SHARE

L’Europa League è sempre al centro di forti polemiche, dai calendari al livello delle squadre impegnate nella competizione, fino ad arrivare al quantitativo economico messo in palio, irrisorio se paragonato a quello della Champions League. Al dispendio di energie fisiche dunque non corrisponde un adeguato ritorno ma, superata la fase a gironi, la Coppa di serie B mostra il proprio valore nascosto, insito interamente nelle schegge impazzite che mettono a rischio ogni anno il percorso delle big in gara.

In casa Napoli ci si ricorda bene del Dnipro, che impedì a Benitez di realizzare qualcosa che lo avrebbe posto nella storia recente del club azzurro: conquistare una finale europea. Dall’1-1 del ‘San Paolo’ all’1-0 della gara di ritorno, con polemiche per una rete in fuorigioco e tanta amarezza. La scheggia di quest’anno viene dalla Svezia e, dopo aver terminato al quinto posto lo scorso campionato di Allsvenskan, si gioca le proprie carte in Europa League. Ecco l’Östersunds, secondo nel gruppo J alle spalle dell’Atletico Bilbao, unicamente per la differenza reti.

Europa League, il lungo percorso dell’Östersunds

Il cammino in Europa è stato lungo e tormentato, con la prima sfida datata 13 luglio 2017, in casa contro il Galatasaray, travolto con un netto 2-0. Gli svedesi hanno saputo però farsi rispettare anche in Turchia, con un 1-1 che è valso la qualificazione alla fase seguente. Meno probante la prova contro il Fola, squadra lussemburghese, almeno sulla carta. Vittoria di misura svedese in casa e un più che combattuto 1-2 al ritorno. Le piccole non hanno nulla da perdere e lasciarsi battere facilmente non è nella loro natura. Inoltre quando si è piccoli, come una società nata nel 1996, non ci si può permettere il lusso di sottovalutare nessuno. Arriviamo dunque ad agosto, e per la prima volta la sfida iniziale si gioca fuori casa. Il Paok fa sua la gara con un 3-1 che pare aver chiuso i giochi. L’Östersunds avrebbe bisogno di un 2-0 per passare il turno e ce la fa, imponendosi con tale risultato tra le mura domestiche.

Una vera e propria favola che l’Östersunds ha portato avanti anche nella fase a gironi. Pronti, via ed è subito vittoria per 0-2 in casa dello Zorya. Abbattuto di misura anche l’Hertha (1-0), per poi fronteggiare in casa il Bilbao, che deve riconoscere la forza del nemico, fermandosi sul 2-2, per poi imporsi di misura in casa (1-0). E’ questa l’unica sconfitta dell’Östersunds, che ha in seguito battuto nuovamente lo Zorya e pareggiato contro l’Hertha, per poi constatare con amarezza che per una rete i baschi sarebbero andati al prossimo turno come primi del girone. Un gol pesante, dal momento che, da seconda, la squadra svedese si ritroverà stasera faccia a faccia con l’Arsenal di Wenger.

Europa League, Östersunds-Arsenal: la favola dell’operaio Curtis Garry Edwards

Il campionato per l’Östersunds è terminato a novembre e ripartirà ad aprile. La squadra però ha altri impegni da fronteggiare, dando dunque un senso ai propri allenamenti. Tra febbraio marzo infatti ci sarà da disputare la Coppa di Svezia, ma intanto ecco la montagna Arsenal. Il primo match si disputerà tra le mura amiche, proprio come piace al gruppo di Potter, che potrebbe trovare il giusto incantesimo per imbrigliare gli inglesi, giocandosi il tutto per tutto nello spettacolare Emirates Stadium. Uno stadio dei sogni, come quello che accarezzato da anni da uno degli uomini più rappresentativi di questa squadra, Curtis Garry Edwards. Centrocampista classe ’94, inglese, che dal 2016 vive in questa cittadina di 50mila anime circa. Nato a Middlesbrough, segue la trafila nelle giovanili del club, fin dagli 11 anni, senza però mai riuscire ad approdare in prima squadra. Gli anni passano, alternando brevi tentativi con il Darlington, lo Spennymoor Town e il Thornaby, dove suo padre era assistente allenatore. Ha vestito la casacca di questo club per tre volte, impegnandosi intanto come operaio edile per garantirsi uno stipendio. L’ultima volta è nella stagione 2015-16, durante la pausa della Division 3 svedese. Nel 2015 infatti Edwards decise di trasferirsi a Ytterhogdal, nella Svezia centrale, dove però è impossibile giocare d’inverno, e così ecco un breve ritorno a ‘casa’ durante la sosta.

Al suo ritorno però Brian Wake, allenatore inglese dello Ytterhogdal, proveniente dalla stessa zona dell’Inghilterra, quella Nord-Est, gli presenta un altro connazionale, Graham Potter, che dal 2011 allena l’Östersund. Rosa corta e necessità di giocatori per un’amichevole. Un provino, l’ennesimo per Edwards, che si guadagna un contratto e un posto nella storia del club. Quell’anno infatti il club disputa la sua prima stagione nell’Allsvenskan (prima categoria), e pochi mesi dopo solleva la Coppa di Svezia. Una vita vissuta per il calcio, senza poter ignorare la passione per questo gioco. Stasera l’Arsenal sarà in Svezia, faccia a faccia con due figli inglesi, pronti a dar via l’anima per tenere viva la fiamma del proprio sogno.

di Luca Incoronato