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Gigi Riva

“Un mendicante ha rubato il cellulare a Gigi Riva“. Anzi, Giggi Riva. “Come, rombo di tuono?”. Il fatto non sarebbe fresco, ma la notizia si è diffusa solo nelle prime ore di mercoledì 13 febbraio: prima su Facebook, poi nei bar. Alimentando un triplice dibattito: quello del “rispetto”, per una figura che ha fatto la storia del calcio azzurro e non solo, quello – logico – delle indagini, e quello (stucchevole, che non tratteremo perché immeritevole di ulteriore spazio) riferito alle origini del ladro, o presunto tale: nordafricane. Se siete persone connesse con la realtà, capirete sin troppo bene quali implicazioni possano avere queste radici nel dibattito multilaterale nell’anno 2018.

a proposito del mio postA tutti gli amici….qualche giorno fà all'amico Gigi Riva è stato rubato da un marocchino o…

Pubblicato da Pino Serra su martedì 13 febbraio 2018

Gigi Riva e Pino Serra: la denuncia

E’ partita in rete, per voce di Pino Serra, ex dirigente del Cagliari Calcio e amico storico di Riva, che ha raccontato l’episodio sul social network, lanciando un appello perché il cellulare venga restituito al legittimo proprietario. “Qualche giorno fa all’amico Gigi Riva è stato rubato da un marocchino o Algerino…cmq nord africano), il cellulare. Il tutto è accaduto dopo che Gigi gli aveva offerto del denaro per compassione (diceva che non mangiava da 2 giorni ) apparentemente per ringraziare del gesto di generosità, abbracciò Gigi e contemporaneamente gli infilò una mano in tasca della giacca derubandolo”. Un racconto che ha immediatamente colpito gli utenti di Facebook, concluso con un appello a firma di Serra:”Gigi è disposto a offrire al povero diavolo una mancia purché torni in possesso del cellulare che non ha un gran valore economico se non i numeri telefonici contenuti in rubrica ! Vi chiedo cortesemente di collaborare per cercare di rintracciare questo …miserabile”.

Lesa maestà

Si può pensare che lo sia, se il furto è perpetrato a chi in carriera si è laureato campione d’Italia nel 1970 con la maglia del Cagliari, campione europeo nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con la nazionale italiana di cui detiene il record di marcature con 35 gol. Derubato dopo aver elargito l’elemosina a chi aveva bisogno, passando da benefattore a vittima. Certo, se furto è stato, è anche probabile che chi l’ha commesso abbia più pensato di avere davanti a sé un signore distinto, che aveva buone possibilità di “custodire” nelle sue tasche della “merce” interessante.  E pazienza se pochi istanti prima quello stesso uomo ti aveva fatto del bene. Il vero danno per Rombo di Tuono? La perdita della rubrica telefonica, con tanti contatti andati in fumo: “Che seccatura non avere più a disposizione tutti quei numeri, ne avevo memorizzati tantissimi” ha raccontato.

 

 

Richieste e chiarimenti

Ad archiviare il post di Serra, una domanda rivolta all’autore del furto: “Gigi è disposto a offrire al povero diavolo una mancia purchè torni in possesso del cellulare che non ha un gran valore economico se non i numeri telefonici contenuti in
rubrica”. Chi non sembra però convintissimo della tempistica dell’annuncio è il figlio di Riva, Nicola. Che all’Unione Sarda ha fatto chiarezza: “Come gli capita spesso, mio padre ha regalato denaro a una persona in difficoltà davanti al ristorante che frequenta regolarmente – ha raccontato- in quella occasione o forse un altro momento, ha sentito una mano in tasca ma non ci ha fatto caso. Solo quando è tornato a casa si è accorto di non avere il telefono”. Legare l’evento al furto, però, non può essere un automatismo. “L’appello non serve perché la sparizione del telefono risale a troppo tempo fa. E poi certamente quel cellulare è stato buttato via subito dopo il furto. L’unico vero problema, a parte la difficoltà di trovare sul mercato quel modello, è l’aver perso tutti i numeri della rubrica”. Insomma, il cellulare di Gigi Riva diventa un piccolo mistero: di fatto, Rombo di Tuono ha perso tutti i numeri della sua rubrica. E un piccolo, grande pezzo della sua storia. Che è anche quella del calcio italiano. Un tiro mancino al più grande sinistro d’Italia.

di Luca Guerra