mercoledì, Gennaio 19, 2022

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Gattuso e i segreti del “nuovo” Milan: corsa, grinta e solidità

Il 3 dicembre, data dello storico Benevento-Milan 2-2, sarà ricordato come la fase più critica del Milan di questa stagione. Un pareggio che ha pesato quanto una sonora sconfitta, seguita da una vittoria contro il Bologna (in casa) e una successiva sconfitta a Verona. Considerando la disfatta di Reijka (0-2), il Milan di Gattuso era in una fase incontestabilmente tragica e, tra accuse reciproche e perplessità dei tifosi, la scelta del nuovo allenatore era già stata bollata come un “errore”. Ma dopo il tonfo interno con l’Atalanta è arrivato il gol di Cutrone nel derby di Coppa Italia, a cui si sono aggiunti, in seguito, ben 10 risultati utili consecutivi che hanno rialzato le quotazioni del Milan. Che ora si parli di Champions League e traguardi importanti nelle varie coppe è solo frutto della buona volontà del lavoro di Gattuso, arrivato in un momento in cui la curva dell’onore e della credibilità avevano toccato sfere mai così basse, ma che con dedizione e lavoro è riuscito a riaprire la speranza per quello che si credeva perduto. Nonostante fosse necessario, il nuovo mister ha dovuto puntare su un gruppo stabile di titolari escludendo alcuni elementi (Zapata, Musacchio, Montolivo), ma i frutti del nuovo corso stanno arrivando grazie al contributo di tutti. Con Gattuso, in questi 10 incontri risolutivi, sono riemersi singoli importanti come Calabria e Calhanoglu, si sono consolidati i progressi della coppia Bonucci-Romagnoli e in attacco ai soliti Bonaventura e Suso si è affiancato l’exploit di Cutrone. Tanti soldati che hanno costituito uno schieramento agguerrito e motivato, figlio di un’accorto lavoro atletico e di una filosofia di gioco limpida e apprezzata. Se il Milan oggi è ancora in corsa su tre obbiettivi, i meriti sono soprattutto di Gattuso, condottiero caparbio e uomo sincero.

Il nuovo/vecchio modulo di Gattuso

Al suo arrivo a fine novembre, Gattuso rilevò la squadra che fino a qualche ora prima, in maniera assolutamente insufficiente, era stata di Vincenzo Montella. L’ex allenatore del Diavolo aveva impostato il suo Milan con un poco convincente e molto confuso 3-5-2, una formazione in cui erano emerse ampie difficoltà in zona gol e una fase difensiva particolarmente lacunosa. Adesso, invece, il Milan di Gattuso sembra aver trovato solidità e cinismo grazie al modulo scelto proprio da Montella per riportare i rossoneri in una competizione europea, il 4-3-3 del settimo posto nella scorsa stagione. Gattuso ha progressivamente introdotto nell’11 titolare Calhanoglu come esterno alto a sinistra (con Montella faceva la mezzala) e stabilito Calabria come definitivo titolare della fascia destra, cementando la coppia Bonucci-Romagnoli in difesa e cristallizzando Bonaventura nel ruolo di mezzala.

Bonaventura
Con Gattuso in panchina, “Jack” Bonaventura ha totalizzato 1266 minuti di gioco.

