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psg real madrid

I duelli, specialmente se di notte e alla luce delle stelle, sono sempre le sfide più appassionanti. Anche quando si tratta di confronti in due tempi, con ognuno dei due contendenti a visitare casa dell’altro nell’ottica della più assoluta parità di condizioni. E sebbene in molti asseriscano che in Champions League giocare il ritorno in casa è un vantaggio, spesso questa teoria è stata confutata dagli episodi e dalle bizze di un gioco che è meno opinione della matematica. Ancor di più quando si tratta di un ottavo di finale tra il Real Madrid e il Paris Saint Germain, rispettivamente la squadra con il palmares europeo più vistoso e il club con più ambizione del momento alla ricerca dell’ultimo salto di qualità nel continente. Il doppio incrocio tra spagnoli e francesi, sulla carta il più avvincente della fase attuale, non è però soltanto stimolante per il valore delle due squadre, ma è carico di tensioni gonfiate fino all’inverosimile da ambo i lati.

Da quando ha allargato le sue porte e raccoglie tra i suoi contendenti non soltanto i campioni delle leghe europee, la Champions League è diventata qualcosa di più di un trofeo. Il suo prestigio e la sua luminosità l’hanno resa talmente luccicante da far dimenticare a tante squadre che esiste anche il campionato. Come non citare l’Arsenal qualificato agli ottavi per quindici anni consecutivi mentre in campionato non riusciva più a trionfare? O il Milan di Carlo Ancelotti, che spesso vegetava in Italia e poi piazzava la zampata vincente in Europa, spinto dalle luci della ribalta. In questo contesto Real Madrid e Paris Saint Germain hanno lo stesso obiettivo. Gli spagnoli in campionato sono ormai fuori dai giochi e sono stati eliminati anche in Coppa del Re. I francesi hanno un motivo totalmente diverso: la loro condizione di despoti illuminati in Ligue 1 li ha resi già campioni virtualmente con mesi di anticipo, ma dopo l’acquisto di Neymar Jr e Kylian Mbappé sono praticamente auto obbligati a confermare la loro forza anche al di là delle Alpi. Passare ai quarti di finale di Champions sarebbe per entrambi l’unica via per continuare ad onorare una stagione che, per ragioni opposte, non ha praticamente più senso.

Real Madrid-PSG, il confronto tra Emery e Zidane

Ancora scottato dal 6 a 1 rimediato a Barcellona nel marzo 2017, Unai Emery è consapevole che una vittoria in Francia è una formalità così evidente da non riconoscergli praticamente niente. Prima di lui Laurent Blanc aveva vinto a mani basse in patria ed era stato licenziato per ingaggiare il tecnico basco, esperto di competizioni europee con il Siviglia, campione dell’Europa League per tre volte consecutive. Ma visto che la Champions è una competizione più pesante, dove i nervi saldi contano più del talento e dei soldi, il primo tentativo è fallito amaramente. Adesso Emery non ha altra scelta se vuole essere riconosciuto come un tecnico di valore assoluto. La sola conferma del suo ottimo operato arriverebbe alzando la grande coppa a Kiev a fine maggio, e non prima.

Per Zidane la situazione è simile ma paradossale. Vincitore di due Champions League senza mai dare un gioco fluido al suo Real, il francese sembrava essere in possesso di una macchina perfetta ad agosto scorso. Poi, qualcosa si è inceppato e la Champions è diventata l’unica ragione di entusiasmo per i madrileni. Da campione in carica è stato aspramente criticato per il rendimento dei suoi, che dipendono troppo da un Luka Modric e un Cristiano Ronaldo in fase calante per motivi anagrafici. Non arrivare ai quarti porrebbe fine alle velleità madridiste a marzo. E, conoscendo Florentino Perez e l’isterismo del Bernabeu, per Zidane verosimilmente cadrebbe la notte.