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Zenit San Pietroburgo, Lokomotiv Mosca e CSKA Mosca sono arrivate allo stesso step raggiunto da Atletico Madrid, Borussia Dortmund e Arsenal: un progresso in Europa che ha portato a un nuovo e coinvolgente cammino dei club nei meandri di una competizione che manca a una squadra russa dal 2008. Quella volta fu lo Zenit di Dirk Advocaat a portare il trofeo in Russia, incastrando il primo vero tassello blasonato in un puzzle calcisticamente spesso denigrato. Invece, da quest’anno, la presenza di una triade russa agli ottavi di Europa League ha contribuito ad ampliare il raggio evolutivo di un movimento in forte ascesa: lo stesso che a giugno ospiterà in 11 impianti avanguardisti i prossimi Mondiali. Ma tale progresso non sarebbe potuto avvenire se alla sua base non esistesse un miglioramento del torneo nazionale, la Prem’er Liga russa.

Russia: stadi, soldi, e magnati

Dopo il già citato sussulto dello Zenit nella competizione continentale, le attenzioni europee si sono successivamente spostate su un piccolo club russo. L’Anzhi di Machačkala venne acquistato da un azionista di Gazprom, Sulejman Kerimov, che trasformò la deserta e abbandonata città della Russia dell’est in un polo di ex top player e medio grandi stelle del calcio di allora. All’Anzhi Arena arrivarono Roberto Carlos, Eto’o, Willian, Zirkov, Lassana Diarra: tutti giocatori che poi abbandonarono il faraonico progetto del magnate russo appena questi decise di chiudere i rubinetti nel 2013, lasciando che l’Anzhi tornasse lentamente nel suo insignificante mondo di bassa classifica. Eppure, l’esperienza dell’Anzhi è significativa per evidenziare come il mondo calcistico russo viva di personaggi, intesi come magnati, che si sanno lasciar coinvolgere dal pallone che rotola. E visto che anche la Gazprom, società di distribuzione gas-energetica, è uno dei main sponsor della UEFA Champions League, le fondamenta economiche della Prem’er Liga di certo non mancano. Il finanziamento degli stadi in Russia ha coinvolto la Federazione e i club: lo Zenit, ad esempio, ha costruito l’innovativa Saint Peterburg Arena per sostituire il fatiscente vecchio impianto dello Stadio Petrinskij. L’ampliamento del pacchetto infrastrutture per i mondiali estivi ha dato un notevole incentivo al miglioramento ambientale del la Prem’er Liga e della Rossijskij Futbol’nyj Sojuz (la F.G.I.C. russa), che dopo il torneo intercontinentale vedrà ben 6 nuovi stadi per i propri club di cui, tuttavia, solo uno per la massima categoria.

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Se non altro, il cospicuo rigiro economico che sta precedendo e che seguirà il Mondiale creerà un bel malloppo di opportunità per la Prem’er Liga, i cui progetti calcistici dei vari club hanno già assunto un valore continentale di mirabile rispetto. Un sintomo palese è la straordinaria impresa di tre club russi che hanno superato il primo turno eliminatorio, sconfiggendo tra l’altro il Nizza, la Stella Rossa di Belgrado e il Celtic. E pensare che ai sedicesimi le squadre di Prem’er Liga erano ben 4, ma lo Spartak Mosca di Massimo Carrera è stato eliminato dall’Athletic Bilbao.

Da Mosca a San Pietroburgo

Le tre squadre che andranno agli ottavi di Europa League sono due club di Mosca, la Lokomotiv e il CSKA, e lo Zenit San Pietroburgo. Complessivamente, il valore delle tre rose è di 293,53 €, un totale notevole considerando che a differenza dei club inglesi o italiani, la maggioranza dei calciatori stranieri non supera mai la metà dell’organico complessivo. Il dato è figlio soprattutto della criticata scelta della Federazione Russa si introdurre la regola del 6+5 riguardo ai giocatori stranieri, la clausola per cui non possono essere schierati più di sei giocatori nell’XI titolare di una squadra di prima divisione. Infatti, nel campionato russo la percentuale di stranieri nel totale dei roster è di 38,4%, a cui vanno aggiunti i 9 allenatori non russi su 16, di cui due italiani. Eppure, i giocatori internazionali, che da una parte elevano il livello del campionato russo, dall’altra non sono sempre i migliori, visto che nella classifica marcatori primeggiano due russi (Kokorin, Smolov) e un olandese (Promes).

Pertanto, il progresso di risultati compiuto dai tre club  è maturato grazie a un blocco di giocatori non russi, accompagnati, ovviamente, da dei profili nazionali decisamente accattivanti. Per esempio, nella sfida d’andata tra Nizza e Lokomotiv Mosca, la vittoria esaltante degli ospiti è stata finalizzata dal centrocampista brasiliano Manuel Fernandes, una vita in Europa tra Benfica, Valencia e Everton e recentemente cercato dall’Inter nel mercato di gennaio. Sempre nella Lokomotiv giocano insieme l’eroe portoghese della finale di Parigi Eder e l’ex stella dello Schalke Farfan; nell’altro club di Mosca, il CSKA dei pilastri della Nazionale Dzagoev e Akinfeev, ha nell’esterno destro Vitinho il suo maggior marcatore (9 reti in 32 partite). Per quel che riguarda lo Zenit, che in Europa è uno dei due club russi ad avere un tecnico straniero (l’italiano Mancini allo Zenit e il bielorusso Hančarėnka a Mosca), la sfilza di giocatori di blasone internazionale è di gran lunga il più ampio della Prem’er Liga. In estate, la creazione di un cospicuo blocco argentino (Nicola Rigoni, Sebastien Driussi, Leo Paredes) ha contribuito all’eccellente risultato europeo della formazione dell’ex tecnico dell’Inter, dato che i sudamericani hanno portato un bottino di 14 gol al club di Sergey Fursenko. Tuttavia, il vero nucleo realizzativo della squadra russa nasce dai figli del calcio locale, che allo stato pratico corrispondono ai nomi di Kokorin e Dzuba, due talenti di estremo interesse tecnico che stanno trascinando lo Zenit alla rincorsa della Lokomotiv al primo posto in Prem’er Liga.

La dimensione ideale

Il progresso tecnico raggiunto da queste squadre è un exploit sportivo assolutamente simbolico nell’anno del Mondiale, che certifica da un lato il miglioramento del dato storico e dall’altra l’evoluzione tecnica delle squadre russe. Infatti, nelle recenti edizioni dell’Europa League, agli ottavi la Russia era rappresentata nell’ultimo anno da due club (Rostov e Krasnodar), nessuna nella stagione 2015-2016 ( ma c’era lo Zenit agli ottavi di Champions League) e ancora due nella stagione 2014-2015, in cui lo Zenit arrivò addirittura ai quarti di finale. Quindi, oggettivamente, l’evoluzione del sistema calcistico in Russia è un processo che muove da uno zoccolo duro di un paio di club, lo Zenit e a giro una squadra di Mosca o il Krasnodar; se la Champions League è ancora un universo a certi livelli troppo occulto per le possibilità dei club della Russia, l’Europa League è una dimensione continentale in cui le squadre della Prem’er Liga possono rafforzare la propria visibilità internazionale. E dopo i mondiali, sarà ancor più lecito aspettarsi altri attimi di beatitudine dalle squadre russe.