Enrico Brignola, i riflettori di San Siro sul talento del Benevento

Enrico Brignola, i riflettori di San Siro sul talento del Benevento

Tanti complimenti, zero punti e una classifica sempre più deficitaria dopo le vittorie delle due principali rivali in lotta per la salvezza (Verona e Spal). L’ennesimo weekend da dimenticare per il Benevento di Roberto De Zerbi stavolta è stato parzialmente mitigato dagli elogi piovuti un po’ da tutti gli addetti ai lavori per la prestazione offerta. Una squadra capace per un’ora abbondante di tenere in scacco l’Inter, mettendone a nudo tutti i difetti evidenziati in questo periodo poco brillante. Luci a San Siro soprattutto per Enrico Brignola, giovane talento classe ’99, tra i migliori in campo fino alla rete di Skriniar; tecnica, corsa, disponibilità al sacrifico tattico, numeri d’alta scuola. Niente male per un giocatore con alle spalle poche presenze con i professionisti. L’esordio in Serie A il 3 dicembre scorso, quando il quasi omonimo Brignoli aveva costretto il Milan al pareggio regalando alle Streghe il primo storico punto nella massima serie dopo un record negativo di 14 sconfitte consecutive. Abbagli e speranze per l’ennesimo ragazzo del nostro calcio che mostra di possedere tutte le carte in regola per costruirsi una carriera di tutto rispetto, ben allenato a custodire il proprio talento senza sprecarlo per strada. La sua crescita, già sotto gli occhi di tutti, si è definitivamente rivelata sul palcoscenico più importante, lasciando intravedere ampi margini di miglioramento in quasi tutti i fondamentali. Difficile che il Benevento riesca a salvarsi, molto più probabile sia comunque riuscito a lasciare un’importante eredità da amministrare con cura.

Le sliding doors del giovane Brignola

Chi si aspettava Perisic o Candreva è rimasto ancora una volta deluso. Brignola ha letteralmente rubato la scena ai più quotati avversari. Una partita di assoluto livello, infarcita di colpi estemporanei ed errori che denotano ancora la sua poca esperienza. Baricentro basso, ottima difesa della palla spalle alla porta, sinistro educatissimo, il numero 99 del Benevento è stato un iradiddio muovendosi come una trottola impazzita lungo il fronte d’attacco assieme al brasiliano Guilherme nel 4-2-3-1 disegnato da De Zerbi. A mancare, quasi sempre, la capacità di fare la scelta giusta in base al momento dell’azione; particolari che alla lunga hanno fatto la differenza rispetto a una squadra come l’Inter, cinica e spietata quando serviva. Due le azioni che più di tutte raccontano ciò che poteva essere e non è stato. Al 36’ del primo tempo, con il punteggio ancora fermo sullo 0-0, Brignola riceve palla a metà campo, punta Ranocchia e Cancelo riuscendo a incunearsi tra loro in velocità, arriva quasi sul fondo, ma sbaglia cercando Coda al centro dell’area piuttosto che premiare l’inserimento senza palla dell’accorrente Guilherme. Ma è al 12’ della ripresa che il nome di Brignola potrebbe scrivere la storia del match, se soltanto Coda non concludesse alto da buona posizione. Spalle alla porta, pressato da d’Ambrosio, l’esterno mantiene il possesso convergendo verso il centro, alza la testa e si inventa un passaggio in verticale per il suo compagno d’attacco che davanti ad Handanovic non riesce a capitalizzare. Una giocata, quella di Brignola, in cui è riassunto tutto il meglio del repertorio e del potenziale a disposizione del ragazzo nato a Caserta. La dimostrazione lampante di tecnica e sfrontatezza giovanile cui è mancato solo il sigillo finale. Peccati veniali in grado di incidere ancora una volta pesantemente sul risultato. Peccati che costringeranno i campani a battere il Verona nella prossima giornata. L’unico modo per continuare a cullare il sogno salvezza e giocarsi le residue possibilità sempre attraverso la costante ricerca del gioco come esige l’allenatore.

Una preziosa eredità

Anche se il nome di Brignola non compare nella lista dei convocati dal neo ct Gigi Di Biagio per lo stage di preparazione alle due amichevoli di marzo con Argentina e Inghilterra, è chiaro come quello del talento cresciuto nel Benevento lanciato da De Zerbi sia uno dei profili più interessanti emersi fin qui nel nostro campionato. Pupillo di Bruno Conti, al pari di Daniele Verde, ha vestito per una stagione la maglia degli Allievi giallorossi, facendo ritorno in Campania l’anno successivo; curioso notare come nell’annata culminata con la storica promozione in A, Brignola sia sceso in campo solo una volta, per poi esplodere in quella in corso dopo l’esonero di Baroni. Due gol, due assist, ma soprattutto quella continuità fondamentale per un ragazzo che ha bisogno di fiducia. La stessa che una società come il Benevento può garantirgli senza l’assillo dei risultati. Perché una cosa è certa: meglio 20 partite consecutive in una piccola, che 20 spezzoni in una pseudo grande.