva il dogma per eccellenza è la ricerca della verticalizzazione sulle punte che si allargano sulle fasce cercando in velocità di aprire gli spazi per gli inserimenti dell’altra punta o in alternativa dei centrocampisti offensivi. La manovra del Lipsia è organizzata quasi integralmente sulle fasce con sovrapposizioni continue e la costante ricerca della profondità da parte degli attaccanti che si alternano perfettamente in questo movimento offensivo. In questo senso il mix di fisicità, velocità e qualità di Poulsen e Werner si sposa benissimo con l’idea di calcio di Hasenhuttl. Per quanto riguarda il centrocampo la mediana è sorretta dalla velocità e dalla forza di Keita e Demme (o Ilsanker) che fanno da frangiflutti davanti alla difesa lasciando alle corsie il compito di impostare l’azione.

Nelle ultime uscite Hasenhuttl ha anche sperimentato gioco forza il 4-3-3 rinunciando ad una delle due punte e lanciando il velocissimo Bruma dal 1′ minuto in virtù anche dell’assenza forzata di Forsberg. Contro il Napoli dovrebbe però tornare al consueto abito tattico.

La probabile formazione contro il Napoli:

Lipsia (4-4-2): Gulacsi; Laimer, Orban, Upamecano, Klostermann; Kampl, Keita, Ilsanker, Bruma; Poulsen, Werner