Con i tre attaccanti, l’ex allenatore del Pisa ha trovato una soluzione molto più dinamica rispetto alla molle staticità che aveva fatto piovere accuse e critiche al parco attaccanti rossonero con Montella. Cutrone, ma anche Kalinic e Silva, si muovono molto di più e al contempo appaiono più presenti in area: la nuova dimensione offensiva del Milan prescinde dal sacrificio dei singoli e da una costante partecipazione dei centrocampisti. Non a caso, il secondo gol alla Lazio, il secondo a Cagliari, l’ultimo alla Sampdoria, sono marcature firmate da un centrocampista – Bonaventura e Kessiè – che si inseriscono in area per raccogliere la sponda degli attaccanti. Da notare che con Gattuso sono già 6 le reti dei centrocampisti (Kessiè 2, 1 Biglia e 3 Bonaventura) mentre con Montella, a parte i rigori di Kessiè, aveva segnato solo Montolivo in Lazio-Milan 4:1. In più, è evidente che il lavoro di Gattuso sta valorizzando anche gli esterni sia difensivi che offensivi, dato che i movimenti a rientrare dei vari Suso, Calhanoglu o anche Bonaventura, muovono parecchio le linee avversarie e premiano le sovrapposizioni di Calabria o Rodriguez. La spinta laterale è un motivo fondamentale del nuovo gioco rossonero, la cui l’impostazione si sviluppa inizialmente o dai centrali (Bonucci) o dall’arretramento difensivo del regista (Biglia) e poi prende forma dal sopracitato movimento degli esterni alti e bassi. In questo modo, il Milan ha segnato 20 reti e subendone 14.

Il modulo con cui il Milan ha raggiunto la Sampdoria al sesto posto e messo nel mirino la zona-Champions a -8: il 4-3-3 di Gattuso ha portato al Milan 21 punti.

La valorizzazione dei singoli

Nell’ottimo lavoro compiuto da Gattuso da dicembre a febbraio, sono risultati allucinanti le prestazioni di Davide Calabria, uno che con Montella, seppur giovane e “scusato”, difficilmente finiva tra i migliori in campo. Invece, con Gattuso, il terzino del vivaio rossonero ha vissuto un’evoluzione senza precedenti, che ha favorito il suo aumento del minutaggio e i decibel degli applausi di San Siro.

La heatmap di Davide Calabria contro la Lazio, una partita in cui il terzino è stato oggettivamente insuperabile e onnipresente.

Contrariamente a quello che ci si aspettava, Calabria è maturato come terzino moderno, con migliorate qualità offensive e un’accorta scaltrezza in fase difensiva. Insieme a lui tutto il gruppo rossonero è apparso motivato, fiducioso di sè e mentalmente pronto ad affrontare con la mentalità vincente ogni tipo di partita: per la prima volta in stagione, con Gattuso il Milan ha battuto tre avversari più avanti in classifica, ovvero Inter, Lazio e Sampdoria. Alla vigilia di un bimestre di fuoco (trasferte a Roma e a Torino, derby il 4 marzo e turni eliminatori delle coppa) il San Siro rossonero può contare su una sfera di calciatori che da un lato hanno riacquisito il valore che avevano prima di approdare a Milano – Bonucci su tutti, ma anche Calhanoglu e Biglia – e dall’altro sono migliorati fino a raggiungere un definitivo livello da squadra di alta classifica. E’ il caso del già citato Calabria, ma anche di Romagnoli e Kessiè, quest’ultimo diventato un factotum della mediana rossonera e vertebra encomiabile del sistema rossonero. Eppure, fra tutti, quello a cui ha giovato maggiormente la cura-Gattuso è stato Cutrone, che con Ringhio in panchina ha aggiunto al suo score 4 gol diventando il centravanti titolare de facto.

Insomma, il Milan di Gattuso ha saputo ritrovare il filo conduttore che Fassone e Mirabelli si aspettavano in agosto, quando al fronte di quasi 200 milioni di campagna acquisti avevano pronosticato un Milan in Champions League. Probabilmente la massima competizione europea non è così alla portata, eppure, il -8 dalla Lazio quarta fa gola, e le porte ancora aperte in Coppa Italia e Europa League sono speranze meno flebili del campionato. Qualora Gattuso dovesse fallire nel raggiungimento della Champions League, l’ex allenatore del Palermo sarebbe comunque elogiato per la sua fondamentale riqualificazione dell’organico rossonero, i cui interpreti si sono evoluti da oggetti misteriosi a certezze di una squadra finalmente attraente .

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